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Di la tua | AntimafiaDuemila

La pista americana su Capaci e le risposte che mancano dai processi accertati

falcone video euronewsdi Simona Zecchi - Video
Sono passati pochi giorni dalle rivelazioni del collaboratore di giustizia Maurizio Avola sulla strage di Capaci che hanno portato a nuove indagini e che aggiungono un altro livello, tutto da accertare, a quello militare già appurato nei processi passati in giudicato. Il collaboratore, che ha permesso anche la riapertura di un altro importante caso, l'omicidio del giudice Antonino Scopelliti avvenuto nel 1991, ha infatti prodotto un identikit di un artificiere statunitense esperto in esplosivi inviato in Sicilia dal boss John Gotti. Il magistrato Luca Tescaroli ci ha già parlato di atto di guerra destabilizzante.



L'indagine di Edoardo Montolli
Poiché verità storica e quella giudiziaria non sempre, anzi quasi mai, confluiscono - tal volta collidono- in un unico quadro complessivo che possa costituire, per chi resta, un lascito alla memoria collettiva, il lavoro del giornalismo d'inchiesta soprattutto quello minuto, quasi maniacale nella ricerca delle fonti e degli incastri, costituisce un importante strumento nella ricerca della verità e a volte puo' far riaprire le indagini. Nei casi piu nobili, e rari, puo' permettere anche modifiche al codice penale (come accadde nel 1961 grazie al lavoro di inchiesta del giornalista Enzo Asciolla, che permise di introdurre la possibilità di riapertura degli omicidi).

Per questo, di pista americana e di altro abbiamo parlato con il giornalista e scrittore Edoardo Montolli autore, nel 2018, del libro "I Diari di Falcone" (Chiarelettere) e già autore di un altro libro intervista all'ex poliziotto ora avvocato, Gioacchino Genchi, all'epoca della stagione delle Stragi appartenente alla squadra "Falcone-Borsellino" del discusso poliziotto Arnaldo La Barbera (squadra dalla quale se ne ando' sbattendo la porta): "Il caso Genchi. Storia di un uomo in balìa dello Stato" (Aliberti 2009). A Genchi, grazie alla sua preparazione informatica, chiedono allora di scoprire qualcosa sulle agende elettroniche del giudice. E di capire dai telefoni se qualcuno spiasse Paolo Borsellino. E lui qualcosa scopre. Scova file cancellati e li ritrova. Poi ipotizza una pista per via D'Amelio. Ed è la pista americana, quella ipotizzata di cui ha parlato Genchi nei processi, che approfondisce Montolli nel libro "I Diari di Falcone" insieme a molte altre cose.


i diari di falcone white 610

Nella lunga intervista che troverete in questo articolo con il giornalista si sono affrontati diversi argomenti anche il ruolo di Buscetta, del pre e post Buscetta a dire la verità, e di come il suo ruolo dopo la morte del giudice Falcone abbia acquisito un altro sapore. Esempio ne è il processo di Perugia per accertare colpevoli e mandanti dell'omicidio del giornalista Carmine Pecorelli.

Il viaggio a Washington di cui si sono perse le tracce
"Falcone aveva due agende elettroniche - riferisce Montolli - dove annotava appuntamenti, memo ecc. Una delle due fu trovata cancellata in maniera non accidentale dopo il sequestro (avvenuto nel suo ufficio per ragioni investigative ndr). All'interno c'erano alcuni appuntamenti di estremo rilievo e che l'allora Genchi riuscì a recuperare, eventi estremamente importanti, tra cui un misterioso viaggio a Washington che tutti sino ad allora avevano smentito."

Del viaggio di Falcone - continua il giornalista - aveva parlato Carlo Palermo, ex magistrato ora avvocato, che disse che a Washington Falcone andò per incontrare Buscetta: incontro confermato dal "Falcone americano" Charles Rose e che fu anche confermato alla giornalista Maria Cuffaro, nella trasmissione "Il Rosso e Il Nero", da un ex agente FBI e da un funzionario del dipartimento di giustizia americano (nella intervista video i nomi ndr). Lo stesso ex giudice Giuseppe Ayala - prosegue Montolli - lo confermo' al processo. L'allora Ministro Claudio Martelli parlo' di un viaggio per Buscetta dopo l'omicidio di Salvo Lima, avvenuto il 12 marzo 92. Ma il Ministero di Giustizia italiano poi smenti' la cosa. e anche Charles Rose poi fece marcia in dietro. Dopo l'omicidio Lima era stato diramato un piano di destabilizzazione dell'Italia che prevedeva attentati fra il marzo e il luglio 1992 avvenuti con precisione chirurgica." E ancora afferma Montolli: "Genchi recupera i dati della agenda Casio dove c'era proprio in quelle date un viaggio di Falcone a Washington- Questa cosa a processo non è mai stata chiarita, nonostante gli elementi a conferma - come i cellulari di Falcone che in quella settimana non ricevettero chiamate e non effettuarono chiamate, segno evidente che poteva stare all'estero."

Il piano di destabilizzazione contro l'Italia
Prima del tritolo di Capaci infatti lo Stato era già in guerra. Una guerra che aveva fatto i suoi morti, proprio come l'eurodeputato dc Salvo Lima. Del piano di destabilizzazione parlo' subito, diramandolo, l'allora ministro dell'Interno Enzo Scotti dando l'allarme pubblicamente, avvertendo i prefetti di stare all'erta, ma venne scaricato. E costretto a giustificare quella che autorevoli esponenti del suo partito avevano definito una ''patacca'' davanti alla commissione Affari costituzionali.

