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Di la tua | AntimafiaDuemila

I sospesi della monnezza...

di Alessio Di Florio
… tra ecoballe abruzzesi in Marocco, ricette mediche abruzzesi e siciliane nella “Terra dei Fuochi” e “navi dei veleni” di ieri (e di oggi?)

discarica spazzatura 610

Esattamente un anno fa pubblicai su Terre di frontiera quest’articolo sulla vicenda dei rifiuti abruzzesi spediti in Marocco. Una vicenda che da subito apparve in alcuni aspetti nebulosi, con parte della stampa che apparve seguirla un po’ col “freno a mano”. Di fatto questa è l’ultima notizia giunta in Italia sulla vicenda. Rispondendo all’interrogazione citata nei nostri articoli il Ministero dell’Ambiente, nella persona di Silvia Velo, non fece altro che confermare quanto scrivemmo precedentemente alla seduta in cui rispose. Per il resto in questi mesi nulla è più trapelato. E’ passato un anno e, incredibilmente, le domande poste l’anno scorso sono ancora lì.

- Perché e da dove era venuta la notizia, poi rivelatasi infondata, che in Marocco sarebbero finite le ecoballe di “Taverna Del Re”? Il governatore De Luca annunciò una denuncia, che ne è stato?

- L’anno scorso il primo carico dall’Abruzzo fu fermato in attesa di ulteriori analisi richieste in Marocco. Quali sono stati i risultati? I rifiuti sono poi scesi a terra? Ci sono stati altri carichi successivi? Quanti e quando?

- Prima di questo carico che l’anno scorso scatenò l’attenzione mediatica sulle due sponde del Mediterraneo ci furono altri carichi? Oltre il Marocco dall’Abruzzo partono carichi per altri Stati? Quanti e quali?

Questo post è intitolato “I sospesi della monnezza” perché, approfittando dell’anniversario, qualche domandina la si vuol porre anche su altre questioni sbucate nei mesi scorsi. Magari passate in sordina, non notate da quasi nessuno. Ma che meriterebbero, probabilmente, molta più attenzione

In questi giorni il Vesuvio è in fiamme, la situazione è drammatica. E, come stanno denunciando alcuni tra i migliori comitati e giornalisti d’Italia, stanno bruciando anche rifiuti di ogni tipo. Il 14 settembre scorso Antonio Musella e Vincenzo Tosti hanno documentato che nei roghi della “Terra dei fuochi” erano state rinvenute ricette mediche provenienti dalle asl delle province di L’Aquila, Enna e Messina. Interrogandosi sulla vicenda Mattia Fonzi aveva rintracciato una delibera della ASL 1 abruzzese e citato l’avvio di un servizio ispettivo disposto dalla Regione. Ma anche in questo caso, quasi un anno dopo le domande sono ancora tutte sul tappeto

- Quali risultati ha avuto, se ne ha già avuto(se non ne ha ancora avuto, perché?), il servizio ispettivo abruzzese?

- Come è possibile che ricette mediche siano finite in Campania tra i rifiuti abusivamente sversati da camorra e compari?

- Nelle due regioni sono stati presi provvedimenti perché non si ripetano episodi simili?

E’ notizia di queste ultime settimane che si sta archiviando, forse per sempre, la ricerca della verità giudiziaria sull’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. La famiglia di Ilaria però ha deciso di non arrendersi e sta continuando a battersi come un leone perché non accada. Parlare di Ilaria Alpi e del suo assassinio è parlare del traffico di rifiuti internazionali e delle “navi dei veleni”. Nell’Intervista di Toni Mira su Avvenire dell’8 gennaio di quest’anno (ringrazio Augusto De Sanctis che mi segnalò l’intervista) al presidente della commissione parlamentare ecomafie Alessandro Bratti leggiamo queste frasi “C’è ancora un traffico di rifiuti verso Paesi stranieri? Sicuramente sì […] Abbiamo verificato che esiste un traffico di rifiuti pararegolare, che riguarda numerosi porti europei verso il Nordafrica. Si tratta di traffici ‘regolari’ ma che poi, come abbiamo verificato, in alcuni casi regolari non sono. Vengono denunciati come materie prime e seconde e in realtà sono veri e propri rifiuti. […] Stiamo facendo una relazione proprio su questo traffico di rifiuti transfrontaliero dove racconteremo tutto. Ma non ci sono solo questi traffici.

Di cosa vi state ancora occupando?
Dell’esportazione del Cdr, il combustibile da rifiuto prodotto in Italia, non smaltito nei nostri cementifici ma che va all’estero. Ci sono delle filiere verso il Marocco, il Portogallo, la Romania. Anche in questo caso ci sono state situazioni in cui i Paesi ‘riceventi’ hanno chiesto di fare delle ulteriori analisi perché hanno sospettato che il materiale non corrispondesse veramente alla descrizione cartacea, che invece di Cdr fosse rifiuto vero e proprio. […] Come si è globalizzata l’economia, così il malaffare. Il traffico di rifiuti, lecito e illecito, va ben oltre i confini, non è più un problema nord-sud Italia.

Il giorno prima su Avvenire venne pubblicata quest’altra intervista dove si afferma che tra Mauritania e Mali sono in azione “gli stessi personaggi” dei tempi del capitano Natale De Grazia e che enormi traffici bellici stanno spargendo l’ex arsenale di Gheddafi in “mezza Africa”.

E anche queste due interviste scatenano dubbi e interrogativi. Le “navi dei veleni” sono forse ancora attive? Ci sono ancora organizzazioni criminali che proseguono l’attività su cui stavano indagando De Grazia e Alpi? Chi sta lucrando? Chi li appoggia? Chi è coinvolto? Al di là di questo e venendo alle possibili irregolarità a cui fa riferimento Bratti, ci sono stati riscontri? Qualcuno è stato sanzionato?

Tratto da: heval.altervista.org

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