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Di la tua | AntimafiaDuemila

Crotone, morte di un giovane per difendere la famiglia

perretta giuseppeIl diciottenne Parretta ucciso a colpi d’arma da fuoco
di Licia Lucarelli
Il gesto di uno spacciatore che ha preso la vita di mio figlio ma che tutti i giorni prende anche la vita dei vostri figli…” queste, le parole disperate di una madre che ha visto il figlio, Giuseppe Parretta, morire ingiustamente.
Per i funerali di domani (dalle ore 9:30 si partirà dall’obitorio dell’ospedale San Giovanni di Dio verso la Basilica Cattedrale S. Dionigi) il sindaco ha proclamato il lutto cittadino.
L’intera comunità potrà stringersi attorno la famiglia dopo che il giovane diciottenne, sabato scorso, si è fatto scudo morendo innocentemente per mano del pregiudicato 56enne, Salvatore Gerace, arrestato più volte in passato per spaccio di droga, detenzione di armi illegali e rapina.
Uscito di galera dopo tre anni di carcere, Gerace aveva ripreso a spacciare droghe nella città antica di Crotone, un ghetto dove si vive uno stato di abbandono. E’ in questo quartiere che il malfattore si è stabilito a casa di sua sorella proprio di fronte alla sede dell’associazione “Libere donne” di cui Katia Villirillo, madre del giovane Giuseppe fondatrice e presidente che da nove anni salva le donne dalla schiavitù della prostituzione, della tossicodipendenza e dalle svariate violenze.
La scelta di aprire la sede associativa in una delle zone più difficili della città è stata voluta dall’audace donna crotonese proprio per arrivare più facilmente a combattere con tutta se stessa e nel suo piccolo, il malaffare e le ingiustizie della sua terra martoriata da un cancro secolare. In questi nove anni sono state diverse le vicende, gli attacchi e le minacce subite dall’attivista Villirillo che accusa le istituzioni per averla lasciata sola persino nella richiesta di poter installare delle semplici telecamere di sorveglianza o nel ripristino del numero verde per l’associazione.
Pochi giorni prima dell’omicidio del giovane figlio, mentre tornava a casa, è stata ulteriormente minacciata con urla da Salvatore Gerace il quale, mostrandole una pistola, la invitava a far molta attenzione per se stessa e per i suoi tre figli. A questo punto, la madre aveva chiesto una protezione alle istituzioni ma il suo allarme è caduto nel vuoto.
Purtroppo nella mente del pregiudicato si era fatta ormai spazio l’dea che l’onesta famiglia lo spiasse nei suoi misfatti. Incolpava il giovane studente-lavoratore Giuseppe Parretta di movimenti strani contro di lui. La realtà era ben diversa e il diciottenne si recava al lavoro come farebbe un uomo onesto e responsabile sostenendo economicamente la sua famiglia.
Gerace, però, era deciso ad agire. Così sabato, intorno alle ore 16:30, vedendo arrivare Giuseppe su di una moto e credendo che fosse un regalo donatogli dalla polizia in cambio di informazioni su di lui, senza esternare parola si è scaraventato nella sede dell’associazione “Libere Donne”. Qui ha cominciato ad esplodere colpi di revolver 38 con matricola abrasa e detenuta illegalmente. Sono stati rapidissimi gli attimi nei quali Giuseppe Paretta ha cercato di disarmare il pregiudicato facendosi scudo per proteggere i suoi familiari e morendo con diversi colpi di pistola a distanza abbastanza ravvicinata. Uno lo ha colpito in pieno petto mentre la mamma lo stava alzando da terra per aiutarlo.
Il gesto di un drogato…, di uno spacciatore che ha preso la vita di mio figlio ma che tutti i giorni prende anche la vita dei vostri figli…” queste sono le amorevoli parole pronunciate dalla madre che persino nell’oppressione della sua sofferenza non smette di dare un messaggio di richiamo al suo prossimo. La madre attivista contro le violenze, seppur lacerata dal dolore per aver visto l’esecuzione di suo figlio nonostante abbia fatto di tutto per difenderlo, mette da parte se stessa e si rivolge ai genitori che ingenuamente non si accorgono che i giovani sono raggirati da questi disonesti uomini che cercano di vendere loro sostanze stupefacenti. Domenica un silenzio surreale si è disteso a macchia d’olio nelle vie centrali di Crotone. La città era desolata ma cinque mila persone si sono unite e compattate in un grande corteo con fiaccole accese; si percepiva chiaramente l’effetto sonoro delle fiammette che si spostano ad ogni passo che avanza con amarezza. Tantissimi i giovani presenti che sollevavano lunghi striscioni sui quali era scritto: “Giustizia per nostro fratello!”. Questa ed altre le frasi che hanno sfilato i compagni di scuola del Liceo Artistico come simbolo di un urlo che in questo istante non riescono ad urlare.
Neppure il graduale “din-don” delle campane della cattedrale è riuscita a tagliare il disteso silenzio di rabbia e meditazione sull’ingiustizia accaduta proprio nella sede di quella associazione simbolo di protezione, di non violenza e di ogni tipo di coercizione verso le donne. Quella che doveva essere una strage familiare si è rivelata un grande atto d’amore e “Libere donne” è diventata la sede nella quale un giovane ragazzo ha dimostrato che non esistono solo uomini aggressori guidati dall'istinto egoistico della rabbia o della paura ma anche uomini che sanno connettere il cuore persino in una situazione estrema come quella vissuta dal diciottenne Parretta. Il ragazzo non ha seguito l'istinto primordiale di fuggire o nascondersi ma è stato disposto a proteggere, dando tutto se stesso, anche la vita, semplicemente per una scelta d'amore. Lo stesso che sua madre Katia continua a dare a tutti coloro che le chiedono aiuto.
Alla fiaccolata, presente con tutta la sua forza di Madre vi era anche lei, Katia che si è unita in un toccante abbraccio con il papà di Dodò ucciso a soli 11 anni dalla ‘ndrangheta mentre inseguiva un pallone e con la mamma e la sorella di Gabriele De Tursi, il 19enne di Strongoli scomparso nel nulla quattro anni fa. La lotta contro la violenza persiste nel cuore della mamma di Giuseppe la quale dichiara di non cercar vendetta ma giustizia sì!

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