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Processo trattativa Stato-Mafia

Trattativa, Natoli: ''Borsellino al Viminale incontrò Contrada''

borsellino paolo c shobha 2di Aaron Pettinari e Miriam Cuccu
Con l'ex Presidente della Corte d'appello affrontato anche il tema mafia-appalti

“Quando Paolo Borsellino andò con Aliquò al Viminale fu fatto attendere in un salottino. Mentre attendevano vide aprire la porta ed apparire l'allora Capo della Polizia Parisi ed il dottor Contrada che salutandolo velocemente gli disse: 'So che state interrogando Mutolo, tenga presente che siccome io a suo tempo ho fatto indagini su di lui, se posso essere utile...'. Questa cosa lo sorprese molto perché quello era il primo incontro con Mutolo e la cosa era stata trattata in Procura con la massima riservatezza e riteneva che eguale riservatezza doveva presumersi anche in ambienti diversi”. Così Gioacchino Natoli, ex presidente della corte d'appello di Palermo, ha parlato della famosa convocazione al Ministero degli Interni, il primo luglio. Un racconto che gli fu riferito dallo stesso Paolo Borsellino in presenza dell'attuale Procuratore Capo di Palermo Francesco Lo Voi. “Borsellino si era già doluto del fatto di dover interrompere un interrogatorio tanto importante come quello di Gaspare Mutolo per andare a svolgere un ruolo di rappresentanza istituzionale. Comunque andò lo stesso”.
Il dettaglio era già emerso quando Natoli venne ascoltato al processo Borsellino quater ma, rispondendo al pm Vittorio Teresi, sono stati approfonditi anche altri dettagli: “Vedere in quell'ambiente il Capo della Polizia evidentemente non sorprese Borsellino, ma vedere Contrada, che non incontrava da tempo, proprio quel giorno lo colpì al punto di farne poi oggetto di quella notazione che fece con me e Lo Voi... Posso dire che Borsellino mai avrebbe incontrato Contrada di sua iniziativa. Come era ritenuto da lui e Falcone? Non affidabile”.
In un secondo momento, sollecitato dal pm Nino Di Matteo a ricordare vicende particolari per cui Contrada fosse ritenuto inaffidabile, ha aggiunto: “Mi rifaccio a ciò che Falcone, che era il collega con maggiore esperienza nell'ambito del ristretto gruppo del pool ufficio istruzione, dava a colleghi più giovani come me e De Francisci in relazione a persone con le quali si poteva venire a contatto con cui si doveva tenere estrema prudenza, che ho tradotto in termini di non affidabilità. Non fatti specifici”. Poi, però, ci furono le indagini, il processo e la condanna in via definiva. Natoli ha persino ricordato che in occasione dell'ordinanza di custodia nei confronti dell'ex numero 3 del Sisde, nel dicembre 1992, vi fu una perquisizione a Roma negli uffici che erano messi a disposizione di Contrada. “Il Capo della Polizia (Parisi, ndr) mostrò parecchio fastidio per l'iniziativa che sta compiendo la Procura di Palermo (testualmente disse 'Come vi siete permessi!')”.

Il rapporto mafia-appalti
Come già era avvenuto alla precedente udienza in cui era stato ascoltato, Natoli ha poi nuovamente parlato del rapporto mafia-appalti: “Quando Paolo ne parlò con me e Lo Voi accadde casualmente. Noi eravamo in quella stanza per altri motivi, in quel periodo lavoravamo al processo Calcara e ci chiese dove poteva trovarlo. In quel momento specifico credo che non era presente il maresciallo Canale che comunque accompagnava il dottor Borsellino. Ricordo però di quella volta in cui Canale disse dell'appuntamento con Mori alla Caserma Carini”.
Natoli ha anche ricordato che di quel rapporto, anche se non è mai stato incaricato formalmente di quelle indagini, vi erano due versioni. A Palermo una priva di intercettazioni (anche su politici di rilievo legati alla Dc, ndr) a Catania no. “Catania - ha ricordato il Capo dipartimento dell'organizzazione giudiziaria, del personale e dei servizi presso il Ministero della Giustizia - aveva degli elementi conoscitivi basati su intercettazioni che a Palermo non erano mai pervenute, per quanto a mia conoscenza”. L'ex magistrato ha anche ricordato la campagna di stampa “costante e reiterata nella quale si dava per presupposto che Palermo aveva insabbiato questa parte delle indagini che riguardavano i politici”.
Rispondendo ad un'ulteriore domanda di Di Matteo ha poi ricordato i commenti che si facevano in Procura sull'anonimo “Corvo 2”: “L'opinione raccolta all'interno di chi lo aveva letto con attenzione era che sembrava essere di provenienza Servizi. Se non ricordo male si parlava di incontri tra l'onorevole Mannino e Riina, incontri avvenuti nel territorio di Monreale...”.

Le dichiarazioni spontanee di Ciancimino
Presente in aula al processo vi era anche Massimo Ciancimino che ad inizio udienza ha rilasciato una breve dichiarazione spontanea per dimostrare che nell'interrogatorio del primo dicembre 2009 aveva, sua sponte, avvisato i pm che il documento contraffatto era frutto di una sovrapposizione di post-it e documenti a loro volta già fotocopiati. “Quando ho fornito il documento ai magistrati di Palermo e Caltanissetta ho immediatamente rappresentato loro che si trattava di una fotocopia da me realizzata, sovrapposta, e in particolare, ho fotocopiato su un foglio dei post-it che erano già stati fotocopiati e che contenevano alcuni scritti a matita e vergati a mano da mio padre, Vito Ciancimino. E in quello stesso foglio c'erano anche alcune frasi scritte da me, alcuni appunti perché c'erano cose interessanti per il libro che volevamo scrivere. Quindi in buona sostanza, il documento da me prodotto, così come ho detto ai pm, conteneva documenti di provenienza diversa, alcuni scritti da me e altri da mio padre”. Il processo è stato rinviato al prossimo 30 marzo in quanto la prossima settimana ci sarà l'astensione, dal 20 al 24 marzo, stabilita da l'Unione delle Camere Penali Italiane.

Dossier Processo trattativa Stato-Mafia

In foto: il giudice Paolo Borsellino © Shobha

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