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Processo Mannino, mafia e appalti: la verità sul ruolo del Ros

mannino-calogero-web1di Lorenzo Baldo - 8 ottobre 2014
Palermo. Eccola la verità sul noto rapporto del Ros denominato “mafia e appalti”. Una verità che per il pm Roberto Tartaglia fa finalmente luce sulla gestione “letteralmente agghiacciante” di quella “sporca operazione” che il Ros dei primi anni ’90 “ha giocato dietro Mafia-appalti, anche al fine di coprire Mannino”. Dopo tanti anni di roventi polemiche, di attacchi trasversali nei confronti della Procura di Palermo, accusata di avere tolto i nomi dei politici (tra cui quello di Mannino) dall’informativa dei Carabinieri, i tasselli mancanti vengono messi al loro giusto posto. Davanti al gup Marina Petruzzella il magistrato illustra quello che prima era stato un “cavallo di battaglia difensivo, anche per negare il contatto iniziale Mannino-Ros” e che, “paradossalmente diventa un boomerang probatorio”. Nella sua minuziosa e puntuale requisitoria il pm spiega come questa arma difensiva si sia convertita in un effettivo elemento di “prova ulteriore” relativo alla “stabilità” ed alla “illiceità” del rapporto tra il Ros e Mannino. “Oggi – sottolinea Tartaglia – sappiamo che Subranni e il Ros non hanno denunciato Mannino all’Autorità giudiziaria, ma che anzi, imbattutisi nella posizione di Mannino nel corso della loro indagine, con delle intercettazioni telefoniche, hanno commesso gravissimi reati di falso e favoreggiamento e lo hanno coperto dalle indagini della Procura di Palermo per 19 mesi e cioè fino a quando, dopo le fughe di notizie sull’informativa autentica finita sui giornali, non ne hanno potuto fare a meno e l’hanno depositata in versione ‘piena’ per evitare di essere arrestati!”.

Quelle vecchie carte
Ma come si è arrivati a poter ricostruire una tra le vicende più spinose della Procura di Palermo?
Il dott. Tartaglia è andato a ripescare una relazione redatta dall’allora Procuratore di Palermo Giancarlo Caselli datata 5 giugno ’98 dal titolo alquanto esplicito: “Relazione sulle modalità di svolgimento delle indagini-mafia-appalti negli anni 1989 e seguenti”. Il pm evidenzia che una copia di questa relazione è stata consegnata personalmente da Caselli alla Commissione parlamentare antimafia nel corso dell’audizione del 3 febbraio 1999. Attingendo quindi a questa relazione vengono indicate tutte le “clamorose ed agghiaccianti anomalie” che hanno contrassegnato la questione dell’informativa mafia-appalti. Si inizia dall’anomalia della prima versione del rapporto del Ros, depositata il 20 febbraio 1991, priva del nome di Mannino o di altri politici. Giovanni Falcone la riceve in quel giorno ma materialmente non se ne può occupare perché già designato come Direttore degli affari penali al Ministero e quindi la consegna al Procuratore Pietro Giammanco per la riassegnazione. Il 25 giugno di quello stesso anno la Procura di Palermo, sulla base di quella informativa e di ulteriori approfondimenti investigativi, chiede l’arresto di sette dei soggetti denunciati nel rapporto: Siino, Li Pera, Farinella, Falletta, Morici, Cascio e Buscemi. Per gli altri indagati il 13 luglio del ’92 viene chiesta l’archiviazione. Non ci sono politici tra le richieste di custodia cautelare, né tanto meno tra le richieste di archiviazione. Subito dopo l’istanza di archiviazione scoppia una violentissima polemica mediatica contro la Procura di Palermo “rea” di aver fatto sparire la posizione di Mannino e di altri politici importanti. Di fatto sui giornali vengono pubblicati stralci di intercettazioni, alcuni anche riguardanti Mannino. Una fuga di notizie, quindi, si verifica realmente, ma del tutto misteriosa, in quanto riguardava atti investigativi che in quel momento la Procura di Palermo non aveva. Chi aveva fatto uscire quei brogliacci?

La seconda informativa
Il 5 settembre del ’92, un anno e mezzo dopo il deposito della prima informativa, il Ros di Subranni “costretto da una non prevista campagna di stampa che rischiava di far scoppiare lo scandalo” si decide a depositare una seconda informativa mafia-appalti che contiene espliciti riferimenti a Calogero Mannino, Salvo Lima e Rosario Nicolosi. “Ma questa seconda informativa, finalmente completa – sottolinea Tartaglia –, contiene acquisizioni investigative su Mannino e sui politici che sono acquisizioni  addirittura di un anno antecedenti alla data della prima informativa”. Questa seconda relazione, presentata 19 mesi dopo la prima, riporta incredibilmente acquisizioni investigative su Mannino che già c’erano ed erano state elaborate molto prima della informativa di febbraio ‘91, e che però erano state inspiegabilmente “escluse, stralciate, nascoste” dal rapporto mafia-appalti. Per approfondire ogni passaggio Tartaglia rilegge ampi stralci della relazione di Caselli all’Antimafia. “Le indagini condotte dai magistrati della Procura di Palermo negli anni 1991-1992 – scriveva l’allora Procuratore Capo – furono condizionate da talune anomalie, ed in particolare si svolsero senza disporre delle integrali ed effettive risultanze investigative che pure il Ros aveva già acquisito fin dalla prima metà dell’anno 1990”. Il pm Tartaglia spiega che alcuni nomi di uomini politici (Lima, Nicolosi e Mannino) venivano per la prima volta a conoscenza della Procura della Repubblica di Palermo solamente il 5 settembre 1992, quando con una informativa a firma del capitano del Ros Giuseppe De Donno “venivano per la prima volta riferiti l'esistenza ed il contenuto di intercettazioni telefoniche eseguite e in gran parte già trascritte nel 1990 e nel 1991, recanti la citazione di personalità politiche nazionali”. Il pm si chiede chi potesse avere “la possibilità e l'autorità” di eliminare dall'informativa le fonti di prova riguardanti i politici Lima, Nicolosi, Mannino, prima che venisse consegnata alla Procura di Palermo. Le omissioni effettuate nell’interesse di Mannino e Nicolosi sono state quindi “frutto di preliminari intese con gli stessi Nicolosi e Mannino, che avevano contattato i Carabinieri?”, si domanda ancora il pm. “Chi, nel Ros, poteva avere la forza di epurare quella informativa e di proteggere Mannino? Chi, se non il suo Comandante Subranni?”. “Questa copertura sarà stata determinata da contatti occulti con Mannino, che aveva contattato i Carabinieri?”, chiede ad alta voce il pm. Seguendo il filo logico del ragionamento del pm la risposta non può che essere affermativa. (segue)

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