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Beppe Alfano 21 anni dopo: il dovere di esserci

alfano-beppe-big0di Lorenzo Baldo - 9 gennaio 2014
Giuseppe Lumia e Sonia Alfano propongono una “costituente antimafia” che unisca la Commissione Antimafia Europea e il Parlamento italiano.
Barcellona Pozzo di Gotto (Me). “E’ un dovere morale esserci, per tutti i barcellonesi…”. E’ una giovane suora a pronunciare queste parole. Anche lei è venuta a commemorare Beppe Alfano a 21 anni dal suo omicidio. Nella sala di rappresentanza del comune, dove si è tenuto il convegno dedicato al giornalista de “La Sicilia” assassinato dalla mafia (organizzato dall’Associazione Nazionale Familiari vittime di mafia in collaborazione con il Comune di Barcellona P.G.), questa donna è rimasta seduta dall’inizio alla fine. Insieme a lei si sono visti tanti barcellonesi che hanno riempito i locali comunali in obbedienza a quel “dovere morale” a cui faceva riferimento la religiosa. E’ stato decisamente un anniversario particolare quello di quest’anno.

Che ha portato con sé le condanne di personaggi, un tempo “intoccabili” a Barcellona P.G., come l’ex avvocato Rosario Cattafi (condannato per associazione mafiosa) e l’ex procuratore generale di Messina Franco Cassata (condannato alfano-beppe-suoraper diffamazione del professore Adolfo Parmaliana). Nel 2012 c’era stata anche la condanna dell’ex pm di Barcellona P.G. Olindo Canali per falsa testimonianza (commutata in appello in assoluzione, si è in attesa del verdetto di Cassazione) a scuotere le fondamenta della città del Longano. Le vite di Cassata, Cattafi e Canali si sono intrecciate pesantemente con il destino di Beppe Alfano, indomito giornalista dalla schiena dritta. Un giornalista, ma soprattutto un uomo tutto d’un pezzo, che aveva avuto il coraggio di dire la verità, arrivando ad individuare un connubio di poteri “deviati” del barcellonese legati a Cosa Nostra. Per poi finire stritolato da un meccanismo formato da mafia, massoneria e servizi segreti.

Da Beppe Alfano alla “costituente antimafia”
E’ una sala gremita quella che ha accolto i relatori: la figlia di Beppe Alfano e presidente della Commissione antimafia Europea, Sonia Alfano, il viceministro dell'Interno Filippo Bubbico, il procuratore aggiunto di Messina Sebastiano Ardita, il senatore Giuseppe Lumia, il primo cittadino di Barcellona Pozzo di Gotto Maria Teresa Collica e l'avvocato Fabio Repici. Tra il pubblico erano presenti anche gli altri familiari di Beppe Alfano, i familiari di Attilio Manca e Adolfo Parmaliana. Un'occasione in cui sono stati toccati diversi temi, a cominciare dai tanti misteri ancora da chiarire sui mandanti dell’omicidio del giornalista, così come la condanna per mafia a 12 anni del boss barcellonese Rosario Pio alfano-commemorazione-21-anniCattafi e i risultati raggiunti dalla Crim, la Commissione Antimafia del Parlamento Europeo. Ma il giorno della memoria di Beppe Alfano verrà anche ricordato per la proposta lanciata dall'eurodeputato Sonia Alfano e del senatore del Pd Giuseppe Lumia per la nascita di una "costituente antimafia" sull'asse Strasburgo-Roma "che unisca la Commissione antimafia europea e il Parlamento italiano per far approvare in Italia, al più presto, importanti norme antimafia". “Oggi siamo qui per ricordare mio padre – ha detto Sonia Alfano -, prima di essere assassinato aveva raccontato la guerra tra cosche in corso nel Messinese, scriveva della presenza di Nitto Santapaola a Barcellona Pozzo di Gotto, quindi ancora sugli affari per i maxi-appalti per i lavori pubblici e sugli scandali legati alle frodi di produttori agrumicoli che intascavano illegalmente i fondi europei. E per queste inchieste veniva criticato ed isolato. Così come isolata è stata tutta la nostra famiglia”. Particolarmente toccante il ricordo di Sonia legato alla sera dell'omicidio. Attimo dopo attimo in sala è cresciuta l'emozione. Nelle sue parole si è materializzata l'immagine del padre che usciva di casa e andava a prendere sua madre in stazione, il rumore della macchina che arrivava sotto casa attorno alle 22.20, la madre che entrava in casa mentre il padre ripartiva di corsa per andare in contro a chi lo avrebbe ammazzato. Nel ricordo della figlia del giornalista è ritornato il suono di sirene. Così come la morte di suo padre che le veniva annunciata in maniera distorta da una telefonata della redazione di Messina de “La Sicilia”, e quel profondo senso di solitudine nella difficoltà di trovare qualcuno che potesse accompagnare la madre sul luogo del delitto. alfano-commemorazione-21-anni-2“Tanta gente non si è presa le proprie  responsabilità di questo e dopo ventuno anni, ancora una volta, siamo qui soprattutto per chiedere verità e giustizia, perché sono tanti i misteri ancora aperti. C'è molta strada che deve essere fatta in questo delitto ed è inconcepibile che gli unici a pagare debbano essere Giuseppe Gullotti, (condannato a 30 anni in qualità di organizzatore del delitto quale capo dell’ala militare della mafia di Barcellona) e Antonino Merlino (condannato in Cassazione a 21 anni e 6 mesi in qualità di esecutore materiale del delitto)”.

