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Atlantide, Andrea Purgatori presenta: ''Ustica, 40 anni di bugie''

di AMDuemila - Video
Il giornalista ha deciso di aprire una linea telefonica per chi intendesse riferire importanti testimonianze sulla strage durante la diretta

"Dopo 40 anni abbiamo uno scenario e da quello non si torna indietro: non sappiamo esattamente chi ha colpito il Dc-9 ma sappiamo chi volava quella sera sopra Ustica (americani, francesi e libici) e questo è un dato positivo". A dirlo all’agenzia AGI è il giornalista d’inchiesta Andrea Purgatori che questa sera alle ore 21.15 torna su La7 con Atlantide parlando proprio della strage di Ustica nella quale persero la vita 81 passeggeri dell’aereo Itavia di cui sabato 27 giugno si ricorderà il 40esimo anniversario. Il secondo dato positivo, secondo Purgatori, “è che l'inchiesta penale non è stata ancora chiusa perché la Procura sta lavorando su altri elementi anche a distanza di 40 anni: fino al 2004 c’è stato un processo penale per i depistaggi, non uno per le cause della strage e per i responsabili della strage. Non c’è stato ancora perché l'inchiesta penale è in corso ancora, è inutile che si raccontino altre balle”.
Tra le bugie dei 40 anni di Ustica elencate nel suo speciale Atlantide del 24 giugno, Purgatori considera la più grossa tra le fake news di questi decenni quella relativa al Mig libico recuperato sulla Sila, ufficialmente caduto il 18 luglio anziché il 27 giugno, durante quel duello nel cielo di Ustica. "La versione ufficiale raccontava che era precipitato perché il pilota, decollato da Bengasi, aveva avuto un infarto, l'aereo era arrivato da solo in Calabria con il pilota automatico, e quando era finito il carburante era caduto sulla Sila. Oltre ai fori sulla carcassa e alla decomposizione del cadavere del pilota - ha spiegato il giornalista - ci sono dei testimoni in Calabria che quella notte videro un aereo inseguito da due caccia militari che gli sparano col cannoncino, se la possono raccontare come gli pare, ma insomma". Purgatori ha poi aggiunto. "Ci sono una serie di elementi su cui hanno lavorato i magistrati che chiariscono che sotto al Dc9 c'erano almeno uno o due aerei che si nascondevano, bersagli di quello che era successo quella notte e che probabilmente erano libici. Certamente uno era quello che è finito sulla Sila probabilmente ce n'era un altro come ha sempre sostenuto Gheddafi". Sicuramente in quel momento, ha precisato, avere dei Mig libici che passavano sulla verticale della sesta flotta non poteva essere accettato, "Gheddafi all'epoca era il nemico numero uno dell'Occidente, un po' come poi lo sono stati Saddam Hussein e Bin Laden, in quel momento il Mediterraneo era il posto più pericoloso del pianeta non è che potevano passare dei Mig. Quando entravano nel nostro spazio aereo le tracce venivano cancellate, e passavano, i nostri alleati non potevano tollerarlo". Tra le bugie dei 40 anni di Ustica Purgatori elenca anche la ritrattazione della precedente ammissione dell'uscita dei caccia americani, quando il comandante della portaerei americana Saratoga, chiarisce, "disse che avevano spento i radar perché eravano nella rada del porto di Napoli e avrebbero disturbato le trasmissioni tv. Un comandante di una portaerei come la Saratoga che spegne i radar sarebbe finito davanti alla Corte marziale". Tra gli americani che hanno ritrattato davanti ai magistrati c’è Brian Sandlin (ex membro dell'equipaggio della Saratoga), che la sera del 27 giugno 1980 era in servizio sul ponte della portaerei e aveva raccontato, prima a Purgatori nella puntata di Atlantide dedicata al 38 anniversario della strage e poi ai magistrati, di aver visto due F-4J Phantom della squadriglia "Fighting 103" rientrare sul ponte al termine di una missione di combattimento contro due Mig libici senza più i loro armamenti sotto le ali.
"Ha fatto arrabbiare moltissimo i magistrati italiani. Ma dopo che hanno ritrattato il comandante della Saratoga, e il capo della Cia a Roma Duane Clarridge mi pare naturale che lo faccia anche il marinaio della Saratoga il quale chissà quali pressioni avrà ricevuto". Ma il giornalista ha trovato un altro marinaio della Saratoga, che non è ancora stato sentito dai magistrati (l'intervista e' proposta nello speciale di Atlantide, il 24 giugno): "Ha confermato la prima versione di Sandlin". I magistrati italiani, chiarisce, "sono stati bravissimi, hanno ricostruito minuto per minuto il volo del Dc9, si vede distintamente che sotto l'aereo o accanto c'era almeno un altro aereo". Adesso a fare la loro parte nella ricerca della verità nel quarantennale ci sono i nastri della conversazione dei piloti ripuliti dai tecnici di Rainews 24. Finora si era riuscito ad ascoltare solo un "Gua", un pezzo di una parola mozzata, che poteva essere "Guarda" pronunciata da uno dei due piloti, incisa nell'ultimo tratto del nastro che girava nella scatola nera del Dc9. I tecnici hanno ripulito quell'audio, conservato sul sito stragi80.it, scoprendo che, in realtà, la frase è "Guarda cos'è?" pronunciata dal pilota Domenico Gatti. Purgatori lo trova credibile: "Ho sentito il nastro e sembra che questo copilota dica "guarda cos'è". Tra l'altro era seduto a destra e le tracce radar di uno degli aerei che sembrano fare questa manovra d'attacco vengono da destra - spiega - E' verosimile che quello sia il momento in cui chi si nascondeva sotto il Dc9 cerca di scappare, magari passa davanti alla cabina di pilotaggio dopo essere stato o dietro o sotto e i piloti lo vedono".

