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Processo trattativa Stato-Mafia

Stato-Mafia: Berlusconi potrebbe saltare la deposizione per un ''impedimento''

di Aaron Pettinari e Davide de Bari
La deposizione dell'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, prevista per il prossimo 3 ottobre al processo d'appello sulla trattativa Stato-Mafia, potrebbe saltare per un "impedimento". Un'ipotesi plausibile tenuto conto che ieri, al palazzo di giustizia di Palermo, sono stati avvistati i legali dell'ex premier, Niccolò Ghedini e Franco Coppi. I due avvocati si sarebbero recati presso la segreteria della II° sezione della Corte d'Assise d'Appello e poi al primo piano, nell'ala che ospita anche gli uffici dei sostituti procuratori generali, Giuseppe Fici e Sergio Barbiera, che sostengono l'accusa.
L'esame del leader di Forza Italia era stato chiesto dai legali dell'imputato Marcello Dell'Utri a cui i pg si sono associati.
La Corte aveva accolto la richiesta disponendo la citazione di Berlusconi per riferire "quanto sa a proposito delle minacce mafiose subite dal governo da lui presieduto nel 1994 mentre era premier".
Secondo la sentenza di primo grado la minaccia fu trasmessa tramite dell'ex senatore di Forza Italia, Marcello Dell'Utri, condannato in primo grado a 12 anni.
I giudici, nelle motivazioni della sentenza di primo grado, avevano scritto che "con l'apertura alle esigenze dell'associazione mafiosa Cosa nostra, manifestata da Dell'Utri nella sua funzione di intermediario dell'imprenditore Silvio Berlusconi nel frattempo sceso in campo in vista delle politiche del 1994, si rafforza il proposito criminoso dei vertici mafiosi di proseguire con la strategia ricattatoria iniziata da Riina nel 1992". Inoltre, si legge, che nonostante non vi sia “prova diretta dell'inoltro della minaccia mafiosa da Dell'Utri a Berlusconi, perché solo loro sanno i contenuti dei loro colloqui, ci sono ragioni logico-fattuali che inducono a non dubitare che Dell'Utri abbia riferito a Berlusconi quanto di volta in volta emergeva dai suoi rapporti con l'associazione mafiosa Cosa nostra mediati da Vittorio Mangano”.
Secondo quanto si apprende nei prossimi giorni l'ex premier potrebbe far pervenire alla Corte d'Assise d'Appello una memoria, forse già alla prossima udienza prevista per giovedì. Mentre non è ancora chiaro in che veste Berlusconi debba essere sentito: teste puro o testimone indagato di reato connesso (in quest'ultimo caso, se lo fosse, il testimone potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere).
Va ricordato, infatti che Berlusconi è attualmente indagato a Firenze, assieme a Dell'Utri, come mandante esterno delle stragi del '93.
Per quanto riguarda il processo d'appello il 3 ottobre è comunque previsto l'esame di Antonio Di Pietro, mentre giovedì è previsto l'esame del collaboratore di giustizia catanese, Francesco Squillaci.
In primo grado la Corte d'Assise presieduta da Alfredo Montalto ha condannato a 12 di carcere l'ex senatore Marcello Dell'Utri e gli ex carabinieri del Ros Mario Mori e Antonio Subranni; stessa pena per Antonino Cinà, medico e fedelissimo di Totò Riina; 8 anni di reclusione per l'ex capitano dei carabinieri Giuseppe De Donno e 28 per il boss Leoluca Bagarella; condannato a 8 anni Massimo Ciancimino, il figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo, che rispondeva di calunnia all'ex capo della Polizia, Gianni De Gennaro.

Foto © Imagoeconomica

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