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Arresto Caldarola a Bari: una buona notizia per l'informazione rigorosa

auto polizia di stato c imagoeconomicadi Maria Grazia Mazzola*
È il potere-dovere delle domande dei giornalisti che cambia le sorti della realtà. Ma bisogna crederci e comprendere prima di tutto il tipo di domande. Se quel 9 febbraio scorso a Bari giorno dell’aggressione mafiosa subita da me, avessi seguito il pensiero dominante e cioè che nei quartieri mafiosi non si entra a fare domande, oggi il quartiere Libertà di Bari sarebbe rimasto al buio. Le domande fanno luce sui traffici, sulla violenza, sulle estorsioni, omertà e paure.
Ivan Caldarola è stato arrestato a Bari per estorsione con altri giovani reclutati con un blitz della polizia con elicotteri al seguito. Il figlio della mafiosa Monica Laera che mi ha aggredita a Bari in via Petrelli. Le mie domande erano centrate proprio sul ruolo del rampollo emergente del clan il diciannovenne Ivan Caldarola rinviato a giudizio anche per stupro di una bambina di 12 anni. Perché la mafia è anche questo e va raccontato e denunciato. Un fatto del quale i giornali di Bari non hanno scritto.
Mio dovere dunque era puntare le domande, una fiaccola, nel buio del ruolo emergente di un ragazzo violento che teneva col suo clan sotto scacco un quartiere, un pezzo della città di Bari. Avevo denunciato in diretta a Uno Mattina e anche a Speciale Tg1 che i minorenni delle famiglie disagiate venivano reclutati dai clan per lo spaccio e le estorsioni. Avevo detto: “Stato svegliati! Non attendere che i ragazzini finiscano in carcere ma intervieni con politiche sociali giovanili. Intervieni prima”.
Il silenzio assordante della prevenzione lascia sconcertati. Al sud è emergenza giovanile, le fasce più deboli sono reclutate dai clan. Questo il senso del mio Speciale Tg1. Il risultato è stato un cazzotto in faccia ricevuto dalla madre mafiosa di Ivan Caldarola, Monica Laera oggi indagata dalla DDA per lesioni, minacce di morte e aggressione nei miei confronti aggravate dal metodo mafioso.
Considero questo solo un primo capitolo di pulizia a Bari. Immaginate cosa significhi questo arresto per i minorenni che frequentano il Redentore di Bari la parrocchia che lavora con don Francesco Preite invece per il recupero e la qualificazione professionale dei giovanissimi. L’intimidazione è fortissima sulle fasce deboli: genitori disoccupati, genitori in carcere, e ai minorenni chi ci pensa? I clan che li reclutano per spacciare e avere soldi facili in tasca in cambio di una frazione di vita consumistica per gustare l’illusione di un lusso. Oggi per loro c’è il carcere. L’illusione è svanita.
Tante fiaccole, tante piccole luci-domande possono illuminare una città. Poi tante città, tutti insieme possiamo illuminare il Paese.

* Inviata Speciale Tg1

Tratto da:
stamparomana.it

Foto © Shobha

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