Aperte linee tv per raccogliere testimonianze
Di questi buchi neri parlerà questa sera Andrea Purgatori. Un’inchiesta che tenterà di ricollegare i punti sulla strage di Ustica. Per fare questo, oltre alla ricostruzione storica e le novità assolute sulla scia della celebre puntata su Ustica del "Telefono Giallo" di Corrado Augias, il conduttore di “Atlantide” ha deciso di aprire una linea telefonica in diretta per raccogliere eventuali testimonianze sensibili dal pubblico da casa. "E' la prima volta che apro una linea telefonica nel mio programma, spero che dopo quarant'anni di bugie qualcuno decida di togliersi un peso dalla coscienza “, ha affermato all’AGI Purgatori. Il giornalista si è detto convinto che userà quel numero di telefono, "chi ha almeno un pezzetto da aggiungere che ancora non conosciamo". Ci sono cose in questa storia raccontate solo in parte, ha sottolineato, rievocando la sua esperienza personale con i due piloti-istruttori Ivo Nutarelli e Mario Naldini che il 27 giugno di 40 anni fa, mentre erano in volo incrociarono il DC9, videro qualcosa di anomalo e grave e lanciarono subito l'allarme con i codici di emergenza prevista, una manovra particolare e il microfono premuto senza parlare. Morirono il 28 agosto 1988 durante un'esibizione delle Frecce tricolori a Ramstein. "Nell'82 quando parteciparono a un'esibizione a Pratica di Mare andai ad affrontarli, volevo parlare di Ustica ma loro mi liquidarono con un mezzo sorriso", racconta Purgatori aggiungendo che dopo l'incidente di Ramstein gli telefonò la compagna di uno dei due svelandogli che quella sera dell'82 a tavola, dopo avermi congedato, i due piloti avevano litigato davanti a moglie e compagna perché uno non voleva più tenere per sé quella storia e l'altro lo invitava a tacere ancora. "Io andai a trovarla e la convinsi ad andare a testimoniare dal giudice Priore, questo per dire che probabilmente molte cose non sono ancora state raccontate".

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