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Di la tua | AntimafiaDuemila

Per non dimenticare, 11 settembre e la caduta del presidente cileno Salvador Allende

46 anni fa il golpe di Pinochet che segnò la storia del Cile
di AMDuemila

Quando si dice “11 settembre” la mente automaticamente compie un balzo indietro di diciotto anni quando negli Stati Uniti si consumò uno degli attentati terroristici più grandi della storia dell'umanità. L'abbattimento delle Torri Gemelle. Ma c’è un altro episodio storico tristemente legato all’11 settembre avvenuto sempre nel continente americano: la morte del presidente socialista cileno Salvador Allende, caduto l’11 settembre 1973 durante l'assedio al palazzo presidenziale del golpista Augusto Pinochet. Un evento storico di primo rilievo che non va in alcun modo dimenticato. Di seguito riproponiamo un articolo a firma del direttore Giorgio Bongiovanni.


11 settembre 1973: il ritorno del nazismo sanguinario

pinochet svasticaIn memoria di un Colpo di Stato

di Giorgio Bongiovanni - Video
L'11 settembre è una di quelle date che rimangono scolpite nella memoria. No, non parliamo dell'attentato del 2001 alle Torri Gemelle di New York ma di un altro episodio grave che ha sconvolto un Paese sudamericano come il Cile: un vero e proprio attentato contro la democrazia.
In quella data, infatti, con un colpo di Stato le forze armate guidate da uno dei più grandi “Giuda” che l'umanità ricordi, Augusto Pinochet, con il sostegno e la protezione dei servizi segreti americani della CIA e del Governo USA, rovesciarono il governo socialista di Salvador Allende, morto durante l'assedio al palazzo presidenziale.
Pinochet era stato nominato da Allende il 23 agosto 1973 come generale capo dell’esercito proprio per difendere e sostenere la democrazia. Invece, con quel colpo di mano criminale, assieme ad alti funzionari corrotti, militari e cittadini, tradì la patria dando vita ad una delle più atroci, feroci e sanguinarie dittature della storia del Sud America.
Assassinii, torture,  persecuzioni, sequestri, l'utilizzo di campi di concentramento e l'uso indiscriminato della violenza caratterizzarono un regime “nazista” che non aveva nulla da invidiare a quello messo in atto in Germania da Adolf Hitler ed i suoi gerarchi (su tutti “l'angelo del male” Heinrich Himmler). Tra i giornalisti che coraggiosamente raccontarono quel che stava avvenendo nel Paese sudamericano vi è Italo Moretti, inviato della Rai, che mentre altri raccontavano spudorate bugie e menzogne mostrava i fatti. E' noto che subito dopo il golpe, lo Stadio Nazionale di Santiago venne trasformato in un enorme campo di concentramento dove, nel corso di quei primi mesi, vennero torturate e interrogate migliaia di persone. Moltissime donne vennero stuprate dai militari addetti al “campo” e migliaia di persone scomparvero nel nulla. Nonostante le accuse formali di genocidio, terrorismo e tortura, nonostante le prove sui crimini perpetrati durante la dittatura, morì in libertà, per un attacco di cuore, a 91 anni il 10 dicembre del 2006.
Dal 1973 ad oggi cosa è cambiato nel Mondo? Poco se si guarda all'operato degli Stati Uniti d'America che ancora oggi adottano le medesime metodologie foraggiando e sostenendo per i propri interessi golpe militari, guerre e soprusi.
Forse qualche cambiamento si manifesta all'interno della Chiesa, all'epoca molto vicina a quel sistema di potere gerarca e fascista. Papa Giovanni Paolo II, reso santo dagli uomini ma non sappiamo se da Dio, nell'aprile del 1987 si recò in Cile e ancora oggi non mancano le polemiche per l'affacciarsi del Santo Padre al balcone del Palazzo della Moneda con il generale e la benedizione impartita, nel cortile interno dello stesso palazzo, ai funzionari del governo. Tra questi anche il dittatore sanguinario. A differenza di allora, oggi, c'è un altro Santo Padre, Papa Francesco, che non tollera la violenza, né politica né religiosa, che abolisce le dittature persino riconoscendo che in Argentina, durante la dittatura del generale Videla, il clero non aiutò i desaparecidos torturati ed uccisi.
A quarantaquattro anni di distanza, in un Mondo che è focolare di guerre interne, c'è anche questo 11 settembre da ricordare, guidati da quella speranza che è ultima a morire. Quindi “nunca mas” dittature sanguinare. “Resistimos”, nella speranza che la “profezia” di Allende, pronunciata nel suo ultimo discorso, si avveri: che, prima o poi, “ci sarà una lezione morale che castigherà la vigliaccheria, la codardia e il tradimento”.

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