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Back Sei qui: Dossier Processo trattativa Stato-Mafia Natoli: ''Borsellino rammaricato per non essere stato convocato da pm nisseni''

Processo trattativa Stato-Mafia

Natoli: ''Borsellino rammaricato per non essere stato convocato da pm nisseni''

natoli gioacchino c emanuele di stefanoProcesso trattativa Stato-mafia
di Aaron Pettinari

E sulla cena con Vizzini: “Non fu detto nulla di rilevante”

Paolo Borsellino manifestò apertamente il suo rammarico per non essere mai stato convocato a Caltanissetta. Glielo sentii dire. Lui si aspettava che i colleghi nisseni che si occupavano della strage di Capaci lo avessero voluto ascoltare per raccogliere tutto ciò che egli conosceva anche perché era in grado di indicare qualche sviluppo di investigazione visti i rapporti di assoluta vicinanza con Giovanni Falcone. Ebbe persino a lamentarsene con un collega applicato a Caltanissetta”. E' così che Gioacchino Natoli, ascoltato oggi al processo trattativa Stato-mafia, ha ricordato alcuni momenti di quei 57 giorni che separarono le due stragi del 1992.
L'ex presidente della corte d'appello di Palermo, oggi Capo dipartimento dell'organizzazione giudiziaria, del personale e dei servizi presso il Ministero della Giustizia, è stato citato dalle difese di Mori, Subranni e De Donno. Diversi i temi trattati durante l'esame a cominciare dagli interrogatori del collaboratore di giustizia Gaspare Mutolo e dei contrasti che vi erano tra Paolo Borsellino e il Procuratore capo di Palermo Giammanco: “Inizialmente non era stato indicato come l'aggiunto che doveva occuparsi di Mutolo, poi, dopo una serie di discussioni si arrivò alla formazione con lui, me e Lo Forte. Natoli, che a ridosso delle stragi del ’92 era sostituto procuratore a Palermo, ha confermato che negli interrogatori in cui era stato presente assieme a Borsellino non sentì mai fare i nomi di Signorino e Contrada. Tuttavia seppe da altri colleghi che questi nomi erano stati fatti al solo Borsellino in precedenza.
L'ex presidente della Corte d'appello di Palermo ha anche ricordato l'episodio della cena del 16 luglio 1992 che ebbe con Carlo Vizzini, all'epoca ministro delle Poste e delle telecomunicazioni, Lo Forte e Borsellino: “Non fu detto nulla di particolarmente significativo in quell'occasione. Ricordo in generale che Vizzini aveva interesse a parlare con Paolo Borsellino. Si parlò della situazione generale del Paese dopo quanto accaduto a Capaci. Se si parlò di appalti e della commistione tra imprenditori e Cosa nostra? A mia memoria no ma se si intende sempre in termini generali non lo escludo. Certamente non si parlò di indagini”. Rispetto a quanto riferito dall’ex ministro in una scorsa udienza del processo, ovvero che lui sapeva che loro erano a Roma per interrogare Mutolo, Natoli ha detto: “Sarei portato ad escluderlo. Quella di Mutolo era una collaborazione assolutamente riservata. Vizzini dice di essere stato informato? Da me, e in quella occasione sicuramente no”.
Per quanto concerne l'eventuale interesse di Paolo Borsellino per il rapporto mafia-appalti Natoli ha dihciarato: “Borsellino faceva indagini su Cosa nostra in generale e metteva all'interno della possibile area delle sue investigazioni anche quel versante, ma quello come tanti altri. Non in maniera particolare. Mi chiese di avere atti, ed io non li avevo, per mettere come sue fonti di conoscienza quel pezzo di avvenimenti che erano accaduti quando egli stava a Marsala”. Il controesame di Natoli si terrà la prossima settimana, venerdì 17 marzo, mentre il processo è stato rinviato al 16 marzo quando saranno citati Pecoraro, Messina, Cufalo e Mannino. Quest'ultimo, però, alla scorsa udienza, tramite i suoi legali ha già manifestato la propria intenzione a non sottoporsi ad esame.

Foto © Emanuele Di Stefano

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