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Di la tua | AntimafiaDuemila

MAGISTRATI… toh, c'è anche la Saguto!!!

di Salvo Vitale
La vicenda che sta coinvolgendo l’ANM e il CSM., ovvero gli organi di rappresentanza della magistratura, trova coinvolti una serie di personaggi, dai due rappresentanti politici, Cosimo Ferri e Luca Lotti del PD a diversi magistrati, alcuni dei quali in grado di orientare delicate nomine a prestigiosi incarichi, anche attraverso sistemi di dossieraggio che ricordano quelli usati da Montante. Nell’attuale caso leggasi Palamara. Al centro degli interessi c’è la successione al vertice della Procura di Roma, rimasta vacante dal 9 maggio, dopo il pensionamento del titolare Pignatone. Nella famosa riunione notturna, tenutasi nella stessa data, Lotti ha chiaramente indicato Marcello Viola, procuratore generale di Firenze, che, nella votazione del 23 maggio è risultato il più accreditato, con quattro voti, rispetto a un voto preso da Giuseppe Creazzo, procuratore capo di Firenze, responsabile, ahimè, dell’indagine sul padre di Renzi, e Francesco Lo Voi procuratore capo di Palermo. Proprio Magistratura indipendente, che per anni è stata la corrente moderatamente di destra più importante della Magistratura, sembra essere finita nel mirino. Va precisato che di essa fanno parte Cosimo Ferri, già sottosegretario alla giustizia nei governi Letta, Renzi, Gentiloni, già componente del CSM dal 2006 al 2010, poi, dal 2011 segretario generale di Mag. Ind. Questa corrente ha visto tra i suoi iscritti Paolo Borsellino, Pier Luigi Vigna, Piercamillo Davigo, Giovanni Tinebra, e, in tempi più recenti, Giuseppe Pignatone, Tommaso Virga, Claudio Galoppi e, senti senti, persino Silvana Saguto. Ferri è stato uno di quelli che nel marzo 2010 ha formulato la proposta, poi ratificata il 1° Maggio dello stesso anno, di nominare Silvana Saguto alla presidenza dell’Ufficio Misure di prevenzione di Palermo. Le intercettazioni evidenziano come la Saguto, chiedesse, in tempi lontani a Lo Voi e in tempi più recenti a Pignatore, di essere tutelata e assistita in alcuni procedimenti nei suoi confronti, da magistrati validi da costoro possibilmente indicati o consigliati. Pareva che la tela tessuta da Ferri e da Lotti, potesse essere definitiva con l’indicazione di Marcello Viola alla Procura romana, e Viola si presentava come un candidato con ottime referenze, avendo per anni diretto la Procura di Trapani e lavorato in quella di Palermo negli anni roventi.
Il 23 maggio la Commissione incarichi direttivi faceva una prima scrematura attribuendo quattro voti a Viola e uno rispettivamente a Creazzo e a Lo Voi, traditi dalla loro stessa corrente. Proprio nei confronti di Magistratura indipendente sembrano ultimamente essersi indirizzati gli strali di coloro che si stanno scagliando contro l’organismo rappresentativo dei magistrati: i tre rappresentanti Corrado Cartoni, Antonio Lepre e Paolo Criscuoli, avrebbero partecipato alla misteriosa cena con Lotti, ma rifiutano di dimettersi e chiedono di vedere “le carte” in cui sarebbero compromessi. Secondo Palamara Lo Voi avrebbe avuto la nomina alla Procura di Palermo, scavalcando altri più titolati, grazie a Pignatone: per alcuni versi a Roma egli assicurerebbe una sorta di continuità, ma resta da vedere se gli equilibri tra le correnti e il parere del Ministro della Giustizia, ammesso che conti, possa contare quanto quello dell’altro ministro, Salvini, al quale Magistratura Indipendente ha dato nel febbraio scorso un endorcement a proposito delle sue dichiarazioni sulla, legittima difesa per il caso Peveri. La nomina di Lo Voi a Palermo è stata votata dai rappresentanti di Magistratura Indipendente, (tra cui Claudio Galoppi), di cui fa parte, dalla laica di Forza Italia Maria Elisabetta Alberti Casellati, in commissione incarichi direttivi, dai consiglieri del centro destra e dai laici del Pd, quindi con una grande convergenza di forze politiche, tipica del primo renzismo: allo stato attuale egli rimane ancora favorito a meno che l’attuale maggioranza di governo non si orienti verso qualche outsider, per evitare polemiche.
E, a proposito di cene, comunque più aperte, non si può fare a meno di citare quella del 15 gennaio 2019 a Roma, sulla terrazza coperta de la Lanterna cui hanno partecipato imprenditori, eleganti signore, qualche politico e pochi magistrati, circa 200 persone paganti, tavoli da nove posti (“a partire da 6 mila euro”, spiegava l’iscrizione), ospite d’onore Matteo Salvini seduto accanto alla padrona di casa, la giornalista Annalisa Chirico, e l’ex ministro Guardasigilli Paola Severino, insieme al procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, al Procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, ai renziani Maria Elena Boschi e Francesco Bonifazi, ai ministri leghisti Salvini, Fontana, Buongiorno e al capogruppo Molinari e a una serie impressionante di vip, come Briatore, Lotito, Luca Cordero di Montezemolo, Tronchetti Provera, l’editore Urbano Cairo, il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia e il presidente del Coni Giovanni Malagò. Diciamo che tutti progettavano un migliore funzionamento della giustizia in Italia. Ah, non c’era il ministro della giustizia.
Cosa c’entra la Saguto in tutto questo? C’entra come espressione dell’operato di alcuni settori della magistratura che, dall’alto degli incarichi ricoperti da chi li occupa, hanno fatto il bello e il cattivo tempo, disponendo chi indagare, chi assolvere, chi condannare, con chi schierarsi, al di là di qualsiasi etica legata alla delicatezza del ruolo ricoperto e alla fiducia del cittadino nell’imparzialità della giustizia. Il “sistema Saguto”, con il suo cerchio magico di avvocati, giudici, cancellieri, docenti universitari, politici, economisti, consulenti ecc. non è molto diverso dal sistema Montante o dal sistema Palamara. E in tutti si evidenziano sempre alcune linee di autodifesa, come quella del “così fan tutti”, o così si fa da sempre, per giustificare nomine “di fiducia” affidate a parenti, amici, mariti, figli di amici ecc..., oppure per ritenere abituale e quindi giustificata e ammessa l’interferenza della politica nella lottizzazione delle cariche affidate ai magistrati. La Saguto che si lamenta perché alla Fallimentare si possono nominare parenti, mentre se lo fa lei crea scandalo, non è molto diversa da Lotti che trama con Palamara per mettere nel posto giusto colui che, oltre ad avere l’appoggio del suo partito, dovrebbe poi magari occuparsi delle vicende giudiziarie in cui è coinvolto. E poi c’è la giustificazione finale, il paletto che tenta di estendere il silenzio su tutto e di evitare di parlarne: così facendo si delegittima tutta la magistratura: non è vero. Se la magistratura è capace di individuare i suoi corpi infetti e di amputarli, essa stessa si rilegittima e si apre alla fiducia dei cittadini. Non bisogna cercare se “ci sarà un giudice a Berlino”, ma, al contrario, non avere bisogno di cercare un giudice a Berlino per avere giustizia e fede nella giustizia. Il polverone di oggi, così come quello di qualche anno fa non sono stati sufficienti a sollevare il problema sulla riforma dell’intero sistema della giustizia, sulla responsabilità civile dei giudici che non pagano mai per le loro malefatte, sulla divisione delle carriere e sulla necessità di tracciare una netta linea di demarcazione tra magistratura e politica, una divisione rigida dei ruoli, visto il continuo tentativo dei due poteri di mettere le mani uno sull’altro.
Solo per curiosità e con la precisazione che il citato incontro tra Ferri e Saguto, programmato dal giudice Tommaso Virga, poi non avvenne, riportiamo un’intercettazione del maggio 2018 tra Costantino Visconti, professore Universitario palermitano e la Saguto:

SILVANA: Tant’è che quando non capivo niente ero di M.I. perché c’era Paolo Borsellino e pensavo che M.I. fosse indipendente, in tempo tre ore circa mi sono dovuta ricredere di corsa, ma che ne sapevo io giovane uditrice come funzionava?
COSTANTINUCCIO: Va beh, salutami il mitico Cosimo Ferri.
SILVANA: Va bene, senz’altro.
COSTANTINUCCIO: E’ un simpaticone, è una persona, vedrai…
SILVANA: E meno male!
COSTANTINUCCIO: Sì, sì, è un poco cazzaro , però ha…
SILVANA: Ma lo conosco, lo conosco un poco perché quando si portò...
COSTANTINUCCIO: …un grande istinto corporativo...
SILVANA: …al consiglio lui venne e fece tutta la propaganda, è venuto pure da me ai tempi, quindi l’ho conosciuto.
COSTANTINUCCIO: Però guarda, è uno che io ho rivalutato perché ha un grosso istinto protettivo nei confronti dei pp.s..
SILVANA: Sì, poi lui ha una cosa: non mistifica niente.
COSTANTINUCCIO: Sì, dice quello che è, è vero.
SILVANA: Quello che è, quello che ti dice è vero, cioè lui lo farà e lo pensa.
COSTANTINUCCIO: Sì, sì, sì, è così.
SILVANA: Non è uno di quelli che ha le dietrologie alla Petralia Petralia che non sai mai quello che realmente pensa.
COSTANTINUCCIO: No, no, no!
SILVANA: E men che meno riuscirà a prevedere cosa farà, quindi…
COSTANTINUCCIO: E’ meglio neanche chiederglielo come pensa.
SILVANA: No, appunto. Va bene.

Foto © Imagoeconomica

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