Quell’asse Barcellona-Palermo
Decisamente importante è stato il riferimento che la presidente della Commissione antimafia europea ha dato sul lavoro legato alla figura di Beppe Alfano che sta portando avanti, non solo l'autorità giudiziaria di Messina, ma anche quella di Palermo attraverso il Procuratore generale Luigi Patronaggio nella sua richiesta d'Appello per il processo Mori-Obinu. La figlia del giornalista ha infatti sottolineato come è ancora da chiarire dove sia finita l’arma utilizzata per il delitto del padre. Di fatto nella richiesta d'appello al processo “Mori-Obinu” è confluito anche il caso della sparatoria del 6 aprile 1993 a Terme Vigliatore che ha visto come protagonista l’allora capitano Sergio De Caprio, in alfano-beppe-big1compagnia di altri uomini del Ros, tra cui l’allora capitano Giuseppe De Donno, che ha rischiato di portare alla morte il figlio ventenne dello stesso Imbesi. I due militari ritenevano di avere individuato in un auto in transito il boss palermitano Pietro Aglieri e avevano improvvisato un attacco a quella vettura a colpi di arma da fuoco. Il clamore della vicenda aveva ovviamente messo in fuga Santapaola che si nascondeva in quelle zone, come evidenziato da alcune intercettazioni telefoniche e ambientali registrate durante le prime indagini sull'omicidio di Beppe Alfano. Allo stesso modo nella richiesta di appello di Patronaggio è stato inserito uno stralcio dell’agenda dell’ex comandante del Ros dei carabinieri, Mario Mori, datato 27 febbraio 1993, dove risulta scritto di una riunione nella sede della sezione anticrimine di Messina: fra i presenti lo stesso Mori, Francesco Di Maggio, Olindo Canali e alcuni appartenenti al Ros di Messina. Una riunione il cui argomento riguardava proprio il delitto di Beppe Alfano, ma che non venne mai messa agli atti delle inchieste. “Sono tante le figure ambigue che sono emerse nel corso di questi anni – commenta Sonia Alfano – e il fatto che l'ambiguità di certi personaggi emerga anche da una richiesta d'appello “Mori-Obinu” è un fatto importante”. Quindi ha sottolineato come i casi di suo padre, quello di Adolfo Parmaliana, “che ha scelto di morire per far sì che certe vicende fossero portate alla luce”, ed anche quella di Attilio Manca siano tutti accomunati “dalla mancata giustizia e dall'immediato fango che è stato gettato sull'immagine degli stessi privando della dignità i propri cari. E lo stesso è stato per Graziella Campagna. Sebbene qualche passo avanti nelle indagini sia stato compiuto, noi stiamo ancora aspettando tutta la verità e lotteremo con tutte le nostre forze per averla”. “Non è un diritto soltanto nostro – ha poi aggiunto - ma di tutti coloro i quali credono nella giustizia.parmaliana-manca E’ un diritto di tutti i cittadini onesti”. A tutti gli effetti uno dei misteri irrisolti è rappresentato dal pm Olindo Canali il quale, all’epoca delle indagini si era fatto consegnare una pistola calibro 22 (del tipo di quello utilizzato dal killer di Alfano) legittimamente posseduta da un imprenditore di Terme Vigliatore, Mario Imbesi. Lo stesso Canali aveva poi restituito la pistola appena una settimana dopo senza aver disposto alcun accertamento tecnico-balistico. Misteri su misteri. Solo nel 2010, nell’ambito delle nuove indagini sui mandanti occulti dell’omicidio Alfano (condotte dalla Dda di Messina dal 2003 e, a seguito di vari rigetti di richieste di archiviazione, ancora in corso contro ignoti), è stato disposto un accertamento balistico che ha chiarito che l’arma di Imbesi non c’entrava niente col delitto Alfano.
E' di un paio d'anni fa, poi, la notizia che l'avvocato Repici (che tra l'altro rappresenta la parte civile di Sonia Alfano) ha scoperto che lo stesso Imbesi, nel 1979, aveva ceduto un’arma identica a un industriale milanese amico del boss di Barcellona, Cattafi, e a quest’ultimo legato in affari e in attività illecite: Franco Mariani. Proprio Cattafi e Mariani erano stati indagati negli anni Ottanta dal pm di Milano, Francesco Di Maggio, che aveva come uditore giudiziario Olindo Canali. Dalle indagini sull'omicidio del giornalista de "La Sicilia" è emerso che Imbesi aveva riferito a Canali, subito dopo il “sequestro” della sua arma, della pistola "gemella". Ancora una volta però Canali non aveva fatto alcun accertamento. Da quelli successivi è stato scoperto che nel 1999 Mariani aveva presentato una denuncia di sparizione dell'arma e di fatto ancora oggi nessuno sa che fine abbia fatto.

