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Di la tua | AntimafiaDuemila

Droga e antidroga, interessano ancora?

di Piero Innocenti
Per fortuna ci sono ancora giornalista e studiosi attenti al fenomeno criminale del narcotraffico nel mondo, che scrivono in modo chiaro come sia diventata drammaticamente seria la questione anche se alla gran parte della classe politica dirigente dei vari Paesi sembra interessare poco o niente.

Certo in questi primi mesi del 2020 l’attenzione di tutti è giustamente concentrata sulla pandemia che ha “brutalizzato” la vita di una fetta consistente della popolazione mondiale e si fa fatica per riprendere quella considerata “normale”.

In una situazione di così diffusa precarietà, apprensione e disagio sociale ed economico, il consumo di droghe può rappresentare un modo per cercare di attenuare le connesse ansietà. Niente di più sbagliato, naturalmente, perché le droghe sono subdole e dopo un periodo iniziale di “innamoramento” per chi le assume, la “luna di miele” termina presto ed arrivano i guai, molti.

Sta di fatto che in questi ultimi giorni, con la tanto auspicata “ripresa” delle attività produttive e commerciali dopo il lungo periodo di “blocco” per la nota emergenza sanitaria, sono rispuntati come “funghi” sulle strade e nelle piazze di gran parte delle città, molti spacciatori, nella stragrande maggioranza stranieri: solo ad aprile scorso 566 gli stranieri denunciati all’autorità giudiziaria, il numero mensile più basso degli ultimi dieci anni. E’ ripresa, così, l’attività di repressione con poliziotti e carabinieri che arrestano – a volte nel giro di 48 ore lo stesso spacciatore come è capitato a Venezia il 16 maggio – e anche con qualche iniziativa illegale come le “ronde antispaccio” organizzate da gruppi di giovani in un quartiere problematico di Torino.

Di certo si sta tornando alla “normalità” dello spaccio nelle nostre città con qualche problema per le “code” (invisibili) di clienti che si formano per comprare le dosi e qualche “affanno” per gli spacciatori costretti a turni di superlavoro. Nelle città metropolitane, poi, gli affari stanno riprendendo a pieno ritmo e nonostante i ben noti problemi di poca liquidità in circolazione, non sembra mancare il denaro necessario per acquistare stupefacenti, inclusi eroina e cocaina che sono i più costosi. Il prezzo al minuto, peraltro, è anche aumentato in questo periodo sulle principali piazze.

I sequestri non mancano e, anzi, in questi primi quattro mesi del 2020, nonostante le note restrizioni alla circolazione delle persone e i prioritari servizi di polizia disposti per tali controlli, sono stati sequestrati nelle varie operazioni antidroga 118,47kg di eroina e 6.806,33kg di cocaina (dati, non consolidati, elaborati dalla DCSA).

La cocaina, dunque, è molto richiesta sul mercato italiano ma anche su quello londinese dove, comunque, stando agli ultimi dati della Relazione europea sulla droga-2019 (a cura dell’Osservatorio europeo sulle droghe e sulle tossicodipendenze di Lisbona), i sequestri di questa sostanza relativi al 2017 (ultimo dato) sono stati poco più di 5,6 ton sul totale di oltre 140 ton dell’intera UE.

Unione Europea che, entro il corrente anno, redigerà l’ennesimo Piano d’azione (è in scadenza quello del 2017/2020) per contrastare la diffusione delle droghe e contro la criminalità organizzata. Con i risultati non sempre soddisfacenti e che non muteranno fintantoché gli obiettivi della strategia dell’UE adottati dal Consiglio nel dicembre 2012 resteranno mere enunciazioni di intenti (una sorta di piani copia-incolla, cambiando qualche aggettivo e avverbio) che si ripetono periodicamente, senza quella incisività e concretezza nelle azioni concrete da prendere ma solo per “mettere a posto le carte”.

Antidroga ad aprile

E’ proseguito anche ad aprile (e fino a pochi giorni fa) il lockdown dello spaccio di stupefacenti in quasi tutte le nostre città.

Lo si rileva anche dall’esame dei dati statistici del mese elaborati il 14 maggio scorso dalla DCSA sui sequestri e le operazioni antidroga effettuati in ambito nazionale dalle forze di polizia e dalle dogane. Le 1.475 operazioni hanno portato al sequestro complessivo di appena 1.505,64kg di stupefacenti di cui 18,81kg di eroina, 105,97kg di cocaina, 353,91kg di hashish, 911,11kg di marijuana e di 113,98kg di “altre droghe” (112kg solo a Roma).

Da registrare l’incremento sostanzioso dei sequestri di queste “altre droghe” – in particolare nelle province di Monza-Brianza, Bologna, Milano, Roma, Genova, Taranto, Verona, Sassari, Lecce – che comprendono bulbi di papavero, ketamina, khat, metadone, buprenorfina, clonazepam, alprazolam ecc..per un totale, nei primi quattro mesi del 2020, di ben 302kg e 12.951 compresse contro gli oltre 600kg e 5.250 pillole dell’intero 2019.

In ripresa le coltivazioni domestiche di marijuana (3.672 piante) scoperte in 34 province ad aprile rispetto ai mesi precedenti che avevano interessato appena una ventina di province ogni mese. Iin situazioni di “normalità” si è arrivati a individuare coltivazioni in casa persino in oltre settanta province.

I 566 stranieri denunciati all’autorità giudiziaria per traffico/spaccio sul totale mensile di 1.795 persone, rappresentano il valore più basso degli ultimi anni.

Sul totale delle province, in questi primi quattro mesi dell’anno, in quasi tutte sono avvenuti sequestri di stupefacenti, in alcuni casi in quantità consistenti (Reggio Calabria, Livorno, Bari, Lecce), in altri apprezzabili (Roma, Milano, Savona, Varese, Como, La Spezia) ed in altri in quantitativi più contenuti (Torino, Caserta, Napoli).

L’incremento dei prezzi al minuto degli stupefacenti è stato pure apprezzabile ma elementi più precisi si potranno disporre quando, a giugno prossimo, la DCSA farà il consueto esame semestrale delle varie piazze di spaccio delle principali città sulla scorta delle informazioni acquisite dagli organismi territoriali delle singole forze di polizia. Rimane, comunque, quello dello spaccio di stupefacenti, uno dei pochi settori del commercio (illecito) che ha risentito di meno del blocco collegato alla epidemia perché, con vari stratagemmi, gli spacciatori sono riusciti a rifornire i clienti. Almeno quelli conosciuti e più “affezionati”.

Tratto da: liberainformazione.org

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