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Daphne Caruana Galizia: vogliamo i nomi dei mandanti

caruana galizia daphne cerchiamo mandantidi Marilù Mastrogiovanni
Una manifestazione e un appello, #60perDaphne, per chiedere la verità sui mandanti dell’assassinio della giornalista fatta saltare in aria con un’autobomba il 16 ottobre di un anno fa a Bidnija, nell’isola di Malta
Sessanta giornaliste e giornalisti indipendenti hanno sottoscritto un appello per chiedere verità sui mandanti dell’assassinio di Daphne Caruana Galizia. La giornalista investigativa fu fatta saltare in aria con un’autobomba il 16 ottobre di un anno fa a Bidnija, nell’isola di Malta. E ancora oggi sono sconosciuti i mandanti della sua morte. L’appello #60perDaphne. Insieme ai giornalisti italiani che hanno fatto proprio l’appello lanciato da Maria Grazia Mazzola, inviata speciale del Tg1, il giorno dell’anniversario della morte di Caruana Galizia saranno a Malta cinque organizzazioni non governative internazionali per la libertà di stampa ed espressione: Reporters Senza Frontiere, il Comitato per la Protezione dei Giornalisti, il Centro Europeo per la Libertà della Stampa e dei Media, l’Istituto internazionale della Stampa e PEN International.
A Malta sarà presente anche una delegazione di Fnsi, mentre lo stesso giorno un presidio di Fnsi, Usigrai e Articolo Ventuno, con l’adesione dell’Ordine nazionale dei giornalisti, della rete NoBavaglio e dell’associazione Giulia Giornaliste, manifesterà davanti all’ambasciata maltese in Italia. Tra i 60, oltre a Udo Gumpel (corrispondente N-TV channel), Carlo Bonini (La Repubblica), Fiorenza Sarzanini (Corriere della Sera), Lorenzo Frigerio (direttore di Libera Informazione), molti inviati della tv pubblica.

La morte annunciata
La bomba fatta esplodere nell’auto di Daphne Caruana Galizia, è stato l’ultimo atto di una vera e propria persecuzione contro di lei e contro la sua attività di giornalista investigativa. La sua è stata una morte annunciata. L’ha spiegato la sorella, Corinne Vella, ricevuta da Roberto Fico, presidente della Camera dei deputati. Corinne ha letto alcune dichiarazioni di Daphne, rilasciate pochi giorni prima di morire: "Per anni sono stata vittima di continui assalti - e non solo io, ma anche i miei figli e altri componenti della mia famiglia - attraverso tutti i mezzi di comunicazione ufficiali e non ufficiali, radio e televisione, stampa, internet. Tuttavia - ha detto Daphne in una delle sue ultime interviste - per tutto il tempo in cui sono stata tenuta isolata, nessun collega giornalista si è schierato dalla mia parte…E vorrei dire questo ai miei colleghi giornalisti: la peggiore cosa che possiate fare vedendo un collega subire gli attacchi del governo o di un’opposizione è abbassare la testa al di sotto della staccionata e sperare che a voi non succeda la stessa cosa. La soluzione non sta nell’evitare di risultare scomodi, bensì nel poter contrattaccare. A che serve la libertà di espressione se non potete usarla per dire che chi vi governa è un truffatore?".

