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Rivelazioni WikiLeaks: il bue dava del cornuto all'asino

wikileaks c jagz mariodi Giulietto Chiesa
Le ultime rivelazioni di WikiLeaks sulle gigantesche proporzioni dell’intrusione della CIA nella vita privata di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo ha, in un colpo solo, cancellato tutta la invenzioni del mainstream occidentale contro il presunto “hackeraggio russo” sulla campagna elettorale americana.

Tutti coloro che hanno voglia di capire, e di vedere, adesso possono rendersi conto che il bue dava del cornuto all'asino.

In oltre 9000 files (che andranno studiati in tutti i dettagli), emergono numerose novità. Gli hacker di stato americani sono in grado di usare tutti gli apparecchi di comunicazione in vendita al dettaglio nel pianeta, smart phones, tablets, computers, televisori di ultima generazione etc etc, all'insaputa dei loro proprietari. Possono leggere, sentire, vedere, tutto ciò che vi è contenuto. Possono seguire tutte le comunicazioni che ospitano e trasmettono. Vi è una parte di complicità dei produttori di tutti gli aggeggi di cui sopra. In particolare di Microsoft, Apple, Samsung e via elencando. Complicità che si aggrava per i giganti come Google, Yahoo, Facebook che aprono cordialmente le loro banche dati ai ficcanaso dello Stato imperiale, su richiesta e anche senza richiesta, su ordine o ricatto. Non è una novità assoluta, perché è dal tempo delle cosiddette "rivoluzioni colorate", arabe e non arabe, che le massime autorità americane convocano i social networks (tutti americani) per dare indicazioni sul miglior uso della loro potenza comunicativa e suggestiva.

Dunque solo i sepolcri meglio imbiancati possono oggi cadere dalle nuvole, facendo finta di indignarsi, quando WikiLeaks pubblica i protocolli della orwelliana trasformazione della democrazia in controllo totale. Occorre  solo aggiungere che, in questa situazione, non c'è più dubbio che tutti i leader politici occidentali, europei in primo luogo, sono stati e sono soggetti a ogni forma possibile e immaginabile di ricatto. Infatti è del tutto evidente che una tale sorveglianza — che tecnicamente può essere esercitata contro chiunque — è in realtà usata molto selettivamente nei confronti di coloro che prendono decisioni politiche, economiche, militari, finanziarie. Naturalmente "quando occorre" all'Impero. E chi sgarrasse, eventualmente, sa, se non è stupido (ma, se è stupido, la sua carriera non andrà molto lontana) che corre dei rischi più o meno gravi.

Se vale per gli alleati, figurarsi se non vale per i "piccoli", e meno piccoli che popolano la scena internazionale. Ve lo figurate come possono vivere liberamente secondo le loro proprie regole paesi come la Macedonia, la Grecia, la Malaysia, il Burundi? Tanto per fare qualche esempio. Ma non varrà anche per l'Italia? Per fare un altro esempio: che possiamo pensare della Ministra della Difesa italiana, che prende tutte le decisioni dettate dagli Stati Uniti in sede Nato? Sicuramente la signora Pinotti è in totale buona fede. Se non fosse una donna (a proposito, auguri per l'8 marzo, anche se in ritardo) si potrebbe dire, anche di lei che "senza dubbio Bruto è un uomo d'onore"). Ma che dire di Matteo Renzi e di Paolo Gentiloni, anche loro sicuramente "uomini d'onore, quando leggono sui giornali queste notizie? Non viene  loro in mente che sarabbe un dovere, almeno, elevare una nota di protesta contro l'alleato maggiore? Dare un segnale ai loro cittadini, di essere un pochino all'erta?

Perché il loro silenzio c'inquieta. E, quando decidono di obbedire agli ordini di Washington, mandando i nostri soldati, per esempio, sul fronte del Baltico, ci viene il sospetto che abbiano deciso perché "non potevano fare altrimenti". Così come quando tacciono, tenendosi in casa (in casa nostra) una sessantina di bombe nucleari, in plateale violazione del Trattato di Non proliferazione Nucleare, che l'Italia solennemente firmò.  Non sarà mica che "hanno dovuto" obbedire a un ordine"? Il che confermerebbe che l'Italia è guidata da schiavi: ben nutriti, ma sempre schiavi.

Tratto da: it.sputniknews.com

Foto © Jagz Mario

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