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Processo trattativa Stato-Mafia

Stato-mafia, Del Bene: ''Legge uguale per tutti, Dell'Utri va trattato come Bagarella''

di Lorenzo Baldo e Aaron Pettinari
E sulle intercettazioni di Graviano: “Non era consapevole di essere intercettato”

“La legge è uguale per tutti, mafiosi e politici. Non è possibile che quando il livello si alza i collaboratori diventano inattendibili e Marcello Dell’Utriva trattato come Leoluca Bagarella (in foto). Punto e basta”. E’ questo il concetto ribadito con forza dal sostituto procuratore nazionale antimafia, Francesco Del Bene, rispetto l’attendibilità da riconoscere al collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza. Parlando del ritardo avuto a parlare di Berlusconi e Dell’Utri il pm ha sottolineato che “in base a quello che ci ha spiegato ciò è avvenuto per paura di quello che avrebbe provocato. Al di là di questo aspetto la piena attendibilità in sede dibattimentale di Spatuzza è riconosciuta dalle sezioni unite della Cassazione e lo stesso vale per Nino Giuffré.Spatuzza ci ha permesso di ricostruire nel dettaglio la strage di via d’Amelio e non è ammissibile che si ritiene buono quel che ha riferito in quell’occasione e si butta a mare il resto”. Rivolgendosi alla Corte d’assise (presieduta da Alfredo Montalto) Del Bene ha ricordato le dichiarazioni dell’ex killer di Brancaccio in merito al progetto di attentato allo stadio Olimpico che sarebbe dovuto avvenire il 23 gennaio del 1994. “Ci sono i furti delle targhe nell’autosalone con le date che riscontrano le dichiarazioni del pentito così come lo studio dei tabulati telefonici e gli elementi che certificano la trasferta a Roma con il traghetto".
“Quel progetto di attentato - ha ribadito il pm - è la minaccia nei confronti del governo che si stava per costituire, a minaccia connessa con il 338 cpp. E contestualmente c’erano stati anche gli agguati ai carabinieri in Calabria. Spatuzza parla del primo attentato del 2 dicembre 1993, quando due militari vengono feriti, poi il 18 gennaio c’è stato anche l’assassinio dei due carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo. Il terzo agguato è del 2 febbraio 1994 quando, Calabrò spara e ferisce due militari. In questi attentati si utilizza un mitra, una firma che riconduce ad un’unica mente criminale. Un trait d’union. Uccidere coloro che indossavano una divisa. Questi atti si inseriscono nella strategia stragista di Riina con la richiesta di collaborazione fatta ai calabresi. La ‘Ndrangheta, in intesa con Cosa nostra, manda anche lei un messaggio allo Stato attaccando uno dei suoi simboli, l’Arma dei Carabinieri”. Nel merito il magistrato ha ricordato le parole di Giuseppe Graviano, riferite a Spatuzza rispetto al dato che “i calabresi si erano già mossi” e che bisognava andare avanti con l’attentato all’Olimpico. “I due episodi - ha detto ancora Del Bene - erano programmati all’interno di una strategia omogenea. Quelle parole di Graviano a Spatuzza sulla strategia stragista che si muoveva in Calabria è la genuina conferma di un accordo tra tutte le mafie per il passaggio tra la prima e la seconda repubblica”.
Parlando dell’incontro al bar Doney tra i due mafiosi il sostituto procuratore nazionale antimafia ha evidenziato come i tabulati telefonici hanno fornito riscontro sulla presenza di entrambi ed anche di Marcello Dell’Utri. “E’ un riscontro formidabile alle dichiarazioni del pentito la presenza di Dell’Utri all’hotel Majestic di Roma in quei giorni di gennaio, a partire dal 18 gennaio. Una presenza confermata anche da Cartotto e da altre indagini”.

graviano giuseppe 610

Giuseppe Graviano in una foto d'archivio


Le intercettazioni di Graviano

Successivamente Del Bene ha affrontato l’attendibilità delle intercettazioni registrate tra Giuseppe Graviano ed Umberto Adinolfi, nel carcere di Ascoli Piceno. “Il rapporto tra i fratelli Graviano, Dell’Utri e Berlusconi sono confermati da Giuseppe Graviano che è una fonte autorevole - ha detto il pm - La genuinità dei dialoghi intercettati tra i due carcerati è data dal fatto che non sanno di essere intercettati”. Del Bene, contrastando la tesi delle difese, ha spiegato che Graviano ed Adinolfi erano al corrente della presenza delle telecamere ma non di essere intercettati nell’audio. “Gli agenti della Dia hanno sostituito le telecamere solitamente usate in base ai regolamenti del Dap. Telecamere che non hanno audio. Le microspie permettevano di registrare anche dall’alto. Possono sospettare di essere intercettati ma è certo che Graviano, se fosse stato veramente convinto, non si sarebbe lasciato andare a confidenze private come invece ha fatto”.
“Graviano - ha proseguito nell’analisi - ha raccontato episodi che nessuno si sarebbe mai immaginato. Quando lo fa si ha la certezza che non crede di essere intercettato. In certe occasioni Graviano abbassa il tono della voce e si avvicina all’interlocutore. Alcuni esempi dei temi riferiti sono i rapporti commerciali del padre con i fratelli Romagnoli di Bologna. Per quale ragione Graviano dovrebbe ammettere questo rapporto che era nascosto? ’accertata autenticità vale anche per la frase successiva quando Graviano abbassa il tono della voce parla della discesa in campo del ‘Berlusca’”.
Ancora Del Bene ha citato i colloqui del 17 marzo 2016 sul rapporto con la moglie e le confidenza sulle modalità di procreazione del figlio Michele durante il periodo di detenzione al carcere dell’Ucciardone.

Foto di copertina © Letizia Battaglia

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