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Back Sei qui: Dossier Processo trattativa Stato-Mafia Trattativa, Graviano sulla nascita del figlio: ''Non potevo dire la verità''

Processo trattativa Stato-Mafia

Trattativa, Graviano sulla nascita del figlio: ''Non potevo dire la verità''

graviano g intercettazioni 600di Aaron Pettinari
Depositate le intercettazioni in cui parla con la moglie

Sono ancora le intercettazioni in carcere di Giuseppe Graviano a tenere banco al processo trattativa Stato-mafia che oggi è ripreso all'aula bunker dell'Ucciardone. Dopo il dibattito acceso delle scorse settimane sulla consapevolezza o meno del boss di Brancaccio e del suo compagno di socialità, il camorrista Umberto Adinolfi, i pm hanno voluto depositare una nuova intercettazione con il capomafia siciliano sempre protagonista. A colloquio con il mafioso, stavolta ci sono la moglie, Rosalia Galdi (detta "Bibiana"), ed il figlio Michele. “Si tratta di una prova sopraggiunta - ha detto il sostituto procuratore nazionale antimafia Nino Di Matteo per la prima volta in aula da applicato al processo - Chiediamo alla corte la trascrizione di un colloquio in carcere in data 23 aprile 2016. E' stata registrata ben 10 mesi prima della notifica dell'informazione di garanzia e per noi è molto importante per le valutazioni che dovrà fare la Corte sotto il profilo dell'inconsapevolezza di Graviano di essere intercettato”. In quel colloquio “Madre Natura” (così è soprannominato il capomafia di Brancaccio) racconta alla moglie della visita in carcere della Commissione europea contro le torture. Durante l'incontro i commissari gli chiesero chiarimenti proprio sul concepimento del figlio e sulle polemiche sorte quando si seppe che la donna era rimasta incinta mentre il marito era detenuto al 41 bis. "Graviano - ha spiegato Di Matteo - dice alla moglie e al figlio: 'ho detto loro che il mio rapporto sessuale risaliva a quando ero ancora latitante: di certo non potevo dirgli la verità'". Secondo gli inquirenti ciò confermerebbe quanto raccontato dal boss ad Adinolfi sulle visite della moglie in cella e sul concepimento del bambino in carcere. Alla “dama di compagnia” aveva riferito che la donna era stata fatta entrare in carcere ed aveva dormito con lui.
Sarebbe questa, dunque, la prima prova portata alla Corte sulla genuinità delle parole di Graviano. Lo scorso 19 giugno il pm Vittorio Teresi, alla presentazione del libro Quel terribile '92 (Teresi: ''Abbiamo le prove che Graviano non sapesse di essere intercettato''), aveva dichiarato: “Noi abbiamo prove assolutamente inconfutabili, che porteremo ai giudici, del fatto che Graviano non sapesse di essere intercettato”. E poi aveva aggiunto: “Da una saletta dove fanno i colloqui i due vedono una telecamera e quindi è logico che abbiano il sospetto, ma nel cortile del passeggio esterno no! Non posso scendere nei dettagli, ne parleremo al processo”. Di questo secondo dettaglio oggi non si è parlato durante il dibattimento ma le difese hanno già presentato la propria opposizione all'acquisizione dei verbali trascritti. Sia i legali di Mori, Subranni e De Donno che l’avvocato dell’ex senatore di Forza Italia, Marcello Dell’Utri si sono opposti all’ammissione delle intercettazioni di Graviano agli atti del processo. Secondo il legale di Dell’Utri, l’avv. Giuseppe Di Peri, le parole di Graviano non sarebbero “genuine” perché, come si evincerebbe dalla loro lettura integrale, il capomafia sapeva benissimo di essere intercettato. Tuttavia nel suo intervento non si è fatto specifico riferimento sul luogo in cui quei colloqui avvenivano, evidenziando invece i momenti in cui i due mafiosi abbassavano il tono di voce. Resta evidente un dato. Appare evidente che un boss come Graviano, ogni volta che ha aperto bocca durante i processi (vedi processo Dell'Utri o Borsellino quater) ha sempre avuto l'interesse di lanciare un messaggio. A prescindere o meno dalla consapevolezza della presenza delle cimici perché nessuno si sofferma a ragionare sul contenuto del messaggio? A chi si sta rivolgendo? E perché si citano proprio quegli interlocutori? Nel suo flusso di coscienza Graviano parla di promesse mancate, di verità che solo lui possiede (sulla strage di via d'Amelio “La verità la so solo io”) dunque ogni sua parola, così come nel recente passato è stato per quelle di Totò Riina, va valutata con assoluta attenzione. O ancora una volta si vuole far finta di nulla archiviando come “vecchie storie” certe vicende? Ovvio che le parole del boss di Brancaccio non possono essere prese con leggerezza ed è altrettanto vero che queste avrebbero un peso differente se lo stesso avviasse una collaborazione con la giustizia, anziché trincerarsi dietro al “quando sarò in condizioni sarò io stesso a cercarvi e a chiarire alcune cose...”.

Chieste altre audizioni
Nella giornata odierna i pm hanno anche chiesto l'esame di alcuni collaboratori di giustizia come Salvatore Grigoli, Antonio Calvaruso e Vincenzo La Piana su argomenti che spaziano dai rapporti tra Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca e Vittorio Mangano nel periodo 1993-1994 all'interesse ed il sostegno di Bagarella per il movimento politico Sicilia Libera.
Sull'ammissione di queste testimonianze si è opposta la difesa di Dell'Utri mentre ancora devono pronunciarsi altre parti. Intanto l'avvocato del generale Mario Mori, Basilio Milio, opponendosi all'ammissione delle intercettazioni del boss Graviano ha già chiesto, qualora venissero ammesse, la citazione a deporre di testi Vladimir Putin e Ilda Bocassini, in quanto Graviano, nelle intercettazioni, parla anche dell'omicidio di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Secondo il legale di Mori sarebbe necessario sentire Putin in merito ad un'indagine di Giovanni Falcone e del procuratore russo Stefankov su fondi neri intascati dal Pds e provenienti dal Pcus. La Bocassini, invece, sarebbe sentita nel merito delle indagini svolte sulle stragi del 1992. Infine i difensori dell'ex ministro Nicola Mancino, che al processo risponde di falsa testimonianza, hanno fatto presente che qualora fossero ammessi i confronti tra gli ex politici Paolo Cirino Pomicino, Giuliano Amato e Vincenzo Scotti, chiesti dai pm, revocherebbero la rinuncia a citare come testimone il Capo dello Stato Sergio Mattarella, decisa, invece, nelle scorse udienze. La parola ora passerà alla Corte che giovedì prossimo risponderà a tutte le istanze fin qui presentate.

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