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Di la tua | AntimafiaDuemila

La masso-'ndrangheta dei Gotha nel libro di Claudio Cordova

di Anna Giuffrida
Dalla prima guerra di ‘ndrangheta alla creazione de La Santa, passando per il summit di Montalto fino ad arrivare alla seconda guerra di ‘ndrangheta. Le vicende storiche, e giudiziarie, della più attiva organizzazione criminale italiana sono a molti sconosciute e, in alcuni casi, sono rimaste irrisolte. Anche questo ha contribuito, negli ultimi 50 anni, a far gotha 610crescere gli affari e il predominio della ‘ndrangheta fuori dai confini prima calabresi e dopo italiani, invadendo il mercato illegale internazionale. Di questo cinquantennio, e oltre, e del mutamento di strategie messe in atto in quegli anni dai boss della ‘ndrangheta parla il libro “Gotha - Il legame indicibile tra ‘ndrangheta, massoneria e servizi deviati”, scritto dal giornalista Claudio Cordova edito da Paper First, casa editrice della società editoriale Il Fatto.
Un saggio storico - scientifico, “sintesi di processi penali di centinaia di migliaia di pagine” come puntualizza il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho autore della prefazione, che rende leggibile e svela le dinamiche che hanno spinto i clan calabresi a legarsi alla massoneria e alla destra eversiva.
“Già negli anni ’80, un collaboratore affermava che è importante che Cosa Nostra replichi il sistema della ‘ndrangheta - spiega il procuratore de Raho, durante la presentazione del libro - Bisogna entrare nella massoneria, dice Cosa Nostra ai propri, perché così sta facendo la ‘ndrangheta e sta avendo grandi risultati. Infatti la ‘ndrangheta attraverso i propri esponenti entra silenziosamente nelle logge massoniche calabresi, e attraverso quell’appartenenza riesce ad intessere rapporti con soggetti importanti. Diventa interlocutore dell’impresa, della politica. Ma fa di più: riesce a stringersi a determinati esponenti pubblici tanto da pensare che è la stessa ‘ndrangheta che deve individuare i soggetti che diventeranno i politici della Calabria, tanto da crescerli e seguirli. E via via, pensa di poterli promuovere per portare la componente del consiglio comunale al consiglio regionale, poi dargli un assessorato, poi semmai assegnargli la presidenza della giunta, e poi il parlamento nazionale fino al parlamento europeo. Questa era la proiezione della ‘ndrangheta, per la quale erano ben chiari gli scopi: a comandare dovevano essere loro.”

cordova claudio pres roma

Il giornalista, Claudio Cordova


Una trasformazione che porta alla nascita de La Santa che è “una sorta di élite della ‘ndrangheta, una loggia coperta, occulta, formata inizialmente da trentatré persone”, come puntualizza l’autore nel libro. Un “nuovo livello organizzativo” per l’organizzazione criminale calabrese che Cordova descrive nel suo libro, intervallando la narrazione giornalistica dei fatti alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia che, dalle inchieste Olimpia e Meta al procedimento noto come Cent’anni di storia, con le loro dichiarazioni hanno fatto conoscere riti di iniziazione, strategie e retroscena della nuova occulta ‘ndrangheta. Le loro dichiarazioni, insieme a stralci di sentenze di quegli anni, accompagnano il lettore come note al racconto dei fatti. E’ così che l’autore mappa, con una scrittura agile e pulita, anni di carte processuali e ricostruisce fatti storici rendendoli leggibili e spiegando come la cronaca di quegli anni dal territorio calabrese inizi ad assumere rilevanza nazionale.
“La rivolta di Reggio Calabria nel 1970 per qualche reggino è una ferita ancora aperta - afferma l’autore, Claudio Cordova giornalista di Reggio Calabria e direttore del quotidiano online ‘Il Dispaccio’ - E’ un momento chiave, perché è l’emblema di come la ‘ndrangheta sia capace di sfruttare i fenomeni sociali a proprio vantaggio. La decisione di assegnare il capoluogo a Catanzaro scatena una guerriglia per circa due anni, che poi si chiuderà con un fatto unico secondo me nel mondo occidentale: con i carri armati che sfilano per il corso principale. Due anni di guerriglia e coprifuoco, in cui la ‘ndrangheta riesce a cavalcare questa sommossa nata in maniera abbastanza spontanea ma che poi viene inglobata dalla Destra eversiva.” E aggiunge: “Quello è stato un laboratorio criminale, Reggio Calabria soprattutto, ma direi la Calabria in generale. Altrimenti non si spiegherebbe perché Avanguardia Nazionale avesse la propria colonna principale a Reggio Calabria. I capi di Avanguardia Nazionale dialogavano spesso con la ‘ndrangheta e in particolare con la cosca De Stefano, con i Piromalli, che ha un po’ modernizzato la ‘ndrangheta in quel periodo. Secondo me non è un caso che Franco Freda trascorre la propria latitanza a Reggio Calabria, ospite dei De Stefano che gli forniscono il passaporto falso per fuggire in Costa Rica. Una vicenda che poi arriva a toccare la trattativa per la liberazione di Aldo Moro. Non può essere tutto un caso.”

