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Back Sei qui: Dossier Processo trattativa Stato-Mafia Stato-mafia, il 3 ottobre si decide sulla testimonianza di Berlusconi

Processo trattativa Stato-Mafia

Stato-mafia, il 3 ottobre si decide sulla testimonianza di Berlusconi

di Aaron Pettinari
Oggi in aula l'ex direttrice del carcere di Tolmezzo: "Non posso escludere in assoluto dialoghi Cinà-Di Giacomo"

La moglie di Dell'Utri non commenta sull'impedimento

"Forse saprete da notizie di stampa che Silvio Berlusconi ha fatto pervenire, attraverso i suoi difensori, la comunicazione del proprio impedimento per pregressi impegni istituzionali. Tuttavia al momento la difesa è interessata alla citazione". Così, a fine udienza del processo sulla trattativa Stato-mafia, il Presidente della Corte d'Assise d'Appello di Palermo Angelo Pellino ha confermato quanto era già emerso nei giorni scorsi. L'interesse mediatico per la vicenda, come testimoniato dalla presenza in aula di giornalisti ed operatori d'informazione, è stata resa ancor più alta dalle dichiarazioni rilasciate all'Adnkronos dalla moglie di Dell'Utri, Miranda Ratti. "È meglio che non parlo - ha detto ieri la donna - meglio che non dico quello che penso. Ricordo solo che la testimonianza di Berlusconi era stata ritenuta decisiva persino dalla Corte di Assise d’Appello di Palermo. Qui c’è la vita di Marcello in gioco". Apriti cielo. I legali di Berlusconi non hanno detto che il loro assistito non vuole presentarsi in aula, tuttavia, depositando le note in cui si attesta che l'ex premier è indagato a Firenze come mandanti delle stragi in Continente (Roma, Firenze e Milano, nel 1993 ndr) di fatto indicano la possibilità che lo stesso possa essere considerato "teste indagato di reato connesso" con la possibilità di avvalersi della facoltà di non rispondere.
Intanto la difesa di Dell'Utri ha comunque già adempiuto alla citazione come "teste" e il Presidente Pellino ha comunque confermato il calendario della prossima settima: "Al momento l'impedimento potrebbe venire meno. Nella prossima udienza del 3 ottobre decideremo l'eventuale rinvio e sulla veste processuale. Se Berlusconi sarà sentito come teste o altro. Intanto saranno sentiti il dottore Giacinto Siciliano (direttore del carcere Opera di Milano) ed il dottor Antonio Di Pietro. Per quanto riguarda le note depositate in cancelleria dagli avvocati di Berlusconi mi permetto di segnalare che la certificazione presentata è un atto riservato. Le parti hanno possibilità di prendere visione senza facoltà di estrarne copia". Nel documento, si apprende, che all'ex premier è contestato il reato gravissimo di strage in concorso con Cosa nostra, imprescrittibile, con ben 23 capi di imputazione. Si fa rifeirmento alle stragi del 1993 a Roma, Firenze e Milano ma anche al fallito attentato a Maurizio Costanzo in via Fauro il 14 maggio 1993, e ancora il fallito attentato al collboratore di giustizia Salvatore Contorno a Formello il 14 aprile 1994.

"Cinà, Di Giacomo e la detenzione al carcere di Tolmezzo"
Intanto oggi in aula è stata ascoltata, seppur con qualche ritardo a causa di quello che il Presidente Pellino ha definito come "un increscioso disguido del Dap che non ha predisposto i collegamenti in videoconferenza con i siti collegati" (problema risolto dopo le rinunce all'udienza degli imputati detenuti), la testimonianza dell'ex direttrice del carcere di Tolmezzo, Silvia Della Branca. Citata dai difensori del capomafia Antonino Cinà la donna era chiamata a smentire quanto riferito dal collaboratore di giustizia catanese Giuseppe Di Giacomo, ovvero che durante la comune detenzione con Cinà vi fosse la possibilità di comunicare senza che il personale del Gom riuscisse ad ascoltare.
Di fronte alla Corte d'Assise d'appello la Della Branca ha dichiarato in maniera chiara di "non poter escludere che tra Cinà e Di Giacomo non ci sia stata mai alcuna comunicazione. Che possano avere avuto delle conversazioni fraudolente, beffando il personale di controllo, non lo posso escludere in maniera assoluta. Il mezzo di controllo era la professionalità degli operatori".
L'ex direttrice, rispondendo alle domande dell'avvocato Folli, ha confermato che "c'era una postazione di agenti nel corridoio, ricordo che c'erano una scrivania e una sedia, non proprio un box, di fronte alle celle. Di giorno c'erano sempre degli agenti, di notte però non so se il posto di servizio fosse occupato. Le disposizioni prevedevano che il posto fosse presidiato 24 ore al giorno ma in relazione alla disponibilità di personale per quel periodo. E ricordo che la notte c'erano meno unità. Quindi non posso garantirlo". L'ex direttrice si è detta anche sicura che se l'agente si fosse trovato lì in postazione, allora avrebbe sicuramente potuto sentire eventuali conversazioni tra Cinà e Di Giacomo e ha confermato che sui due detenuti "non vi sono state segnalazioni sul fatto che parlassero tra loro, neppure in bagno. Inoltre, Cinà e Di Giacomo non hanno mai fatto parte dello stesso gruppo di socialità".
Dopo aver descritto la divisione del carcere di Tolmezzo e dell'area destinata al 41 bis, la teste ha spiegato che Di Giacomo e Cinà si trovavano in un reparto in cui vi erano due sole celle. "I bagni - ha aggiunto - erano adiacenti tra loro ma non comunicanti, le stanze erano simmetriche e alle finestre c'erano delle sbarre e dei reticolati. Successivamente, quando in carcere fu prevista anche la detenzione speciale, furono messe delle reti anche nelle finestre dei bagni. Non ricordo che mi furono mai segnalate manomissioni". Quindi Della Branca ha spiegato che i due detenuti non avrebbero potuto neanche scambiarsi oggetti dalla finestra del bagno.
Di Giacomo, sentito nel processo di primo grado, disse di aver appresso proprio da Cinà dell'esistenza del papello.
Durante il controesame dei pm, che hanno mostrato al teste una planimetria della struttura, è emerso anche che la distanza delle finestre dei bagni non era molto distante. "Sono ad una distanza di meno di un metro ma per essere precisi si dovrebbe fare una misurazione in loco - ha detto la direttrice - Se potevano parlare da lì senza essere sentiti? Non le so dire si dovrebbe fare una prova. Dipende dal tono di voce". Le ultime domande le ha poste il Presidente Pellino che ha chiesto anche se la donna ha mai sentito parlare del cosiddetto protocollo farfalla ma l'ex direttrice di Tolmezzo ha dichiarato di aver sentito qualcosa "non per esperienza diretta ma sui giornali, in tv".

Foto © Imagoeconomica

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