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Di la tua | AntimafiaDuemila

Vikings, l'ultima nata delle mafie nigeriane

di Piero Innocenti
Gli ultimi arresti di nigeriani, diventati pressoché quotidiani, sono di queste ultime ore con uno, di 33 anni, ammanettato a Milano dalla Polizia per tentato omicidio; due, a Firenze, per riduzione in schiavitù di giovani connazionali avviate alla prostituzione; uno, a Pescara, appena sceso dal treno, con 5 kg di marijuana nel trolley; un altro catturato dalla polizia ferroviaria di Foligno accusato di detenzione di eroina ai fini di spaccio ed ancora un ventottenne bloccato a Macerata, dopo aver ingoiato diversi ovuli contenenti cocaina. E’ probabile che non ci sia alcun legame tra queste persone ma non si può escludere la loro appartenenza ad una di quelle “filiali” criminali della comunità nigeriana che si sono venute insediando, silenziosamente, da anni, nel nostro Paese. Già una quindicina di anni fa avevamo accennato alla situazione che si stava generando in alcune zone con associazioni di nigeriani apparentemente innocue, definite di “mutuo soccorso”, tra le varie etnie. Sottovalutazioni iniziali, difficoltà oggettive nelle indagini (anche solo per decifrare i tanti dialetti nigeriani), una omertà assoluta, hanno ritardato le indagini delle forze di polizia e le inchieste giudiziarie che poi ci sono state e che hanno portato anche a qualche apprezzabile risultato (anche grazie a collaboratori di giustizia). La Direzione Investigativa Antimafia (DIA), anche nella sua ultima relazione (presentata in Parlamento a luglio 2019 ma con risultati e analisi riferite al secondo semestre del 2018) ha finalmente dedicato ampio spazio (più di 50 pagine) alla criminalità organizzata nigeriana in Italia presente con quattro confraternite a connotazione mafiosa (The Supreme Eiye Confraternity, i Black Axe, i Maphite, i Vikings), affiancate da gruppi cultisti minori come i Buccaneers, gli Aye ed altri. I Vikings, confraternita costituita nel 1984 presso l’Università di Porti Hancourt (Nigeria) e, come tutte le altre, nata con finalità caritatevoli e sociali, è diventata molto presto una vera associazione criminale. Da noi soltanto negli ultimi tempi è stata riscontrata la sua presenza “più consistente in Piemonte, Marche, Emilia Romagna (a Ferrara e a Reggio Emilia), nella provincia di Bari, in Sicilia e in Sardegna”.
Anche per i Vikings le attività privilegiate sono lo spaccio di stupefacenti, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e lo sfruttamento della prostituzione, attività, quest’ultima, con il ruolo di gestione affidato alle maman. Come le altre confraternite anche i Vikings ha una struttura verticistica con un capo e luogotenenti addetti al controllo delle attività nelle zone di competenza svolte dalla manovalanza in prevalenza impiegata nello smercio degli stupefacenti. La coesione del sodalizio è assicurata dal giuramento di fedeltà, dal rispetto di rigide regole oltre che dal pagamento di una somma di denaro che viene considerata una sorta di quota di iscrizione. Nell’indagine svolta dalla Polizia di Stato a Catania, denominata “Catacata Norsemen” e conclusa nel gennaio di quest’anno con il fermo di 26 nigeriani per associazione di tipo mafioso, violenza sessuale ed altro, è stato registrato, come si legge nella relazione della DIA, “un rituale caratterizzato da canti tribali inneggianti alla forza della confraternita durante i quali i nuovi adepti ripetevano continuamente ‘voglio essere Norseman’” e “per scandire la liturgia, simulavano spari di arma da fuoco, sbattendo degli oggetti”. L’aspetto sorprendente è che questa cellula dei Vikings era attiva nel Centro di accoglienza richiedenti asilo (Cara) di Mineo (Catania) e dalle indagini è emersa una “fitta rete” di affiliati anche in altre strutture di accoglienza, conseguenza anche “di pratiche violente e intimidatorie nei confronti di connazionali ospitati”. Rimane l’aspetto, a mio avviso drammatico, di una situazione generale della criminalità nel nostro Paese dove la mafia nigeriana “tribale e spietata (..) si è progressivamente diffusa su tutto il territorio nazionale, fino in Sicilia, dove ha trovato un proprio spazio, anche con il sostanziale placet di Cosa Nostra”.

Tratto da: liberainformazione.org

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