cordova deraho lillo

Da sinistra: Claudio Cordova, Federico Cafiero de Raho e Marco Lillo


Un lungo filo nero che dalla Calabria arriva ai centri di potere di tutta Italia, coinvolgendo anche personaggi di spicco calabresi, come il notaio Marrapoti, a cui Cordova dedica parte del suo libro. Emerge in quei passaggi la formazione della zona grigia, italiana, dove si insinua la criminalità calabrese. “Senza queste figure la ‘ndrangheta sarebbe rimasta una banda armata, non sarebbe riuscita ad entrare in quelle stanze inaccessibili - precisa l’autore, presentando il suo libro - Quello che fa fare il salto di qualità è quel lunghissimo elenco di figure cerniera tra l’ala militare e i mondi occulti, della massoneria deviata e dei servizi segreti deviati.” Da qui si arriva all’espansione della ‘ndrangheta in “masso-‘ndrangheta”, come la chiama l’autore nel suo libro, di cui è espressione l’inchiesta Aemilia che è la prova di come la ‘ndrangheta si sappia muovere anche fuori dai confini calabresi. “La ‘ndrangheta è riuscita a costituire soggetti economici un po’ in tutta Italia ed Europa. Sono soggetti imprenditori che si muovono nei settori più diversi a seconda dell’opportunità - aggiunge il procuratore Cafiero de Raho - Società che tendono di volta in volta ad aggregare altri soggetti economici sul territorio, offrendo servizi che sono per lo più servizi illegali, come false fatture e manodopera a prezzi molto bassi. Società che durano un paio di anni e dopo vengono chiuse.”
Una serie di affari che rafforzano la ‘ndrangheta e i suoi Gotha, nel silenzio di tanti. “Vi sono tantissime persone in Calabria, oneste e perbene, che è come se fossero mute, non hanno voce. E a volte non riescono nemmeno ad incontrarsi, anche perché non c’è una condivisione pubblica”, commenta Cafiero de Raho. Il libro si assume il compito, implicito all’indagine, di strappare il velo dell’omertà che protegge da sempre la ‘ndrangheta. Lo stesso Claudio Cordova non ne fa mistero e, rivolgendosi al pubblico romano della conferenza, sottolinea così la condizione che si vive nella punta dello Stivale: “In Calabria accadono delle cose gravissime, e non lo sa nessuno. Questo oscurantismo del fenomeno mafioso ha permesso alla ‘ndrangheta di diventare quello che è. A fronte di una mafia siciliana che dopo l’epoca stragista ha avuto un indebolimento, la ‘ndrangheta ha sfruttato sempre la strategia della sommersione. La Calabria - conclude - farà dei passi avanti solo quando diventerà un caso nazionale.”

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