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Alternativa

Giulietto Chiesa a un lettore: ''Non c’è una visione comune della crisi epocale in cui viviamo''

''Concedi al tuo servo un cuore prudente, capace di giudicare il tuo popolo innumerevole e discernere il bene dal male'' (Primo Libro dei Re, 3, 4-12)

(Risposta a Enrico Sanna)
Caro Maestro Chiesa sto seguendo con molta attenzione i suoi interventi su Pandora e ho notato con quanta serietà, amarezza, tristezza e rassegnazione discute e analizza la nostra stagione storica. Ormai in Italia abbiamo un parlamento che non esprime e rappresenta nessuna delle istanze del popolo e sono consapevole che i padroni occidentali hanno troppo potere da riuscire a impedire che ciò accada. Tuttavia La invito a non porre fine al progetto della lista del popolo perché è ciò di cui abbiamo bisogno. Forse si parte battuti in partenza ma meglio morire lottando a mio avviso che stando a guardare. Forse è stufo di sentirsi avanzare questa mia richiesta anche da tante altre persone che in lei ripongono stima e fiducia, tuttavia ho voluto anch'io fare il mio tentativo anche a costo di un secco no o di essere mandato al diavolo. Caro Giulietto l'Italia non ha una guida un partito, un movimento che la difenda e per come siamo messi, cioè in condizioni disastrose, servirebbe ben altro che solo la politica. Una casa in macerie deve essere ricostruita dalle fondamenta e noi siamo ben lontani da ciò. Ma l' essere fermo e non lottare rende il popolo complice della sua disfatta e distruzione. Confido nella sua saggezza e in una risposta degna della sua alta persona. Con affetto. Enrico.



Caro Sanna, l’incipit della mia risposta è volutamente solenne. Come merita la tua domanda. Non contiene però nessuna rassegnazione, né tristezza. Perché da tempo ho capito che quello che si sogna è quello che si spera, ma che in politica non si deve sognare. Siamo di fronte a un popolo confuso e inquieto, da troppo tempo sballottato e insultato, che ha perduto anche le sue speranze. Un popolo che non ha gli strumenti per capire, senza guida. Nemmeno quella della propria coscienza, perché anche la sua coscienza è stata corrotta. Perché - come ha scritto Antonio Scurati nel suo davvero memorabile “M” - sono troppi i nostri contemporanei ad essere “sopraffatti da un’esistenza che non capiscono”.
Dunque occorre prudenza per giudicare un popolo, grande di numero, e per proporsi di aiutarlo a discernere il bene dal male. È vero, verissimo, come tu scrivi, che non c’è una guida, un partito, un movimento che lo guidi e lo difenda, questo nostro popolo. Ma la constatazione porta con sé la domanda: come si fa a creare questa guida? E l’altra domanda: è ancora possibile?
Questo è il punto. La mia risposta, personale, è che sia ancora possibile. Ma richiede quella che Antonio Gramsci individuava come una necessità imprescindibile: una profonda “riforma intellettuale e morale” del nostro paese. È un compito da far tremare le vene ai polsi, perché richiede uomini nuovi, intrepidi, competenti, e saggi, che non vedo all’orizzonte. Quindi il primo compito, per chi ragiona come lei (e come me) è quello di individuarli, censirli, convincerli a camminare insieme perché solo in questo modo si potrà creare una massa critica sufficiente a rovesciare il corso delle cose.
Queste donne e uomini ci sono, non sono numerosissimi, ma ci sono. Sono in gran parte isolati e fuori dalla politica (e sono tali proprio perché la politica attuale li esclude e ii isola, temendoli). Il fatto più serio, tuttavia, è che non c’è ormai quasi nulla che possa unirli. Non c’è una visione comune della crisi epocale in cui viviamo. Che non è “italiana”, né “europea” soltanto. È mondiale, è globale, è universale. Per essere compresa richiede nuovi paradigmi, visto che quelli vecchi sono ormai inutilizzabili. Il mondo brucia e il tempo stringe.
Dunque quello che manca è una comune interpretazione della crisi, che è crisi dell’Uomo e della sua collocazione nell’Universo. È questo quello che manca e che, a mio avviso dev’essere costruito. Non ri-costruito ma proprio costruito. Senza questo passaggio non ci può essere alcun movimento o partito capaci di avviare la trasformazione. Si resterà divisi, ciascuno a contemplare il proprio tassello di sapere. Che, in quanto tale, sarà inutile. È una rivoluzione quella che incombe. Senza una teoria, non sarà possibile compierla. Altrimenti essa non sarà certamente guidata dall’Uomo, perché sarà immensamente più vasta e potente di lui. All’uomo resterà il compito di comprenderla, se ne sarà capace, e di adattarvisi, se vuole sopravvivere.
Ecco perché ci vuole adesso molta pazienza e umiltà, per cominciare a costruire quello che manca. La politica farà il suo corso miope e superficiale, ma non potrà affrontare quello che incombe.
Ecco perché non credo alla fretta, alle fughe in avanti, alle speranze senza fondamento, a una palingenesi rapida e indolore. Penso che l’impatto con forze enormi, che l’Uomo ha evocato irresponsabilmente, provocherà dolori immensi e aiuterà a temprare gli spiriti molli che questa società umana ha lasciato putrefare. Il che significa rimboccarsi le maniche e mettere ordine nelle nostre idee, prima di tutto. Solo dall’ordine, dalla saggezza e dalla solidarietà tra sapienti e popolo può venire il riscatto.

Tratto da: facebook.com

Foto © Imagoeconomica

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