Scegliere da che parte stare
L'importanza dell'impegno e della memoria è stata poi messa in risalto dal sindaco di Barcellona Pozzo di Gotto, Maria Teresa Collica. “E' un motivo d'orgoglio essere qui oggi – ha detto – Se non fosse stato per la forza e la tenacia di collica-maria-teresa-webSonia e della famiglia Alfano sarebbe rimasto tutto come prima, invece oggi siamo qui a ricordare la memoria del giornalista in un luogo dove negli anni passati non sono mai mancate le polemiche. Oggi invece non è così, tanto che Barcellona Pozzo di Gotto può essere definita come città dell'antimafia”. Un concetto quello del rinnovamento, che è stato ribadito successivamente anche da Giuseppe Lumia e Fabio Repici. “In passato era impensabile parlare di Olindo Canali, Pio Cattafi o Franco Antonio Cassata – ha spiegato Repici –. Fino a dieci anni fa non si poteva intervenire pubblicamente parlando di loro. Erano figure ‘intoccabili’, che invece sono al centro di gravi questioni”. “Oggi è importante schierarsi – ha ribadito –. Io ho sempre avuto chiaro da che parte stare, sono un recidivo”. Repici ha quindi rimarcato il silenzio stampa nazionale di fronte all'unica condanna in Italia di un Procuratore generale come Franco Antonio Cassata, per diffamazione aggravata del professore Adolfo Parmaliana tramite la divulgazione di un dossier anonimo. Per quella condanna Cassata si è dimesso “con ignominia”. Il legale di diversi familiari di repici-fabio-webvittime di mafia si è soffermato ulteriormente sulla condanna a dodici anni, in primo grado, per Rosario Pio Cattafi nei confronti del quale è stata accertata l’effettiva vicinanza ai boss della mafia barcellonese, quella stessa che ha ucciso Beppe Alfano. “E' importante – ha sottolineato Repici – che dell'omicidio Alfano si parli oggi anche in relazione al biennio stragista e trattativista che ha attraversato il nostro Paese. Casi come quello di Cattafi, Canali e Cassata sono l'esempio di come nella realtà barcellonese sia spesso difficile distinguere l'identità dei criminali. Lo è ancora oggi”. Il riferimento è andato quindi all'imprenditore Maurizio Marchetta, personaggio controverso sul quale pesano i suoi contatti con la massoneria e con la mafia barcellonese, a cui paradossalmente è stata riconosciuta la scorta in quanto ritenuto “imprenditore antiracket”.

