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Alternativa

Global Compact, avverte G. Chiesa: ''Rappresenta un'accelerazione finale''

chiesa giulietto c imagoeconomicaIntervista
di Americo Mascarucci

Il 10 e 11 dicembre, al summit delle Nazioni Unite in Marocco, è prevista la firma del Global Compact dell’Onu, il «Patto globale per una migrazione sicura, ordinata e regolare». Stati Uniti, Israele, Australia, Ungheria, Austria, Polonia, si sono già detti contrari, evidenziando come questo trattato di fatto rischi di non porre più alcun limite ai flussi migratori, obbligando gli Stati a regolarizzare tutti gli immigrati presenti in un Paese, anche se entrati illegalmente. Questo perché verrebbe meno la differenza fra profughi, che scappano dalle guerre e hanno diritto all’asilo politico, e migranti economici. In Italia la Lega si è detta contraria, ma nel governo le posizioni non sono unanimi. Il Ministro degli Esteri Moavero Milanesi si è dichiarato possibilista, mentre il M5S è diviso al proprio interno. Ma è davvero rischioso per l’Italia ratificare questo trattato? Lo Speciale lo ha chiesto al giornalista, esperto di scenari geopolitici Giulietto Chiesa, direttore di Pandora TV.

Cosa pensa del Global Compact? E’ giusto firmarlo oppure no?
“Credo che il trattato delle Nazioni Unite, così come viene presentato, sia concepito sui principi del neo liberismo globalista. E’ come mettere la libera circolazione dei capitali davanti ad uno specchio. Dall’altra parte vediamo riprodotta anche la libera circolazione degli individui. C’è sicuramente alla base una logica infernale, perché nel momento in cui se si è stabilito che i capitali si possono muovere liberamente, inesorabilmente si è arrivati anche a considerare lecito il libero movimento degli uomini e delle forze lavoro. Ma mentre i capitali volano e si possono trasferire senza grandi difficoltà con un semplice tasto di un computer, gli esseri umani devono spostarsi da un luogo all’altro con navi, aerei, treni, camion ecc. e questo comporta maggiori difficoltà e lentezze”.

Quali rischi si corrono firmando il Global Compact?
“Dobbiamo partire dal presupposto che esiste un grosso equivoco dietro il concetto di libertà, perché mentre il capitale è libero, gli uomini non lo sono, essendo soggetti alla forza di chi detiene il capitale stesso. Libertà per tutti vorrà dire che i più disperati saranno sbattuti da una parte all’altra del mondo e trattati come degli schiavi, proprio come sta avvenendo oggi. I grandi fenomeni migratori si stanno trasformando nella creazione di una nuova forma di schiavitù, dentro la quale i singoli non hanno alcuna misura di difesa. C’è un altro aspetto secondo me da non sottovalutare”.

Ossia?
“Il fatto che la firma di questo trattato avviene nel momento in cui ormai, in Europa e negli Stati Uniti, sta salendo la protesta anti globalista. Sta emergendo con forza la volontà dei popoli di voler restare fedeli alla loro storia, alla loro cultura, alla loro identità. Stiamo creando ad alta velocità la frizione fra le varie civiltà e il Global Compact rappresenta da questo punto di vista un’accelerazione. Diverse civiltà, che sono state sempre lontane le une dalle altre, sono oggi messe brutalmente a contatto con l’impatto di grosse masse di individui in movimento. Penso che questo sia l’ultimo sprazzo del globalismo liberista”.

Diversi Stati hanno già detto che non firmeranno, ad iniziare dagli Usa, mentre in Italia il governo sembra procedere in ordine sparso. La Lega dice no, ma il ministro degli Esteri si è detto disponibile mentre il M5S non si è ancora pronunciato perché diviso al proprio interno. Come andrà a finire?
“La posizione di Salvini mi sembra quella più strategicamente ragionevole. La questione non è di carattere morale. Dietro le belle parole contenute in questi documenti, ci sono delle concezioni che in questo momento sono contrarie al sentimento popolare di milioni di persone. Questo trattato è anche profondamente offensivo nei confronti dei Paesi africani e del mondo arabo, perché di fatto andiamo a dire loro che li sottoporremo alle nostre regole. In pratica noi occidentali scriviamo le regole e poi le portiamo loro sostenendo che sono di tutti. Si ripete quanto avvenuto con la Dichiarazione dei diritti dell’uomo approvata subito dopo la seconda guerra mondiale, che ha sancito che tutti gli uomini sono uguali ma secondo i principi occidentali, trasformati in diritti universali. Per la precisione abbiamo imposto al mondo i diritti umani propri della cultura anglosassone”.

Pensa che dietro questa logica vi sia il tentativo di fermare l’ondata sovranista e tarpare le ali al riemergere dei nazionalismi?
“Peggio ancora. Dietro c’è la volontà di proseguire qualla perversa logica che ha portato i popoli occidentali ed europei a rapinare sistematicamente i Paesi del terzo mondo, sfruttando le loro risorse e lasciando i loro popoli nella miseria. Direi che il Global Compact è figlio di questa stessa logica, il tentativo chiaro ed evidente di continuare a consentire lo sfruttamento da parte di pochi di larghe fette del nostro pianeta”.

Tratto da: lospecialegiornale.it

Foto © Imagoeconomica

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