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Di la tua | AntimafiaDuemila

''Rita Atria'' dalla parte di Report

ranucci rai reportdi Ass. Rita Atria
Nelle ultime due settimane stiamo assistendo a ripetuti attacchi e minacce nei confronti della redazione di Report, autorevole programma di approfondimento giornalistico della televisione di Stato.
​​Al centro della ​polemica ci sono le ultime inchieste del programma che abbiamo seguito con interesse.

Nella trasmissione del 10 aprile va in onda l’inchiesta sulla vicenda “Unità-Eni”​ e le presunte agevolazioni concesse al costruttore Massimo Pessina in cambio del salvataggio de​l quotidiano​ l’Unità: un accordo politico risalente al 2014 che vedrebbe il coinvolgimento di Matteo Renzi e del tesoriere del Partito Democratico, Bonifazi.
La ditta di Massimo Pessina (Pessina costruzioni Kz) avrebbe ottenuto appalti in Kazakistan, tramite la partnership con un socio locale (Aksai industriale park), per la realizzazione di opere civili, industriali e infrastrutturali per il consorzio Kpo, controllato da Shell e Eni. Il tutto in cambio dell’acquisizione e il salvataggio del quotidiano l’Unità.
Sempre Pessina, riporta il giornalista Emanuele Bellano, ​dopo l'acquisizione del quotidiano, ​avrebbe ottenuto ​nel 2015 ​commesse in Italia per la realizzazione dei poliambulatori di Bologna e Sassari e l’ospedale di La Spezia, e nel 2016 i protocolli per la realizzazioni di 5 ospedali in Iran.  

L'ex Primo Ministro ​Matteo Renzi e successivamente il tesoriere Dem, Bonifazi, minacciano ​di querelare il programma.

Nella trasmissione del 17 aprile Report ​descrive la gestione degli studi cinematografici di Cinecittà, ​in parte​ ceduti dal Governo Prodi​ alla società privata ​"​Cinecittà Studios​"​ di Luigi Abete, ma negli ultimi mesi in procinto di tornare nuovamente sotto il controllo pubblico per una spesa di circa 20 milioni di euro, ma con un disavanzo di bilancio di oltre 32 milioni​ che sarebbero a carico del Ministero, e quindi della spesa pubblica.​
​Tra questi vi è anche l'acquisizione, da parte della Cinecittà Studios​, degli studi di Papigno, il nuovo polo cinematografico in provincia di Terni fortemente voluto da Roberto Benigni e finanziato con fondi europei, statali e locali. Nel  2005, dopo aver raggiunto un passivo stimato in 5 milioni di euro, Benigni ​avrebbe ​deciso di abbandonare il progetto e vendere alla ​società di Abete, che si fa carico quindi dei debiti contratti, ​ma una volta acquisita la struttura la chiude non svolgendo più alcuna attività.

Anche Roberto Benigni tramite il suo legale diffida Report dalla messa in onda della puntata e minaccia querele.

​G​iorgio Mottola ​nella sua inchiesta ​analizza​ anche​ il “Tax Credit esterno”, ​un ​provvedimento varato dal Governo nel 2009 per rilanciare i finanziamenti al mondo del cinema, che permette al finanziatore di recuperare il 40% della somma finanziata sotto forma di sgravi fiscali. Ad usufruirne principalmente sono state banche, assicurazioni e finanziarie, ma ne emergere un quadro allarmante: secondo le dichiarazioni delle fonti giornalistiche e per stessa ammissione di alcuni degli intervistati, si potrebbe infatti prefigurare il reato di truffa ai danni dello Stato da parte di più società intermediarie che si accordavano o costringevano i produttori a restituire gran parte delle cifre versate una volta ottenuto lo sgravi fiscale dallo Stato.
 
Nella stessa puntata la trasmissione si è occupata ​anche ​dei vaccini anti-papilloma, ma non per discutere della loro utilità o meno, bensì per analizzare il funzionamento della “farmacovigilanza” che obbliga il medico a segnalare eventuali reazioni avverse manifestate dal paziente nell'arco delle 36 ore successive alla somministrazione del vaccino, e che da quanto emerso dalla testimonianze raccolte dalla redazione avviene ​raramente​ e in presenza di molte difficoltà.

È montata subito la polemica e dalle prese di posizione si è passati allo scontro politico:​ hanno commentato duramente il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi, esponenti del mondo della medicina e del mondo della politica, è intervenuta la stessa Ministra della Sanità Beatrice Lorenzin che ha parlato di “atto di grave disinformazione”. Sorprende però che lo stesso Ministero, come anche l’ISS e l’AIFA contattati da Report con richiesta di intervista sull'argomento​,​ in fase di realizzazione dell’inchiesta​,​ abbiano rifiutato negando di rilasciare un loro parere.

Ranucci a nome dell’intera redazione ha più volte ribadito in puntata l’utilità dei vaccini, definendola “la scoperta più  importate per la prevenzione degli ultimi 300 anni” auspicando una maggiore trasparenza e lotta alla corruzione come vero rimedio al fronte anti-vax.

Ma lo scontro è politico, ​e la polemica sui vaccini sembra più un pretesto per colpire duramente il programma. Nel CDA della Rai come in Commissione di Vigilanza si sono mosse le sponde partitiche, con il Partito Democratico a guidare l’attacco. I vertici della televisione di Stato hanno aperto una “formale istruttoria” che potrebbe portare a sanzioni come la sospensione temporanea della trasmissione, circostanza smentita poi da una dichiarazione delle Presidente Rai Monica Maggioni.

Ancora più grave però è la minaccia di eliminare le tutele legali da parte della Rai, che lascerebbe i giornalisti soli a difendersi dalle eventuali denunce.
È un vecchio metodo quello di spaventare e minacciare con querele un giornalista che non si riesce a zittire, e che purtroppo funziona fin troppo bene con giornalisti privi di coperture legali.

Report ha più volte dovuto affrontare querele e processi, vinti nella quasi totalità, e non è nuova agli attacchi politici, già nel 2011 il governo Berlusconi voleva censurare il programma e revocare la copertura legale. In molti solidarizzarono con la redazione del programma riconoscendone il valore di un giornalismo di approfondimento di altissimo livello, con inchieste accurate e di chiara divulgazione seguite da milioni di telespettatori, un simbolo del Servizio Pubblico, come recitava l’appello lanciato da Articolo 21 “Nessuno tocchi Report” sostenuto da singoli e associazioni, dallo stesso Partito Democratico, e anche da Roberto Benigni, uno dei primi firmatari.
​Gli stessi che nel 2011 ​manifestavano contro ogni forma di bavaglio, oggi minacciano querele.

Gli uomini e le donne dell’Associazione Antimafie “Rita Atria” cresciuti alla scuola di Pippo Fava, di Graziella Proto e del loro concetto etico di giornalismo, manifestiamo il nostro supporto a Sigfrido Ranucci e a tutta la redazione di Report, contro ogni forma di minaccia e censura.

Associazione Antimafie Rita Atria

#NoiStiamoConReport​

Tratto da: ritaatria.it

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