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Alternativa

Abruzzo fatale: la Lega stravince, crollo del M5S

salvini matteo quadro imagoeconomicadi Giulietto Chiesa
Il voto regionale in Abruzzo conferma concretamente, cioè con i voti reali di quella piccola regione del centro Italia, la lunga fila dei sondaggi elettorali che ha costellato gli ultimi mesi di percorso verso le elezioni europee.

Dunque il voto abruzzese diventa probabilmente la sintesi abbastanza precisa delle opinioni attuali degli italiani sul panorama delle forze politiche. Dunque la regione passa nelle mani della destra, sotto la guida di un Governatore, Marco Marsilio, di Fratelli d'Italia. E la sintesi è questa:

La destra congiunta (Lega, Forza Italia, Fratelli d'Italia) si prende l'Abruzzo con il 48,3%, quasi la metà del corpo elettorale. Con questa percentuale e l'attuale legge elettorale nazionale, se si votasse oggi, la destra prenderebbe la maggioranza assoluta del parlamento italiano e potrebbe governare da sola.

Al secondo posto si piazza il centro-sinistra con il 31,28%. Al terzo posto il Movimento 5 Stelle, che si ferma ai 20%. Ma il contenuto politico del voto si vede meglio entrando nei dettagli. Il partito di Matteo Salvini guadagna 60 mila voti rispetto alle politiche del 4 marzo; i 5Stelle ne perdono 186 mila. Un vero e proprio crollo.


Ma, contrariamente alle aspettative di molti osservatori, i voti dei 5 Stelle non sono andati verso il Partito Democratico. Che perde seccamente, cioè all'incirca 40 mila voti rispetto alle politiche di un anno fa e perde catastroficamente rispetto alle regionali precedenti, cioè meno 105 mila voti.

Dunque il beneficiario di questa carambola è di nuovo Matteo Salvini. Con questo voto la Lega di Salvini supera dunque l'"esame-sud", dimentica di essere stata "Lega Nord" secessionista, e diventa partito nazionale. La rivoluzione di Matteo (Salvini) sembra si sia compiuta definitivamente.

Certo, il Mezzogiorno d'Italia è cosa più grande e complessa, ma l'Abruzzo è sempre stato considerato più sud che nord, dunque il segnale è chiaro. La conferma definitiva la si avrà con il prossimo voto regionale (il 24 febbraio) in Sardegna (sud a tutti gli effetti), dove tutti i sondaggi concordano su un'unica previsione: un altro crollo del Movimento 5 Stelle. Elezioni che si annunciano turbolente. Proprio ieri i pastori della Sardegna sono scesi in una lotta durissima rovesciando sulle strade dell'isola il latte appena raccolto. Motivo? Molto chiaro. Quel latte viene comprato dalle compagnie trasformatrici al prezzo di 60 centesimi al litro, mentre - secondo le incongruenti leggi europee - il latte della Romania viene importato (ma è necessaria la scorta) nell'isola.

Un prezzo come quello non può pagare neanche la metà dei costi di produzione. Tanto vale quindi gettarlo a pulire l'asfalto delle strade. I pastori, indignati, minacciano di passare alle maniere forti: se una soluzione non sarà trovata immediatamente, bloccheranno i seggi elettorali del prossimo 24 febbraio. Ed è certo che il voto non sarà favorevole né a chi ha governato la regione negli ultimi decenni, né al Movimento 5 Stelle che, appunto, cala nei sondaggi.


Va a finire che anche in Sardegna Salvini potrebbe schizzare verso l'alto. In fondo la ragione del suo successo - secondo tutti gli osservatori - viene dalla sua politica (più sua che del governo) del blocco dei porti, del freno all'immigrazione, del "decreto sicurezza".


E, tornando al voto abruzzese, si deve notare anche un altro dato. La vittoria della destra avviene anche a scapito di Berlusconi. Forza Italia perde voti - per la precisione quasi viene dimezzata calando dal 16% circa al 9% circa - nonostante la destra nel suo complesso sia andata avanti. Dunque, anche sotto questo profilo, si staglia la grande vittoria di Salvini e quella dell'alleato minore Fratelli d'Italia, che addirittura supera nettamente Forza Italia. Berlusconi o fuori gioco.

Nelle ore immediatamente successive al voto, si sono moltiplicate le prognosi che prevedono una prossima crisi di governo. Tuttavia Salvini si è subito affrettato a far sapere che non ha in mente nessun "rimpasto". Il che è comprensibile. Più passa il tempo, più la Lega si rafforza, più il Movimento 5 Stelle si indebolisce. Perché mai cambiare le cose? Solo il vice-premier Di Maio potrebbe essere tentato di aprire una crisi di governo. Ma sarebbe una crisi ad alto rischio proprio per lui.

Tratto da: it.sputniknews.com

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