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Back Sei qui: Dossier Processo trattativa Stato-Mafia ''Nel papello non c'è traccia di manomissione''

Processo trattativa Stato-Mafia

''Nel papello non c'è traccia di manomissione''

papello elaborazione graficadi Aaron Pettinari
Al processo trattativa depongono gli agenti della scientifica

“Nella fotocopia consegnata da Massimo Ciancimino (nota come papello, ndr) non sono state rilevate tracce di manomissioni, aggiunte, cancellature o trasposizioni di altro documento”. E' una risposta chiara quella che gli esperti del Servizio centrale della polizia Scientifica di Roma, Annamaria Caputo, Sara Falconi, Maria Vincenza Caria e Marco Pagano, autori degli esami sui documenti per conto delle Procure di Palermo e Caltanissetta, hanno dato davanti alla corte d’assise di Palermo al processo trattativa Stato-mafia.
“In particolare – hanno aggiunto – non è stata riscontrata la manomissione né sul piano grafico in quello merceologico”. Una deposizione che smentirebbe quanto asserito nella sentenza che ha assolto Calogero Mannino, ovvero che il “papello” sarebbe frutto di una “grossolana manipolazione”.
Nella sentenza il gup scriveva che fosse evidente “che le fotocopie, con l'uso di carte e inchiostri datati, impediscono l'accertamento delle epoche degli originali, oggetto della copiatura... Va aggiunto che gli accertamenti sulla datazione del materiale usato per la formazione della fotocopia del papello non assumono alcun rilievo, poiché di inchiostri, fogli di carta, cartucce di stampante datate esiste notoriamente un mercato, tra l'altro anche funzionale alle falsificazioni documentali”.
Quindi si bolava come dei falsi nella lora interezza, tutti i documenti, senza entrare nel merito degli accertamenti svolti dall'autorità giudiziaria. Oggi però gli esperti, rispondendo alle domande del pm Nino Di Matteo, hanno spiegato che “la carta del documento denominato 'papello' risale a un periodo databile fra il 1986 e il 1990, la tecnica della fotocopiatura è quella della fusione a caldo, che riporta al periodo fine anni Ottanta-metà anni Novanta”. Un'epoca di fatto compatibile con il 1992, l'anno in cui il documento sarebbe stato redatto e poi consegnato a uomini delle istituzioni.
Non solo. Gli esperti hanno spiegato che grazie a minuziosi accertamenti è possibile capire la datazione della carta di un documento, l'epoca di produzione dei materiali che compongono l'inchiostro e la tecnologia che fissa dei materiali su carta, e che da questi si può ricavare un'indicazione sull'epoca della fotocopiatura. “Parlando di commercializzazione e disponibilità sul mercato di certi toner, risalenti a vent'anni fa, oggi questi non si trovano – ha dichiarato uno dei teste – non sono idonei con le nuove strumentazioni ed hanno una vita ridotta ad un certo periodo, oltre che essere tossici”.
Per quanto riguarda il “Papello” si è poi affrontato il tema della paternità. La grafia presente nel documento non appartiene a nessuna delle 32 persone su cui sono state compiute le verifiche. In questo elenco non compare il capomafia Totò Riina. “Non avevamo a disposizione una scrittura in stampatello ma in corsivo - hanno spiegato gli esperti - Pertanto non è stato possibile eseguire il confronto”.
Tra i documenti rimasti “senza paternità” anche il documento rinvenuto in casa di Ciancimino, durante la perquisizione del febbraio 2005, in cui è scritto: "... posizione politica intendo portare il mio contributo (che non sarà di poco) perché questo triste evento non ne abbia a verificarsi. Sono convinto che questo evento onorevole Berlusconi vorrà mettere a disposizione le sue reti televisive". “E' un originale manoscritto – hanno riferito i teste – In questo caso abbiamo anche confrontato la grafia presente anche con quella di Riina oltre che per quei soggetti che avevamo già confrontato con il papello, ed altri”.
Via via l'esame è proseguito nell'analisi dei documenti principali consegnati da Ciancimino jr ai magistrati per un totale di 48 documenti (16 in originale e 32 in fotocopia).
Tra gli altri documenti esaminati vi è anche quello comunemente chiamato “Contropapello”, la cui paternità è stata attribuita totalmente a Vito Ciancimino salvo che nella prima riga, dove compare la scritta “allegato al mio libro”, che è attribuito a Massimo Ciancimino. La datazione della carta, in questo caso, viene indicata tra l'ottobre 1986 ed il febbraio 1991 e, “poiché hanno lo stesso renge del documento del papello possiamo dire che c'è una sovrapposizione temporale”. “Anche in questo caso – hanno detto gli esperti – non vi sono anomalie e si tratta della prima fotocopia, direttamente dall'originale in quanto non ci sono perdite di dettagli”.
Durante l'esame è stato esaminato anche quello in cui si fa riferimento all'ex capo della polizia Gianni De Gennaro, risultato sicuramente manomesso. “C'è proprio una trasposizione del nome De Gennaro, con un uncino, tratto da un altro documento – hanno sottolineato in aula gli esperti – Nella parte della scrittura di De Gennaro, la qualità grafica è più elevata rispetto al resto”.
Tra gli aspetti esaminati anche i documenti che, secondo quanto riferito dal figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo, sarebbero attribuibili a Bernardo Provenzano, ovvero quelli con la dicitura iniziale “Carissimo ingegnere”. “Questi documenti sono riferibili alla medesima macchina da scrivere, probabilmente portatile – hanno dichiarato i teste – Presentano delle anomalie da usura, come alcuni allineamenti verso l'alto o verso il basso e molte di queste anomalie coincidevano. Se è la stessa macchina da scrivere sequestrata a Provenzano il giorno dell'arresto a Montagna dei Cavalli? Noi non abbiamo espresso un giudizio negativo, non abbiamo parlato di identità né di non identità. C'erano alcune anomalie similari ma per approfondire sarebbe stato necessario l'originale di un documento e non la sola fotocopia”. Il processo è stato poi rinviato a domani dove si proseguirà con il controesame di alcune delle difese.

Info grafica: rielaborazione del "papello"

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