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Vaticano

''... ne avete fatto una spelonca di ladri'' - Prima Parte

Nuove facce, un unico infallibile metodo

Gian Piero Fiorani è un uomo brillante e carismatico. Ha solo 19 anni quando entra alla Banca popolare di Lodi. Le sue doti emergono immediatamente e nel giro di pochi anni sale i gradini della gerarchia interna alla Bpl conquistandosi la fiducia personale del grande patron Angelo Mazza che gli affida incarichi sempre più delicati in diverse parti d’Italia, a Firenze e in Sicilia, per farne poi uno dei suoi prediletti. Il giovane pupillo viene infatti a conoscenza dei conti segreti esteri di cui dispone la banca e apprende con grande celerità il sistema per guadagnare, far guadagnare e intraprendere una sfolgorante carriera. Il destino gli serve presto l’occasione per mettere in pratica tutto quanto assimilato con tanta perspicacia. Mazza muore improvvisamente a soli 58 anni nel 1997 e viene sostituito da Ambrogio Sfondrini ma solo per due anni; nel 1999, infatti, l’amministratore delegato della Banca di Lodi è Gian Piero Fiorani.
Fino al 2005, quando la sua stella precipiterà dal firmamento della finanza Fiorani farà compiere un enorme salto di “qualità” alla Bpl inserendola nella rosa dei primi dieci istituti finanziari italiani. Il metodo è vincente. Si circonda di un gruppo di fedelissimi che inserisce ai vertici dei vari posti di comando, gratifica i suoi dipendenti più audaci e molto poco schizzinosi con bonus da favola e traghetta una banca di provincia tra i colossi italiani fino a sfidare un Golia europeo come l’olandese Abn Amro.
Il tutto, come dimostrerà la magistratura, truccando le carte e violando ogni regola e, naturalmente non da solo.
Oltre ai suoi fidati Gianfranco Boni, “mago della finanza”, Attilio Savaré suo alter ego in amministrazione, Giovanni Vismara, suo consigliere in strategie e Donato Patrini, sua longa manus nei delicatissimi rapporti con i politici, Fiorani stringe alleanze fondamentali con i nomi di primo piano della scena nazionale italiana, imprenditoria e finanza comprese.
Grazie ad un sofisticato sistema di truffe e speculazioni ai danni dei correntisti e dei risparmiatori, grazie soprattutto ad accurate e continue operazioni di insider trading (ossia sapere in anticipo notizie riservate sugli investimenti ndr.) Fiorani e i suoi creano e rimpinguano a dismisura un infinito numero di conti correnti esteri sparsi in tutto il mondo, dalle Cayman a Singapore passando per la Svizzera e il Liechtenstein, ai quali attingere per foraggiare questo o quel personaggio a seconda delle necessità e delle ambizioni.
Forte di questa rete l’Ad della Bpl, che poi nel 2005 cambierà il suo nome in Banca Popolare Italiana, prepara il big business, il colpo più importante della sua vita: la scalata all’Antonveneta.
Il tipico scandalo italiano che rivela, ancora una volta, l’intreccio affaristico-criminale tra interi pezzi della classe dirigente del nostro Paese che specula e ingrassa sulle spalle di ignari e inermi cittadini.
E’ l’estate del 2004 quando Fiorani rivela a un selezionatissimo gruppo di uomini collocati nei punti strategici la sua intenzione, almeno la prima: assumere il controllo di Antonveneta assieme al gruppo di azionisti di Hopa, la creatura finanziaria di Emilio Gnutti (Hopa sta per Holding di partecipazioni ndr).
Fiorani informa per primo Gnutti, ovviamente, e poi Luigi Grillo, esponente di Forza Italia affinché metta al corrente Berlusconi delle sue mire, Ennio Doris, presidente berlusconiano di Mediolanum, Bruno Bianchi, uno degli ispettori di Bankitalia, Fabio Pelenzona vice presidente di Unicredit, consigliere di Mediobanca, esponente della Margherita e molto utile per i suoi contatti con la famiglia Benetton che detiene quote di Antonveneta, Don Gianni Bignami, prete esperto di finanza molto ben introdotto in Vaticano e soprattutto il suo interlocutore più importante Antonio Fazio, il presidente della Banca d’Italia, dalla cui firma dipende il successo del suo piano.
