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Crisi del golfo, G. Chiesa: ''Divide i finanziatori del terrorismo. Occhio a Egitto e Libia''

qatar arabia sauditadi Stefano Ursi
Il dibattito internazionale è letteralmente monopolizzato dalla spaccatura che si è venuta a creare fra Arabia Saudita, Egitto, Emirati arabi uniti, Bahrein e Yemen da una parte e il Qatar dall'altra, che viene accusato di sostenere e finanziare il terrorismo, cosa che Doha nega recisamente. L'accelerazione dopo la visita del presidente americano Donald Trump a Ryhad. Ma cosa c'è veramente dietro alla pesante e profonda crepa nel fronte sunnita? Quali le reali motivazioni che stanno dietro a quello che in molti già definiscono un terremoto nel mondo arabo? IntelligoNews lo ha chiesto al giornalista ed esperto di scenari internazionali e geopolitici Giulietto Chiesa: ''Motivazioni economiche più pesanti di quelle ideologiche o religiose: il terrorismo è un pretesto, le ragioni vere non si possono dire''.

Perché tutto è precipitato dopo la visita Trump a Ryhad?
''Il perché deve essere ancora investigato e ci sono diverse ipotesi al riguardo. Una di queste, che io metto in testa, è che il Qatar ha diverse opzioni per il gas nel Golfo Persico; e che il Qatar ha manifestato qualche simpatia, se così vogliamo chiamarla, nei rapporti con l'Iran, cosa che va ad intersecarsi con la circostanza per cui il giacimento che sta al centro del Golfo è per metà iraniano. E c'è, evidentemente, una variante possibile legata al gasdotto che dovrebbe portare il gas agli utilizzatori occidentali via terra. Variante che passa per l'Iran e si colloca all'interno del ragionamento Iran, Turchia e Via della Seta, con Cina e Russia. È un'ipotesi geopolitica di sviluppo economico mondiale. Questa secondo me è stata la causa principale, più che quella della differenza ideologica o religiosa che dir si voglia. Il Qatar, questo è risaputo, è guidato da una parte della setta sunnita che per non si identifica con i wahabiti; si tratta di salafiti di diverso orientamento che appoggiano la fratellanza musulmana in tutte le sue varianti, il che spiega, tra le altre cose, perché Al-Sisi si è immediatamente precipitato nell'alleanza con l'Arabia Saudita contro il Qatar. Ryhad fornisce all'Egitto petrolio a bassissimo prezzo e costituisce una visione 'sorella' che protegge l'Egitto dalla penetrazione dei salafiti qatarioti''.

Un insieme di motivazioni dunque?
''Le componenti sono diverse, una di carattere ideologico e l'altra di carattere economico, che pone il Qatar fra i nemici di Israele: l'Arabia Saudita, sull'oleodotto di cui sopra, sta facendo lo stesso ragionamento, visto che questo doveva passare in Siria ma venne negato e ora dovrà passare per Giordania e appunto Israele. C'è un groviglio di interessi che in questo momento divide i terroristi del quadrante arabo, perché anche il Qatar gioca un ruolo nel quadrante. È un grande scontro, come ho già scritto sulla mia pagina Facebook, fra terroristi e interessi. Noam Chomsky, cittadino americano, attacca gli Usa definendoli come il Paese terrorista numero uno, il quale oggi deve tenere a bada i paesi del quadrante arabo numero 2, 3...''

Il terrorismo un pretesto?
''Ovviamente lo è e le ragioni vere non si possono dire, tanto è vero che tutti accusano tutti di essere terroristi. E la cosa più comica di tutte è che l'Arabia Saudita accusa giustamente il Qatar di essere terrorista: ma l'accusa da chi viene?''

All'orizzonte secondo Lei una nuova primavera araba con il Cairo leadership del quadrante mediterraneo?
''Non parlerei di primavera araba, ma di certo l'Egitto acquista peso in questa situazione in quanto attore primario non solo nel quadrante mediorientale ma anche in relazione alla Libia. E la sua influenza diventa molto forte, con Al-Sisi che gioca le sue carte nello schieramento nuovo che si sta creando adesso. Siamo in piena codificazione dei rapporti di forza all'interno dell'area mediorientale, sulla base di un chiaro input che viene da Usa e Arabia Saudita''.

Che effetti avrà questa spaccatura?
''Effetti credo ci saranno sicuramente, perché il Qatar per quanto forte finanziariamente è all'interno dell'area molto debole e molto ricattabile per cui credo che la situazione possa avere uno sviluppo anche militare, con una specie di sostituzione dell'attuale guida del Qatar. L'emiro, evidentemente, non piace agli Stati Uniti e a Israele, dunque si troverà in difficoltà''.

E la situazione in Libia? Potrà vedere conseguenze dalla presa di posizione contro il Qatar?
''In Libia secondo me già stanno vincendo Haftar e la coalizione egiziana. La situazione che era stata immaginata a Roma, a questo punto, mi pare non funzionerà''.

Tratto da: intelligonews.it

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