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Alternativa

La capriola di Matteo Renzi

renzi matteo c AFP 2016di Giulietto Chiesa
L’Italia di Matteo Renzi monta in sella per rimettere in carreggiata un’Europa deragliata e deragliante?

Chissà. Ma certo è che, dopo il viaggio negli States, nel quale ha incamerato un netto, straripante, incondizionato endorsement del Presidente Obama, il capo del governo italiano è andato a Bruxelles con nuove idee. Pensare che l'abbia fatto di sua spontanea iniziativa non sembra realistico. Più probabile che abbia avuto il consenso dell'amico Barack. Non dell'America, di certo. Là è scontro aperto non solo tra la candidata dell'establishment Hillary Clinton, e Donald Trump, il candidato della metà del paese che non ne puo' più di una classe politica corrotta, pasticciona e bellicosa verso l'esterno.

Potrebbe avere avuto l'incarico di aprire il fronte europeo per far sbollire, prima che sia troppo tardi, l'atmosfera di Washington. Non lo sapremo presto, comunque, anche se sono incline a scartare l'ipotesi di un rinsavimento personale e provvidenziale. Renzi non è un ingenuo e qualcosa ha imparato dai suoi viaggi. Se arriva a Bruxelles a passo di marcia, dicendo che è ora di finirla con le sanzioni alla Russia, vuol dire che qualcuno, o qualcosa, è accaduto che lo ha spinto in questa direzione.

Dunque, andando con ordine e misurando il suo alto grado di dipendenza da oltre oceano, ne concludiamo che c'è stato un via libera dal capo dell'Amministrazione americana. In secondo luogo Renzi sa perfettamente che l'intero Gotha della finanza e della restante industria italiana è contrario alle sanzioni e le ha sopportate con aperta ostilità. Dunque avrà valutato che bisogna conquistare quanti più influencers possibile, in vista del referendum pro o contro lo stravolgimento della Costituzione italiana, che tra qualche settimana avverrà, trascinando con sé anche gran parte del suo proprio destino politico.

Ma c'è anche una terza componente di questa improvvisa capriola (che contraddice perfino la recente decisione della ministra Pinotti di mandare 150 soldati in Lettonia, a provocare ulteriormente la Russia di Putin). Il fatto è che si cominciano a vedere gli effetti del Brexit. E' sempre stato evidente che Albione stava in Europa essenzialmente come il cavallo di Troia stava a Troia: cioè per esercitare un controllo e una pressione sull'Europa in generale e sulla Germania in particolare. Uscita la Gran Bretagna dall'Europa, tuttavia, l'asse franco-tedesco si è trovato seriamente sbilanciato e "solo". Berlino e Parigi si sono finalmente ricordate, all'improvviso, che l'Italia è stata uno dei tre padri putativi dell'Unione. E hanno tentato di rimettere in funzione uno "sgabello a tre gambe, la terza delle quali è Roma.

Ed ecco così venire a maturazione il "piano dei succubi". Questa Europa, nelle attuali condizioni, sembra rendersi conto, all'improvviso, che i suoi interessi, tattici e strategici, non coincidono più con quelli di un'America ormai troppo ondivaga e pasticciona. Ma come prendere le distanze dal Grande Fratello?

Affidiamo il messaggio al "giovane" Renzi. Vediamo come reagirà Washington: non solo quella che se ne va, ma anche quella che sta per arrivare (e nessuno sa cosa sta per arrivare). Se le onde saranno troppo alte, vorrà dire che è stato un eccesso, un soprassalto di confidenza: perdonabile perché dovuto agl'impulsi di gioventù. Se invece non succederà niente, o poco, i succubi si sentiranno più audaci per tentare nuove sortite.

In ogni caso Renzi ha giocato efficacemente le sue tre partite, due esterne e una interna. Francia e Germania hanno ceduto, mostrando il broncio ma solo fino a un certo punto. L'Europa (quella del centro e del sud, non quella del nord e del Baltico) ha chiuso la fase delle sanzioni contro la Russia, magari concedendo altre sanzioni contro la Siria. Ma non è detto che si volti pagina. Hillary è sul piede di guerra. E non solo lei. Altri a Washington cercheranno di punire questa Europa che non vuole più essere del tutto succube. Lo vedremo tra qualche mese.

Tratto da: it.sputniknews.com

Foto © AFP 2016

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