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Mafie News

Vice Unicredit favorì imprenditore vicino a Cosa nostra

palenzona fabrizio 2Rapporti privilegiati per coprire un “buco” di 65 milioni
di Miriam Cuccu
Fabrizio Palenzona si sarebbe prodigato per far “accelerare” l'approvazione del piano di rientro del gruppo di Bulgarella. È l'intercettazione telefonica tra due manager bancari indagati a tirare in ballo il vicepresidente di Unicredit, accusato di aver favorito l’imprenditore trapanese Andrea Bulgarella. “Il sostegno e il coinvolgimento diretto di Fabrizio Palenzona – scrivono i pm di Firenze la cui inchiesta ha portato ieri a dieci arresti per reati finanziari, alcuni con l’aggravante del favoreggiamento a Cosa nostra – nel processo di approvazione da parte di Unicredit del piano del Gruppo Bulgarella emerge anche nella conversazione intercettata il 22 aprile scorso, ore 19.58, in cui Tiziano Piemontesi alle perplessità mosse da Edoardo Verardi (dirigente Unicredit, ndr) circa l'improvvisa accelerazione data alla pratica, ritiene che 'l'urgenza' sia stata indotta da Palenzona che ha sollecitato Fossati". "... No che non ho bisogno adesso ... – è il contenuto dell’intercettazione trascritta – domani mattina quando leggo se ho qualche punto ti spacco i maroni di mattina presto e me le mandi ... tu sei sempre convinto di venire in comitato e non fare la tua visita ... (...)okay ... okay! a me sembra corretto tu il ... tu anteponga i tuoi ... le sue ... no tu non capisci perchè una vera urgenza non c'è se non ... il fatto che probabilmente Palenzona ha di nuovo chiamato Fossati e lui".
Le accuse contestate sono associazione a delinquere finalizzata alla truffa, all'appropriazione indebita e al reimpiego di capitali di provenienza illecita. Al centro dell’inchiesta ci sarebbe una rete di fiancheggiatori collegata alla latitanza del boss Matteo Messina Denaro, imprendibile da vent’anni.

“Vantaggi reciproci” tra Bulgarella e la mafia trapanese
Bulgarella è indicato dai pm come punto di riferimento di Cosa nostra, descritto dal pentito Giovanni Brusca come uomo “a disposizione”. Non solo. L’industriale pisano di adozione avrebbe anche rapporti d’affari con Girolamo Bellomo, imprenditore siciliano e marito della nipote di Messina Denaro, Lorenza, figlia di Rosalia Messina Denaro e di Filippo Guttadauro, fratello dell'ex boss di Brancaccio Giuseppe Guttadauro. La donna, ad ogni modo, risulta estranea all’inchiesta coordinata dalla Dda di Firenze.
bulgarella andrea cantiere frati bigi pisaA quanto risulta, Bellomo è titolare di una ditta di forniture alberghiere, e avrebbe stretto rapporti con Bulgarella, il quale ha costruito sia a Pisa che al Nord Italia una serie di hotel e centri direzionali.
Bulgarella fin dagli anni ‘90, attraverso le società del suo gruppo, “appare aver investito e continuare ad investire in attività economiche – è quanto scrivono nel decreto di perquisizione il procuratore Giuseppe Creazzo, il sostituto procuratore generale Alessandro Crini e la sostituta della Dda Angela Pietroiusti – prevalentemente acquisti, ristrutturazioni e gestione di alberghi in Toscana, ingenti capitali da lui accumulati grazie ai vantaggi ottenuti da rapporti con l'associazione mafiosa trapanese”. “Tali rapporti hanno consentito a Bulgarella” e di conseguenza al clan di Messina Denaro “di conseguire reciproci vantaggi, consistiti per il Bulgarella, attraverso la sua condivisione nei propositi di infiltrazione della cosca nell'attività economico-imprenditoriale, del settore dei calcestruzzi, di non trovare ostacolo alcuno e di avere un trattamento di favore, inizialmente nel settore delle costruzioni e degli appalti e successivamente in quello turistico-alberghiero, soprattutto quando ha trasferito i suoi interessi in Toscana". Da parte sua il clan avrebbe tratto beneficio, si legge ancora, “nel rapporto e nelle elargizioni che l'imprenditore trapanese ha avuto con Luca Bellomo, nipote acquisito di Matteo Messina Denaro”. Ma il doppio filo che legava Bulgarella a Cosa nostra non gli ha permesso di salvarsi dal “buco” finanziario di 65 milioni di euro. Ed è proprio qui che sarebbero entrati in scena Palenzona e Unicredit.

“Rapporto privilegiato” con Unicredit
L’imprenditore trapanese, infatti, “sin dal giugno dello scorso anno, insieme al socio Federico Tumbiolo (ugualmente indagato, ndr) è riuscito a instaurare un rapporto privilegiato con Banca Unicredit” così da abbattere il debito contratto. E per farlo cerca in più occasioni di stringere “rapporti con Fabrizio Palenzona”. Infatti, scrivono ancora i pm, “dal 21 giugno 2014  sono state rilevate una numerosa serie di comunicazioni intercorse inizialmente fra Bulgarella e il socio Tumbiolo, finalizzate, con l'intermediazione di Giuseppe Sereni, all'allacciamento di rapporti con uno dei vertici di Unicredit spa, individuato in Fabrizio Palenzona e nel suo faccendiere Roberto Mercuri (cognato di Palenzona e suo assistente, ndr) allo scopo di superare la valutazione sostanzialmente negativa sull'affidabilità finanziaria del gruppo imprenditoriale tosco/siciliano, manifestata, almeno in un primo tempo, da alcuni dirigenti dell'istituto quali Edoardo Verardi, Sebastiano Musso, Fernando Brandi e Stefano Laurina, in quanto di impedimento all'approvazione di una complessa manovra di ristrutturazione del debito maturato dal Gruppo Bulgarella nei confronti di Unicredit spa".
unicredit palazzoTutto inizia con una serie di considerevoli investimenti che il gruppo Bulgarella effettua a partire dal 2005 in Toscana (tra i più pesanti l’acquisto del Grand Hotel Palazzo di Livorno) che alla fine del 2014 porterà all’accumulazione di un debito pari a 150 milioni, di cui 60 solo con l’Unicredit. All’inizio, secondo le indagini, è la Banca di Credito Cooperativo di Cascina (Pisa) a venire in soccorso dell’imprenditore trapanese, grazie anche al contatto con il direttore Vincenzo Littara. L’istituto di credito avrebbe concesso scoperture e operazioni rischiose sui conti delle società del gruppo presso la Bcc, mentre da parte sua Bulgarella si sarebbe impegnato a garantire soggiorni gratuiti a Littara, amici e familiari presso le proprie strutture alberghiere siciliane. Il “do ut des” si interrompe però tra il 2013 e il 2014, quando il nome dell’imprenditore finisce nella lista della Centrale di rischi di Bankitalia e la Bcc subisce un’ispezione che porta poi al commissariamento dell’istituto di credito.
Da qui sarebbe iniziato l’avvicinamento a Unicredit, allo scopo di ottenere un ridimensionamento dell’esposizione debitoria del gruppo Bulgarella. Avvicinamento al quale inizialmente la banca si oppone, ed è proprio per questo che l’imprenditore decide di contattare direttamente Palenzona e Mercuri. “Il dott. Palenzona neppure conosce la persona che sarebbe stata, secondo gli inquirenti, da lui favorita” ha dichiarato Massimo Dinoia, legale del vicepresidente di Unicredit. Per la Dda di Firenze, invece, Palenzona sapeva eccome.

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