La guerra sul 41 bis
Successivamente a prendere la parola è stato il procuratore aggiunto di Messina Sebastiano Ardita. “Io ricordo un uomo a cui sono molto legato – ha esordito –. Alfano aveva un modo netto di dire la verità. Perché essere netti è l'unico modo che può dare un senso alla professione di magistrato o di giornalista. Nei siciliani c'è una componente di luminosità e di zone d'ombra ed è alfano-21-anni-arditaquesto il contrasto che differenzia la mafia dall'antimafia. Era questa l'idea di Beppe Alfano che in nome della verità ha scritto tanto arrivando a sacrificare la sua vita. Oggi lui non c'è più ma la sua luce c'è e viene fuori dalla sua storia”. Il procuratore aggiunto di Messina ha quindi approfondito la questione legata al biennio ‘92/’93 con particolare riferimento alle vicende legate al 41 bis e a quel “segnale di distensione” che lo Stato ebbe a dare non confermando una serie di provvedimenti di regime di carcere duro. Quindi ha ricordato l'esposto ricevuto, sempre nel 1993, dall'allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Un documento spedito da un gruppo di familiari dei detenuti di Pianosa, carcere che ospitava molti detenuti in regime “duro”. Un testo “dal tono aggressivo e perentorio”, in cui si denunciavano abusi, disagi e regole troppo ferree. Di contraltare ha evidenziato il paradosso e la pericolosità del provvedimento “svuotacarceri”. Ardita ha poi voluto sottolineare come la ricerca della verità “può anche diventare istituzione” citando l’esempio di Sonia Alfano. Ha ringraziato quindi la figlia di Beppe Alfano per il lavoro svolto in Commissione Europea con la Crim che di fatto ha permesso all'Europa “di compiere quei passi nella comprensione del fenomeno della criminalità organizzata dopo che aveva aperto gli occhi solo inseguito alla strage di Duisburg”.

Memoria e impegno
Infine ha preso la parola Giuseppe Lumia il quale, dopo aver raccontato il rapporto travagliato con la comunità di Barcellona (in particolare ricordando il 10°anniversario dell’omicidio Alfano, chiuso tra le grida e le polemiche), ha evidenziato che “Beppe Alfano in provincia è stato maestro di giornalismo alla pari dei grandi che girano il mondo e fanno uscire verità inconfessabili”. Quindi ha rimarcato la gravità dell’isolamento creatosi attorno alla famiglia sin dal primo momento. Un isolamento che aveva tentato di uccidere la dignità e la voglia di giustizia della famiglia alfano-21-anni-lumiaattraverso le più squallide insinuazioni “pur di infangare la figura di Beppe Alfano che era stato invece capace di agire al tempo in cui Cosa Nostra era davvero tanto potente”. Lumia ha sottolineato poi come lo stesso tentativo di “sporcare la dignità delle vittime” sia avvenuto anche nei casi di Attilio Manca, Graziella Campagna, Adolfo Parmaliana ed altri. “Da allora però le cose sono cambiate – ha ribadito –. Se un tempo c'era il negazionismo, oggi per ricordare Giuseppe Alfano ci sono le istituzioni qui schierate”. Ha ribadito quindi la sua ferma presa di posizione “nell'applicazione del 41 bis in maniera rigorosa e per la riapertura delle carceri di Pianosa e l'Asinara”. Quindi ha espresso la necessità di mantenere la massima allerta nei confronti della condanna a morte espressa da Riina verso il sostituto procuratore di Palermo Antonino Di Matteo per poi concludere con un impegno preciso. “Oggi ho scelto questa data per lanciare un appello al Parlamento e a Letta: una sessione in Parlamento dedicata al tema dell'antimafia per approvare tutti quei provvedimenti, dall'autoriciclaggio all'aumento delle pene, che ci farebbero fare un salto di qualità e ci consentirebbero di passare dall'antimafia del giorno dopo a quella del giorno prima. È questo il modo migliore per far memoria viva di Beppe Alfano e di coloro che hanno dato la vita per la legalità”.

FOTOGALLERY © palermo.repubblica.it
Beppe Alfano 21 anni dopo: "Tanti misteri attorno al delitto"

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