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Intervista a Letizia Battaglia. "Vi presento il mio progetto culturale per Palermo"

battaglia-letizia-web0Letizia Battaglia illustra il suo progetto per la città: aprire ai Cantieri culturali un Centro internazionale con un archivio di immagini, una scuola e uno spazio per le mostre. “Il modello è quello di New York”
di Paola Nicita - 27 dicembre 2012
Letizia Battaglia ha settantasette anni, i capelli rossi, figlie e nipoti, un cane bianco e nero, una sfilza dei massimi riconoscimenti internazionali ricevuti in giro per il mondo, e un progetto per la sua Palermo. È partita, ed è tornata moltissime volte, da questa città di amore amaro, come titola il documentario su di lei appena trasmesso da Sky, perché il mare di Palermo è dolce e sa di naufragio.
Letizia Battaglia ha un desiderio, realizzare il Centro internazionale di fotografia per questa città a cui ha dedicato le sue immagini da quasi quaranta anni. Tra qualche giorno, insieme all’assessore comunale alla cultura Francesco Giambrone, la fotografa effettuerà il sopralluogo per confermare la scelta dello spazio da trasformare in museo, ma non solo. Il progetto comprende anche la realizzazione di una scuola di fotografia e di una galleria.

Letizia Battaglia, vuole raccontare come avverrà tutto questo?
«Con molto impegno e buona volontà, soprattutto in vista del fatto che non ci sono al momento soldi disponibili. Sarebbe interessante una collaborazione tra Comune e Regione, chi mette gli spazi, chi sostiene le attività. Abbiamo pensato ai vari aspetti del progetto, che coinvolge la memoria, la pratica e l’attività espositiva. Lo faccio per la città, è un dono da scambiarci tutti insieme».

Qual è lo spazio individuato, e come sarà suddiviso?
«I tre padiglioni posti in fila, di fianco alla Scuola del cinema. Uno spazio da articolare, e da destinare alle varie attività. Ho visitato molti luoghi dedicati alla fotografia, tra scuole, gallerie, laboratori, ma per me il modello di riferimento è quello dell’International Centre of Photography di New York. Il Centro internazionale di fotografia della città di Palermo ospiterà dunque un archivio, una scuola e una galleria d’arte».

Allora, in ordine: l’archivio.
«Sarà un archivio di stampe. Chiederò ai fotografi siciliani di donare uno o più immagini realizzate a Palermo. Ma coinvolgerò anche le famiglie palermitane, chiedendo di portare le loro foto di famiglia, foto antiche, tutto il materiale che vorranno donare. Recentemente ho trovato per caso un piccolo fondo di un fotografo palermitano, degli anni Quaranta-Cinquanta, una bella memoria per ricostruire alcuni fatti: il primo convegno dell’Udi, i comizi di Girolamo Li Causi, l’elezione di una miss. Donerò anche questo archivio, insieme ad alcune mie fotografie».

Come funzionerà la scuola?
«La scuola sarà un luogo di cultura, dove si studierà non solo la storia della fotografia, ma anche la storia del-l’arte, del cinema, del video. Anche la tecnica, che per me non è importante, ma è giusto che si possa imparare, per rispondere alle domande di chi vuol sapere. Non solo foto di reportage, ma foto d’arte, creativa, varie tipologie. Per imparare quello che è stato fatto, ma per raccontare anche, e soprattutto, quello che hai dentro. Ci sarà spazio per la musica, per la scrittura, per l’incontro tra le arti».

Le mostre, infine: come verranno selezionate o proposte?
«Sarà uno spazio articolato, ma con semplicità e la collaborazione progettuale dell’architetto Iolanda Lima. Ci sarà spazio per i fotografi della nostra terra, per quei giovani validi che molte volte non sanno dove andare a mostrare il proprio lavoro, e hanno molte difficoltà. Una parte della galleria verrà riservata ai fotografi internazionali, e un’altra ad artisti che adoperano la fotografia come mezzo espressivo».

C’è già un progetto relativo ad una mostra per l’apertura?
«Sì, insieme alla critica Giovanna Calvenzi, esporremo le immagini di vari fotografi italiani realizzate a Palermo. Immagini di persone, di architetture, per un racconto complessivo della città».

La recente inaugurazione di Zac, Zisa Arti Contemporanee e del cinema De Seta è un passo nella realizzazione della città della cultura da molti anni immaginata, che si completerebbe con il Museo della fotografia...
«La cittadella ai Cantieri culturali potrebbe davvero tornare ad essere un luogo importante, di riferimento per la cultura. Un luogo dove si fanno cose sensate. Per il Centro di fotografia vorrei coinvolgere i cittadini in prima persona, confrontarmi con loro e ascoltare suggerimenti. Vorrei capire ad esempio se la Scuola deve essere completamente gratuita, oppure con un contributo, perché i docenti devono essere pagati».

Quanto tempo occorre per aprire il Centro?
«Vorrei che il Centro fosse immediatamente fruibile, recuperando gli spazi in modo essenziale e veloce. Le fotografie consultabili con facilità, poste dentro cassettiere, un ambiente dinamico, dove ciascuno può trovare quello che cerca. E poi deve esserci una biblioteca dedicata alla fotografia».

Ma come fare senza fondi?
«Scriverò personalmente agli editori che conosco un po’ ovunque, chiedendo se per favore possono mandare qualche catalogo per questo museo. Ci tengo tanto».

Tratto da: LA REPUBBLICA

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