Fiorani inizia a muoversi per dotarsi degli elementi fondamentali di cui necessita: il consenso di coloro che contano, la situazione politica favorevole e fidati amici cui far rastrellare illegalmente le azioni Antonveneta con il denaro fornito con infiniti giri dall’estero proprio dalle casse occulte della Bpl. Gli ostacoli? Molti, ma non sono un problema: si superano comprando o ricattando, sono tali e tanti i favori che ha elargito in ogni direzione da poter passare a batter cassa in ogni sponda.
Quando infatti la Lega Nord dichiara di voler votare le nuove norme sul risparmio andando di fatto a limitare il potere di Fazio basterà una sola telefonata di Fiorani a ricordare ai vertici del partito di quel favorino che fece loro salvando dal crack certo la Credieuronord, la banca dei “purissimi” contro “Roma ladrona” fatta fallire a tempo di record con un debito enorme che si sarebbe scaricato sulle spalle degli esigenti imprenditori padani.
Il banchiere di provincia non perde un colpo, si trasferisce letteralmente al Senato e cura di persona, uno per uno, i rapporti con i vari politici per proteggere la posizione di Fazio che, naturalmente, contraccambia tanta sollecitudine.
Quando la Abn Amro nel marzo del 2005 annuncia l’Offerta pubblica di Acquisto (Opa) su Antonveneta, Fazio limita e dilata la scalata olandese favorendo quella ancora non dichiarata da Fiorani che nel contempo è riuscito a mettere insieme altri 18 investitori prestanome e denaro sufficienti per realizzare il suo sogno.
A comprare in sordina le quote della banca padovana sono tra gli altri un gruppo di rapaci imprenditori bresciani legati a Gnutti, Stefano Ricucci, Francesco Bellavista Caltagirone e altri tutti in percentuali sotto i limiti per cui andrebbero dichiarate sul mercato (2% per la Consob e 5 % per Bankitalia ndr).
Tuttavia il capo della banca olandese Rijkman Groenik ha già cominciato a sentire puzza di bruciato. E’ il momento di ingaggiare le contromosse premendo anche sugli organismi di vigilanza europea che avviano le prime richieste di verifica. Fiorani però non si perde d’animo e con la complicità di Fazio riesce a far credere che le azioni comprate dai 18 investitori non rientrano nella cosiddetta “azione di concerto”, cioè non agiscono sotto la sua regia. Nessuno, nemmeno la Consob, andrà a verificare che i soldi per l’acquisto delle azioni vengono dalla Bpl.
Nel frattempo il Banco di Bilbao lancia l’Opa sulla Bnl in cordata con le Generali e Della Valle. Ad opporsi un altro eterogeneo gruppo di “furbetti” tra cui gli immobiliaristi Danilo Coppola, Statuto e altri investitori tra cui sempre Ricucci, Gnutti e soprattutto Caltagirone.
Quando Giovanni Consorte, il numero uno di Unipol, super appoggiato da D’Alema e Fassino come rivelano le intercettazioni che non sentiremo mai e per le quali il gip Forleo ha perso il suo posto, lancia la sua Opa su Bnl, tutti i “furbetti del quartierino” gli venderanno le loro quote realizzando guadagni da capogiro e favorendo la scalata italiana sponsorizzata a gran voce dai politici nostrani che per difendere i propri interessi tuonano contro l’assalto delle banche estere a quelle italiane.
Le pressioni europee però mettono in difficoltà Bankitalia all’interno della quale si crea una vera e propria spaccatura tra gli uomini del presidente Fazio che difendono a spada tratta Fiorani e altri che invece redigono un rapporto nel quale considerano la Bpl non in grado di far fronte alla gestione di Antonveneta. Un braccio di ferro intestino che si arresta solo con l’intervento della magistratura che già da diverso tempo, grazie ad un testimone, Egidio Menclossi, scaricato da Fiorani perché faceva troppe domande, sta indagando su Fiorani e compagni. Il mago di Lodi verrà arrestato trascinando in rovina per primo Fazio e poi tutta la brigata di avventurieri che avevano trafficato e lucrato con lui. Antonveneta come noto sarà poi acquisita da Abn Amro e Bnl da Bnp Paris Bas.
Sarà quindi la magistratura ancora una volta a riportare ordine dopo l’assalto di pirateria con cui questa nuova razza predona ha fatto e continua a fare scempio dei profitti del lavoro onesto dei cittadini, assumendosi, da sola, la responsabilità del controllo e della sanzione che invece dovrebbe venire anche dagli altri organi preposti oltre che, manco a dirlo, da una politica e da un’imprenditoria onesta e trasparente. Ma non è così che funziona il sistema, anzi è anche peggio.

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