Ancora del viaggio a Washington
"Non c'è traccia ufficiale di quella settimana degli spostamenti di Falcone - riferisce Montolli - che sarebbe dovuto andare a trovare Buscetta chiedendogli del piano di destabilizzazione. Lima e Buscetta avevano buoni rapporti, come sostenevano anche le passate commissioni antimafia. Questo viaggio invece fu smentito e lo stesso Buscetta, dopo la morte del giudice disse che non lo vedeva dal 1988. Su questa affermazione ci sono ulteriori dubbi perché alla fine del 1991 (15 ottobre), Falcone si trova davanti al Csm (Consiglio superiore della magistratura ndr) per difendersi dalle accuse di aver tenuto nei cassetti i delitti eccellenti. In quell'occasione il magistrato parlo' di uno dei tre massimi pentiti che dopo aver chiuso i rubinetti tre anni prima (quindi 1988) allora intendeva riaprire. Questa persona stando al libro "Cose di Cosa Nostra" era Buscetta." Per approfondire altro sulle contraddizioni di Buscetta è possibile ascoltare l'intervista.

I telefoni clonati della strage
Nella intervista Montolli poi ci parla anche dei telefoni clonati dai quali sono partite tre chiamate nel Minnesota in America, vicenda che deve essere approfondita e che nel processo non è stata chiarita. Al riguardo il magistrato Tescaroli ci ha detto che nonostante siano state fatte indagini queste non hanno prodotto risultati postiivi.

Tescaroli in quella intervista, tra le altre cose, ci ha parlato della dinamica dell'esplosione e della possibilità di un doppio innesco intervenuto nella operazione (doppia bomba). Su questo le indagini non hanno permesso risultati certi ma la possibilità resta ha detto Tescaroli.

L'esplosivo a capaci e il doppio innesco da appurare
Tescaroli ha detto in merito alla dinamica militare:

"Sono stati individuati coloro che hanno messo in atto la strage militare e coloro i quali hanno deliberato e ideata la stagione stragista, in quanto appartenenti alla commissione provinciale di Palermo e allla regionale di Cosa nostra, i massimi organi di governo della organizzazione mafiosa. Per la prima volta si dimostro' che quegli organi non erano solo un organo consultivo, come aveva dichiarato Buscetta durante il maxi processo, ma era anche organismo competetente a decidere."

"Dal punto di vista della dinamica della esplosione - ha proseguito Tescaroli - e della presenza di un altro livello secondo quanto da lei indagato cosa ci puo' dire, ci puo' essere spazio per ulteriori approfondimenti?", abbiamo chiesto a Tescaroli.
"Tutto è stato ricostruito al millesimo per quanto riguarda le modalità esecutive e secondo quanto riscontrato alle parole dei 7 collaboratori che sono state convergenti tra loro su piu' punti. Un lavoro analitico riscontrato in maniera specifica e tutti i contatti telefonici che sono intercorsi lo hanno dimostrato. Si tratta di prove titaniche".

"E' possibile che ci sia spazio per un'ipotesi di un innesco aggiuntivo è possible ma non sono stati trovati elementi in questa operazione. Coloro che svolgeranno le nuove indagini, bene fanno a ulteriormente verificare queto profilo, la verità deve essere totale e completa." Ha detto Tescaroli.

"C'è qualcosa che si puo' fare ancora in merito ai mandanti esterni secondo lei?" abbiamo poi chiesto
"Se pensiamo a un bicchiere, il bicchiere della verità puo' dirsi quasi completo, quasi pieno e proprio per questo ritengo che possa esserci ancora uno spazio di approfondimento dal punto di vista poltico e storico (da commissioni di inchiesta e da giornalisti). Per la verità c'è sempre tempo."

"Fu un atto di guerra - ha anche aggiunto - fu la massima espressione dell'attacco terroristico nella organizzazione che la storia del Paese possa ricordare: è stato accertato il ruolo di Pietro Rampulla (mafioso cresciuto nella scuola di Ordine Nuovo ex organizzazione di estrema destra) che si occupo' del profilo tecnico e procuro' anche i telecomandi che aziono' l'esplosivo. Fu anche fatta una prova su scala ridotta della strage per verificare se le cariche esplosive funzionavano (a Livorno nel settembre del 1992). Quella carica dimostro' che poteva esplodere. In particolare Gioacchino La Barbera, il Ferrante e Brusca spiegarono analiticamente come procedettero al travaso dell'esposivo e come venne innescata la carica."

"Sulla base degli accertamenti e gli esiti del processo di cui mi sono occupato non fu possibile dimostrare che fu un doppio innesco della carica (due bombe) ma che era possibile accadesse. Il Brusca se ne meraviglio' ", ha aggiunto Tescaroli.

In gergo esplosivistico i tecnici si riferiscono al rafforzamento di una carica con l'espressione "esplosivo nobile" che rende più efficace l’effetto di devastazione che venne provocato da circa 500 kg di esplosivo non particolarmente nobile.

Tra i dubbi da chiarire, e che pongono insieme distanza e stimolo all'attività giudiziaria, questo rappresenta uno dei nodi fondamentali: il viaggio che potrebbe condurre partendo da elementi specifici e tecnici a un ambito storico-geografico e politico diverso. Abbiamo iniziato queto pezzo con la storia di un artificiere e con gli artificieri abbiamo chiuso.

Tratto da: it.euronews.com

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