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Di la tua | AntimafiaDuemila

Bruno Contrada e la certezza sulle sue responsabilità

contrada bruno web7di Enza Galluccio
Già la Corte di Strasburgo aveva inciampato nel triste inganno, forse dovuto alla poca conoscenza del fenomeno mafioso, dichiarando che Contrada non doveva essere condannato per concorso esterno in associazione mafiosa perché, all’epoca dei fatti, quel tipo di accusa “non era sufficientemente chiara e prevedibile”per il soggetto incriminato. Tuttavia, se possiamo concedere delle attenuanti per scarsa esperienza alla Corte europea, certamente non possiamo far altrettanto di fronte  alla “non eseguibilità” della condanna a 10 anni decisa dalla Corte di Cassazione del tribunale di Roma, che ha così accolto ciò che sia la Corte d’appello di Palermo, sia (anni indietro)quella di Caltanissetta  avevano respinto dichiarandone l’inammissibilità. Stiamo parlando del ricorso presentato dal legale di Contrada che, impugnando il provvedimento di Palermo ha riproposto la propria richiesta di incidente di esecuzione.
Ma val la pena a questo punto ricordare chi è ed è stato Bruno Contrada.
Definito da alcuni come “un poliziotto all’americana”, Contrada è entrato in polizia nel 1958 e ha diretto la squadra mobile di Palermo dagli anni settanta. Ha collaborato con Boris Giuliano, Carlo Alberto Dalla Chiesa e Giuseppe Russo, tutti morti assassinati per mano mafiosa e mandanti ancora incerti. Nel tempo non sono mancano ombre sul poliziotto dalla pistola facile. Nel 1976 giunge comunque alla Criminalpol e nel 1982 al SISDE, poi viene nominato Capo di Gabinetto dell’Alto Commissario per la lotta alla mafia. Nel 1986 ritorna al SISDE, ai vertici, e ne riorganizza le funzioni indirizzandole verso l’antimafia e creando così un conflitto d’attribuzione con la preesistente Direzione Investigativa Antimafia. Conosce bene (ed è ben conosciuto) sia Giovanni Falcone sia Paolo Borsellino , ma non gode della fiducia (a dir poco) di entrambi i magistrati. Un episodio che è utile ricordare a tal proposito è quello del primo luglio del ’92, a pochi mesi dalla strage di Capaci. Quel giorno Borsellino si era recato a interrogare segretamente Mutolo che, in quell’occasione, gli aveva parlato delle coperture istituzionali di Cosa nostra e aveva nominato Bruno Contrada come parte di quel sistema. In seguito, Mutolo aveva detto agli inquirenti che Borsellino, durante quell’interrogatorio, aveva ricevuto una telefonata e si era dovuto allontanare per un’ora circa. Al ritorno il magistrato, talmente turbato da accedere due sigarette contemporaneamente, aveva riferito di aver appena incontrato Parisi e Contrada e che si rendeva necessario verbalizzare immediatamente ciò che sapeva dell’agente del SISDE. Passano poco più di due settimane e muore anche Paolo Borsellino.
Dopo varie indagini, nel dicembre del 1992, tutto assume altre forme. L’ex poliziotto viene arrestato da Giancarlo Caselli con l’ormai noto “concorso esterno in associazione mafiosa” (estensione del 416-bis). Ad inchiodarlo sono diversi collaboratori di giustizia come il già citato Gaspare Mutolo, Tommaso Buscetta, Salvatore Cancemi  e altri. Tutti collaboratori di giustizia considerati attendibili già da tempo. Mutolo, in particolare, gli riconosce anche una stretta amicizia con il boss Stefano Bontade e con Rosario Riccobono, altro mafioso palermitano.
Dopo alcuni anni di carcere preventivo, nel ’96 Contrada viene condannato a dieci anni di reclusione e tre di libertà vigilata. Il pm era Antonio Ingroia. Ma il primo colpo di scena arriva nel 2001, con la sentenza della Corte di appello di Palermo che assolve Contrada : “il fatto non sussiste”. Scatta, quindi, il ricorso in Cassazione del Procuratore Generale che chiede l’annullamento di quella sentenza di appello. Nel 2002 la Cassazione accoglie il ricorso e dispone un nuovo processo a carico di Contrada. Nel 2007, viene riconfermata la condanna . Nel 2012 vengono concessi i domiciliari per gravi motivi di salute (pare che i condannati per mafia si ammalino tutti gravemente …). A pena scontata, con i fatti descritti in apertura, si sono riproposti i contenziosi sul caso Contrada, sulla base del già scritto “all’epoca dei fatti”. Dunque l’innocentismo di propaganda, oggi riempie le pagine di molti giornali e le bocche di molti “sostenitori”.  Ancora una volta bisogna spiegare che, se per la legge (e qui mi sentirei di dire che è ancora tutto da verificare) un imputato che commette reati gravi (come la collaborazione con dei mafiosi, oltretutto nelle vesti di uomo a servizio dello Stato), in un tempo in cui essi non avevano ancora uno spazio all’interno del Codice penale (è il caso del “concorso esterno in associazione mafiosa”) può ottenere la “non eseguibilità”della condanna , ciò non significa che tali responsabilità non siano mai esistite.
Dunque, Contrada non è stato assolto. L’ex 007 resta l’uomo vicino ai boss che con questi prendeva accordi di vario tipo. Non a caso Giovanni Falcone si puliva le mani dopo aver toccato le sue, come Antonino Caponnetto aveva ricordato.
Ora, forte della sentenza espressa dalla Corte di Cassazione di Roma, Bruno Contrada potrà anche richiedere il pagamento di tutti gli arretrati economici pensionistici, bloccati a suo tempo per effetto della condanna, come ogni bravo servitore dello Stato.

Enza Galluccio, autrice di testi sulle relazioni tra poteri forti e mondo criminale

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