I gruppi d’odio filo-governativi
Petra Caruana Dingli, collega di Daphne, editorialista di Sunday Times of Malta e docente universitaria, ha analizzato l’escalation delle intimidazioni e delle minacce e ne ha riferito nel suo dettagliato speech al Forum of Mediterranean women journalists (2017): le immagini caricaturali e disumanizzanti diffuse on line che portano a far dimenticare ai carnefici che oggetto della loro persecuzione è una persona in carne e ossa, con dei figli e degli affetti; le offese che ricorrono a stereotipi medievali, come “witch” e “bitch”, “strega” e “puttana”; la continua delegittimazione di ogni inchiesta, anche se supportata da fonti documentali solide; l’inversione della vittima con il carnefice: la denuncia giornalistica non considerata come frutto della capacità di seguire una pista grazie alla competenza e al fiuto della giornalista di razza, ma come manifestazione persecutoria nei confronti dei governanti generata da inspiegabile “isteria”. E’ stato poi The shift news, portale on line d’inchiesta diretto da Caroline Muscat, a scoprire la strategia filo-governativa dietro la campagna d’odio sui social network di cui era oggetto Daphne. Alcuni gruppi d’odio su Facebook, anche gruppi segreti, amministrati e popolati da funzionari del governo maltese e del Partito Laburista, hanno accolto la notizia della morte di Daphne invitando a festeggiare. Di questi gruppi d’odio ha fatto parte il primo ministro Joseph Muscat, attraverso il suo profilo Facebook personale. Con queste frasi i gruppi d’odio hanno accolto la morte di Daphne: "Fanculo il suo sangue, adesso lasciamola bruciare"; "Lei non può riposare in pace perché è a pezzi, non può nemmeno essere sepolta, il karma è una puttana"; "Ha avuto quello che meritava"; "Si raccoglie quel che si semina"; "Fanculo la libertà d’espressione!…E se è la libertà d’espressione che vogliamo, bene, questa è la mia libertà d’espressione!!! Se l’è meritato". Rivela The Shift news: "Il primo ministro Muscat è stato membro di vari gruppi d’odio online, almeno negli ultimi sette anni, attraverso il suo account Facebook personale. Nonostante i recenti appelli a lui rivolti, perché lasciasse e condannasse questi gruppi, Muscat non è riuscito a farlo. Il Presidente ha abbandonato i gruppi due giorni dopo che The Shift News ha pubblicato la sua inchiesta sull’attività dei gruppi d’odio".
Uno dei “meme” (immagine virale) più diffusi ritraeva Daphne con corna sataniche alla sua veglia funebre, con il testo: "Con grande gioia accogliamo la morte di Daphnie [sic] Caruana Galizia, nota come la strega di Bidnija… che non lascia nessuno a piangere la sua perdita. Oh Signore, dalle ciò che lei ha dato agli altri". Altri gruppi d’odio, dopo il suo assassinio, chiedevano una "festa di piazza" in concomitanza del suo funerale, definendo la sua famiglia "una famiglia di animali" e proponendo musica a tutto volume e drink per festeggiare , invitando a vestirsi di rosso, il colore del Partito Laburista, con commenti e nuovi memes su streghe che bruciano su una pira o sepolte.
Hanno cercato in tutti i modi di fermare Daphne: decine di querele e il sequestro dei conti correnti non le hanno impedito di scrivere. L’Europa non è un posto sicuro per i giornalisti In meno di un anno sono stati uccisi in Ue tre giornalisti: Daphne Caruana Galizia, Jan Kucian, Victoria Marinova. Le intimidazioni, le minacce e le aggressioni sono in aumento. Il Parlamento italiano non è stato ancora capace di abrogare la legge che prevede il carcere per i giornalisti.

Giornalisti uccisi o arrestati nel Continente europeo*

dati giornalisti uccisi carcere 2018*Fonte: Reporter senza frontiere 20

Il 3 maggio 2018, giornata mondiale delle libertà di stampa, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione (prima firmataria Barbara Spinelli, Sinistra unitaria europea) per chiedere un organismo indipendente che vigili e monitori le minacce verso i giornalisti. Ma non è stata votata all’unanimità: 488 i voti favorevoli, 43 i contrari e 114 gli astenuti. Non per tutti i parlamentari europei la libertà di stampa e la sicurezza dei giornalisti sono prioritarie. La raccolta fondi dal basso. Oggi giornalisti maltesi indipendenti come Caroline Muscat di The Shift news e Manuel Delia di Truth be told stanno continuando a scavare, nel nome di Daphne, con il rischio di essere isolati e messi in ginocchio.

Per questo l’associazione Stampa romana ha aperto un conto corrente per raccogliere il contributo di chi voglia sostenerli: C/O CREDIT AGRICOLE - CARIPARMA E PIACENZA AG. 25 IBAN: IT88H0623005031000040398691

Tratto da: 27esimaora.corriere.it

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