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Alternativa

Sea watch, parla G. Chiesa: ''Sequestro inevitabile. Ci sono colpe gravi''

sea wach c ansadi Americo Mascarucci
Nella crisi della Sea watch, la nave con 47 migranti a bordo ferma davanti al porto di Siracusa, l’Italia punta a due obiettivi: sequestrare la nave e far arrivare i naufraghi in Olanda: lo ha detto il vicepremier Luigi Di Maio alla trasmissione "Non è l’Arena" di Massimo Giletti. Lo Speciale ha chiesto un parere in merito al direttore di Pandora Tv Giulietto Chiesa, giornalista esperto di politica estera e di scenari geopolitici per capire chi ha ragione in questa vicenda: chi sostiene l’esigenza di non cedere di un millimetro di fronte all’Olanda che rifiuta di farsi carico dei migranti a bordo di una nave di sua competenza, o chi dice che in questo momento la priorità deve essere solo ed unicamente quella di pensare alle persone che sono a bordo?

Di Maio ha dichiarato che la Sea watch, la nave della Ong che batte bandiera olandese ferma davanti alle coste di Siracusa, deve essere sequestrata e i migranti che sono a bordo vanno trasferiti tutti in Olanda. Condivide?
“Iniziamo con il dire che, ancora una volta, il governo italiano sembra procedere in ordine sparso e senza una posizione univoca. Questo esecutivo ha linee divergenti su diverse questioni, spesso ne ha anche più di due. Quello che dice Di Maio infatti non coincide con quello che vuole Salvini, così come ciò che sostiene il ministro dell’Interno non è in linea con ciò che pensa il premier Conte. Poi ci sono altri che parlano a ruota libera. Credo che questo sia il primo grande problema, l’assenza di una linea condivisa a livello governativo”.

Ma sulla Sea watch ha ragione o no Di Maio a chiedere il sequestro della nave?
“Queste se permette sono tutte improvvisazioni. Abbiamo un Ministro dell’Interno che rischia un processo per aver impedito lo sbarco di una nave con dei migranti a bordo, e sembra che questa cosa all’interno del governo sia normale, al punto che il M5S pare pure orientato a dare semaforo verde ai magistrati. Ciò premesso ritengo che il governo abbia tutto il diritto, del resto sancito anche dalla Costituzione, di difendere i confini del Paese, stabilendo come farlo senza che debba subire pressioni esterne o regole imposte da altri. E’ evidente che la Sea watch, come le altre organizzazioni non governative che operano nel Mediterraneo, agiscono sulla base di regole diverse che non coincidono con quelle dello Stato italiano”.

Quindi giusto sequestrarla?
“Penso proprio di sì, ed è anche giusto chiedere a chi è responsabile di quella nave, che batte bandiera olandese, di assumersi i propri doveri. Se l’Olanda non lo fa penso che la strada del sequestro a questo punto diventi inevitabile. Così come quella di pretendere che chi non si assume le proprie responsabilità sia chiamato a risponderne in una sede internazionale. La chiusura dei porti è una misura giusta e a mio giudizio anche strategicamente umanitaria”.

Di Maio ha criticato il governo olandese perché non fornisce chiarimenti sull’effettiva nazionalità della nave. Come giudicare l’atteggiamento dell’Olanda?
“Ci sono autorità di Stato ed europee che non rispettano le regole stabilite dalle leggi internazionali. Bisogna quindi prendere atto che l’Europa con le sue strutture preposte non è in grado di garantire il rispetto della legalità. L’Italia in questo caso si sta difendendo, mentre altri Paesi violando le leggi la stanno mettendo in difficoltà. Il paradosso è che queste regole sono europee, quindi né l’Unione Europea, né l’Olanda rispettano ciò che loro stesse hanno approvato e concordato in sede internazionale”.

Intanto però c’è chi accusa come questo braccio di ferro venga fatto sulla pelle dei migranti a bordo della nave. Rischiano di essere loro gli unici a pagare. E’ davvero così?
“Guardi, voglio essere molto chiaro. Siamo in presenza di una questione umanitaria che va risolta, ma non credo che chi oggi sta parlando di umanità, soprattutto in Europa, abbia titolo per farlo. Perché queste persone non hanno speso una parola in passato per le crisi umanitarie create dalle guerre dell’Occidente nell’ex Jugoslavia o in Iraq. Non possono quindi oggi venirci a dare lezioni di umanitarismo quelli che all’epoca si sono girati dall’altra parte e hanno finta di non vedere il massacro di 600mila persone morte in Iraq. Chi ha taciuto sul dramma di migliaia di persone, non può oggi farci la predica o scandalizzarsi per 47 migranti fermi in mezzo al mare. Non è credibile. Fermo restando che quelle persone vanno aiutate”.

Quindi come agire?
“Bisogna evitare che la gente muoia, ma non possiamo accettare due pesi e due misure. Quindi soccorriamo i migranti, facciamoli mangiare, curiamoli a dovere, diamo loro una giusta assistenza, ma non possiamo fermarci qui. Perché purtroppo l’aspetto umanitario temo nasconda molti e simultanei aspetti. Giusto secondo me aprire la polemica con la Francia che nel corso di quarant’anni ha depredato quattordici paesi africani costringendoli a depositare gran parte delle loro risorse finanziarie nella banca francese. Se si vuole essere davvero umanitari la prima cosa da fare sarebbe chiedere alla Francia di modificare il proprio comportamento nei confronti degli Stati africani”.

E poi?
“In verità dovrebbe essere l’intera Europa a cambiare l’atteggiamento verso l’Africa visto che in tutti questi anni ha mantenuto una posizione di colonialismo attivo. I rapporti fra l’Europa e il terzo mondo devono essere ridiscussi, specie quelli con l’Africa e questo sembra un argomento che non sta affatto a cuore a chi oggi si fa paladino dell’umanitarismo, compresa la Chiesa cattolica. La maggior partre dei migranti che arrivano in Italia sono giovani che desiderano legittimamente una vita migliore, non sono profughi che scappano dalle guerre. Siamo stati noi occidentali a creare questo problema, esportando un’immensa illusione e una mole di desideri irrealizzabili. Abbiamo contribuito a creare l’idea di un’Europa da Paese di Bengodi dove tutti vivono bene e sono ricchi. Oggi sarebbe invece prioritario fare in modo che i giovani africani restino a casa loro per contribuire allo sviluppo dei propri Paesi”.

Tratto da: lospecialegiornale.it

Foto © Ansa

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