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Back Sei qui: Dossier Processo trattativa Stato-Mafia Processo trattativa, acquisito il verbale di Venturi

Processo trattativa Stato-Mafia

Processo trattativa, acquisito il verbale di Venturi

aula bunker ucciardone3di Aaron Pettinari
Quando il maggiore diceva: “Mori cercava di convincermi ad iscrivermi alla P2”

I verbali di interrogatorio del maggiore Mario Venturi, in servizio al Sid (Servizio Informazioni Difesa) tra il 1971 e il 1977 ed oggi deceduto, quelli dell’imprenditore Franco Giorgi, che collaborò con il servizio segreto libico e poi con quello italiano ed attualmente irreperibile in quanto trattenuto dalla milizia libica Zintan, i documenti della “fonte Gian” criptonimo, come ha riferito il colonnello Massimo Giraudo, “di un ufficiale dei carabinieri di nome Giancarlo Servolini (oggi deceduto) il cui ‘manipolatore’ era il dirigente del Nod Antonio Labruna”. Sono questi gli atti che entrano ufficialmente a far parte del processo trattativa Stato-mafia dopo l'ordinanza odierna letta dal presidente della Corte d'assise, Alfredo Montalto. Una decisione presa in mancanza dell'accordo delle parti sulla richiesta di acquisizione avanzata dai pm Vittorio Teresi, Nino Di Matteo, Roberto Tartaglia e Francesco Del Bene. L'interrogatorio di Venturi, ascoltato dai magistrati palermitani tra il febbraio e l'aprile 2014, è ritenuto particolarmente importante dall'accusa in quanto fornisce una serie di elementi utili a ricostruire il periodo trascorso da Mario Mori al Sid tra il 1972 ed il 1975.
All'epoca il maggiore era responsabile di segreteria del Raggruppamento centri di controspionaggio di Roma (una sorta di coordinamento dei vari centri del Sid) e in quegli anni, dal ’72 al ’75, Mori divenne il numero 2 del suo ufficio. Ai magistrati aveva raccontato che “Io ero a capo della segreteria raggruppamento centri di controspionaggio Roma: fui chiamato da Federico Marzollo, che nel 1972 portò anche Mario Mori al Sid....Mori venne mandato a lavorare nel mio ufficio ma rispondeva soltanto a Marzollo stesso: era il suo pupillo”.
Marzollo, ex ufficiale dei Carabinieri al Servizio Informazione Difesa, non era uno qualunque ma, di fatto, era la persona più vicina all’ex direttore del Sid Vito Miceli (uomo di Licio Gelli, che aveva predisposto la struttura parallela del Sid finalizzata ad organizzare un colpo di Stato tra il ’73 e il ’74 chiamata la Rosa dei Venti, ndr).
Nelle carte acquisite al processo Venturi sostiene che Mori “aveva un vizio per gli anonimi”.
L'ex ufficiale del Ros, oggi imputato al processo trattativa Stato-mafia, “era considerato nel Sid dell’epoca come il soggetto designato da Marzollo per gestire i rapporti con ‘Op’ (il periodico Osservatore Politico, ndr) di Mino Pecorelli”. Dunque, secondo quanto riferito dal maggiore, Mori si sarebbe recato spesso presso l’agenzia di Mino Pecorelli per scrivere i messaggi anonimi e poi spedirli alle varie agenzie di stampa. “Op”, infatti, all'epoca era nota come testata vicina ai servizi e per cui, secondo lo stesso Mori, sarebbe stato certo che i testi dei messaggi anonimi venissero letti come provenienti da ambienti vicini all’intelligence.
Nel racconto di Venturi si parla anche di Gianfranco Ghiron: “Negli anni del Sid Mori aveva una fonte fiduciaria, Gianfranco Ghiron, che grazie allo studio di avvocato internazionalista che il fratello Giorgio aveva a New York, si era introdotto stabilmente nei servizi americani”. A detta dello stesso Venturi Gianfranco Ghiron sarebbe stato legato alla “destra più nera” e “per questo si trovava benissimo con Mori che all’epoca era nero quanto lui”.
“I rapporti di Mori – ha poi aggiunto il maggiore – non erano soltanto con Gianfranco ma anche con il fratello Giorgio”. Quest'ultimo, noto alle cronache come l’avvocato fiduciario di Vito Ciancimino (coinvolto nell’inchiesta della Procura di Palermo sul patrimonio dell’ex sindaco mafioso, già condannato a cinque anni e quattro mesi per riciclaggio, deceduto nel 2012, ndr), è un altra figura importante.
Ma ai pm palermitani ha anche raccontato altro: “Mori negli anni di permanenza al Sid nel mio ufficio cercava insistentemente di convincere anche me ad iscrivermi alla P2 e in particolare diceva sempre che non era una loggia massonica come tutte le altre del passato. Mi disse che Gelli in quel momento storico era interessato come non mai ad affiliare persone del Sid e mi propose di andare insieme a casa di Gelli dicendomi che io, come toscano, gli sarei stato particolarmente gradito. Io ero titubante e preoccupato delle eventuali conseguenze…”. Venturi aveva anche specificato che lui non si iscrisse mai alla P2 sottolineando, però, l’atteggiamento protettivo dell’ex capo del Ros: “Mori mi disse di non preoccuparmi perché era garantito per tutti quelli del Sid un inserimento in liste protette, separate da tutte le altre liste”. Di questi temi si è abbondantemente parlato, nel corso del processo, con le audizioni del colonnello Giraudo.
Oggi, invece, il processo ha visto la deposizione dei testi Salvatore Zummo e Graziella Galetta. Il primo, luogotenente in quiescenza, ha riferito degli accertamenti svolti in riferimento alle dichiarazioni di Tullio Cannella e rispetto ai viaggi di Marcello Dell'Utri operati in Sicilia nei primi anni Novanta. La seconda, già ascoltata al processo Dell'Utri, ha invece riferito in merito ai rapporti ed i contatti tra Vittorio Mangano e l'imprenditore Natale Sartori. La Galetta ha dunque ricordato varie fasi di indagini svolte a Milano su quelle che erano state le stragi del 1993 (su delega della dna di Firenze) ed in particolare sulla presenza di Vittorio Mangano, dal 1992 al 1994, a Milano. Conclusa l'audizione il processo è stato quindi rinviato a domani.

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