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Di la tua | AntimafiaDuemila

Come si costruisce un deputato in ''odor di mafia'' ad Arslandia

sciascia leonardodi Luciano Armeli Iapichino
Che sia subito chiaro! Nessun riferimento a misfatti o a persone.
Nessuna trasposizione letteraria o personaggio rubato alla realtà.
Nessun artificio di sciasciana memoria elaborato dalla fantasia di uno scrittore.
Non sia mai!
Arslandia è un luogo inventato e che insiste esclusivamente nel Nulla; e se proprio la dobbiamo localizzare e perimetrare con delle coordinate spaziali, l'accosteremo a una terra bellissima, baricentro di culture millenarie, “arsa” dal sole – da qui l’origine del nome - che, ogni tanto (ma solo ogni tanto) è offuscata dalle ceneri piroclastiche della natura: quella criminale dell’animale umano.
Arslandia ha comunque delle peculiarità, come la Lilliput di Gulliver: anche qui i nani dell’etica, i criminali del “puzzo del compromesso”, diventano giganti a furor di popolo, da professionisti in odor di mafia a deputati.
Arslandia ha un palazzo di Governo gravido di “onesti” rappresentanti degli arslandiani democraticamente eletti, pronti a misurarsi con le difficoltà di varia natura per il bene collettivo e a sottoscrivere criminosi accordi di subappalti per faraoniche opere da realizzare.
Il popolo li ha voluti come guide spirituali, prima che politiche, in quest’alba del III Millennio. E i leader “religiosi”, com’è risaputo, sono sempre imbevuti di nobili attributi dell’anima. Anche per questi deputati, con le cautelanti eccezioni, vige la stessa regola.
E nulla costa, se è capovolta!
Scarso senso d’imbarazzo, tracotanza, pseudo-perbenismo, amicizie criminali, parentele discutibili, incarnazione dell’interesse personale da garantire nelle giornate estive, altalenante sindrome di latitanza dallo scranno, abile capacità di manovra del voto di scambio, sviluppato senso di onnipotenza sono solo alcune delle attitudini più espressive di qualcuno dei lor signori già collaudati nella precedente legislatura.
E per i nuovi?
O meglio per qualcuno di loro? C’è stato l’aiutino di elettori discussi e discutibili, che pure devono esprimere un consenso fino a quando permane integro il godimento dei diritti politici?
Ad Arslandia, come da copione, prima di ogni election day i voti si cercano ovunque, nelle case, nei bar, nelle piazze, nei vicoli, nei capannoni, davanti ai comitati elettorali, negli uffici.
La dialettica politica, il confronto, il raffronto delle idee per il bene supremo e che amalgama candidati ed elettori nella lega del reato è, ad Arslandia, vivo, produttivo, costruttivo.
A volte, capita, che il fetido bene supremo (nel senso che va oltre a quello dell’interesse collettivo per innalzarsi nel firmamento del potere criminale) riesca a fare miracoli. Allo stesso tavolo siedono, di fatto: candidati che in realtà sono luogotenenti del potere masso-mafioso, sindaci perbene nelle vesti di capipopolo, indagati per reati vari tra cui l’associazione per delinquere, familiari di ergastolani al 41 bis e, magari ex uomini delle istituzioni che ostentano forti amicizie tra gli alti vertici delle forze dell’ordine, elettori.
Ovviamente questo è solo esercizio letterario, per carità ma può dare l’idea di come si costruisce un deputato in odor di mafia ad Arslandia, che funga da salomonico garante dei sodalizi tra consorterie criminali interprovinciali di tutto rispetto pronti ad avventarsi in losche logiche di spartizioni; un prototipo di “rappresentante del popolo” che affonda il suo secchio di consensi nella stragrande maggioranza di un popolino vittima di una sottocultura dilagante, sordo all’urlo della minoranza che paventa i rischi delle ataviche logiche del compromesso che hanno già brutalizzato il passato, il presente e il futuro d’intere generazioni.  
E sì, un sistema irriguardoso verso il futuro!
Un tempo, ad Arslandia, c’erano le associazioni antimafia e anti-racket a tenere testa, a questo Risiko politico-criminale.
Oggi certa antimafia si preoccupa di visibilità o ha spostato il raggio di fuoco contro altra antimafia nella guerra delle primedonne e l’anti-racket, dal canto suo, allontanandosi da quei valori fondanti da cui era nato, si trova alle prese con una delle più  “tristi” pagine della sua storia, scritta con dimissioni clamorose, scontri al suo interno e nomine anomale. Il sistema criminale è riuscito nella più titanica delle sue imprese: ha contaminato quello sano e di contrasto.
Senza vergogna il primo, senza imbarazzo il secondo.
La lotta alla mafia, ad Arslandia, è stata tumulata. Il feretro è stato portato a spalla da alcuni necrofori istituzionali e da rappresentanti dell’antimafia: in comune?
Un cliente, un amico, un fratello, un conoscente, un nipote, un cognato o un genero in odor di mafia.
Sciascia per la sua Sicilia parlava di “pigliainculo che vanno diventando un esercito”.
Ad Arslandia sono gli scheletri nell’armadio di alcuni pigliainculo della società pseudo-civile-istituzionale che diventano generali di eserciti popolari fuori controllo e fuori dalla realtà.

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