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Back Sei qui: Dossier Processo trattativa Stato-Mafia Lo specchio oscuro del nostro Stato

Processo trattativa Stato-Mafia

Lo specchio oscuro del nostro Stato

bandiera eff scdi Lorenzo Baldo e Aaron Pettinari
Massimo Giraudo e quella (brutta) storia d’Italia che non si vuole ricordare

Lucido, senza alcun tentennamento e soprattutto esaustivo. E' il ritratto del colonnello Massimo Giraudo davanti alla Corte di Assise al processo Trattativa. Ma c'è un fondale nero che emerge dalle sue dichiarazioni. Un vero e proprio potere criminale che si incarna in determinati uomini di Stato pronti a indire guerre striscianti all'interno di apparati che in teoria dovrebbero occuparsi della “sicurezza nazionale”. Guerre subdole, borderline, del tutto pericolose per la nostra fragile democrazia da sempre sotto scacco di questi poteri. Ed è proprio colui che entra ed esce dai misteri d'Italia a fornire la sua personalissima spiegazione sul ruolo dei Servizi nel nostro Paese. “L'intelligence italiana? Si occupa solo di 'corna' e 'marmellata'”. Parole trancianti. A formularle era stato alcuni mesi fa lo stesso generale Mario Mori co-imputato al processo sul patto tra Stato e mafia. “I servizi segreti deviati? - si domandava sarcastico in occasione della presentazione del suo ultimo libro 'Servizi segreti - introduzione allo studio dell'intelligence' –  Non esistono!”. “Io? - concludeva – Ho sempre lavorato per lo Stato”. Probabilmente in questa sua ultima esclamazione c'è la chiave di volta per comprendere la ragione per la quale Mori si indigna sempre quando viene accostato ai responsabili della “violenza o minaccia a un corpo politico”. Quel capo di imputazione, figlio del tanto vituperato articolo 338 del codice penale su cui poggia il processo Trattativa evidentemente provoca l'orticaria a chi ha “sempre lavorato per lo Stato”. E come dargli torto? Il problema se mai è definire “quale” Stato lui ha servito. Forse quello che descrive il colonnello Giraudo nella sua deposizione odierna? Quello in simbiosi con i Servizi “deviati” di cui Mori avrebbe fatto parte? Forse il generalissimo sarebbe stato iscritto alla P2 in una speciale lista segreta? Al momento una risposta definitiva ancora non c'è. Certo è che l'ombra della massoneria “deviata” (e non solo) avvolge non poco la sua figura.

L'ombra della P2
Le dichiarazioni di un paio di anni fa di Mauro Venturi, l'ufficiale dei Carabinieri che nel 1971 lavorava al Sid (Servizio Informazioni difesa, ex Sismi, attuale Aise, dove Mori ha prestato servizio dal ’72 al ’75), sono particolarmente significative. Basta rileggere “vecchie storie” che nessuno vuole più ascoltare. All’epoca Venturi era responsabile di segreteria del Raggruppamento centri di controspionaggio di Roma (una sorta di coordinamento dei vari centri del Sid). Dal ’72 al ’75 Mori era divenuto il numero 2 dell’Ufficio di Venturi. In quel frangente Mori era a tutti gli effetti il prediletto di Federico Marzollo, ex ufficiale dei Carabinieri al Servizio Informazione Difesa, di fatto la persona più vicina all’ex direttore del Sid Vito Miceli (uomo di Licio Gelli, che aveva predisposto la struttura parallela del Sid finalizzata ad organizzare quel colpo di Stato tra il ’73 e il ’74 chiamato “la Rosa dei Venti”). Secondo Venturi, Mori avrebbe quindi cercato ripetutamente di convincerlo ad iscriversi alla P2 in quanto non si trattava di “una loggia massonica come tutte le altre né a quelle del passato”. Dopodichè gli avrebbe proposto di recarsi assieme a casa di Licio Gelli che all'epoca cercava proseliti all'interno del Sid. E quando lo stesso Venturi si sarebbe dimostrato indeciso di fronte a quella proposta, Mori lo avrebbe rassicurato spiegandogli che ai membri dei Servizi sarebbe stata garantita la massima sicurezza con l'iscrizione in liste separate segrete.

Logica e rigore
Sono questi i due punti fermi di un processo che nessuno vuole. Che si rispecchiano nelle dichiarazioni odierne di Massimo Giraudo. Basta solo ricollegare tra loro eventi, circostanze, ipotesi investigative e riscontri documentali. Il quadro che prende forma ha sempre più un suo senso. Che però lascia sgomenti: quale Stato hanno servito uomini come Mario Mori? Quali Servizi vigilano sulla “sicurezza” nazionale quando al loro interno operano strutture deviate parallele?. “C’era tutta un’attività di sostegno agli eversori – spiega Giraudo - e di ostacolo nelle attività di indagini che si sviluppavano per non far emergere l’attività eversiva”. Ed è riascoltando l'appunto letto in aula del generale Maletti che riaffiorano i vecchi fantasmi: “Chi sono i pupari che manovrano in Italia per tenere il Paese vincolato a scelte di 30 anni fa? Torna prepotentemente ad affacciarsi l’ipotesi, che poi tale non è, di forze potenti e influenti che operano in Italia e ne determinano le scelte ed il destino”. Corsi e ricorsi storici. Che verranno ulteriormente approfonditi domani nella prosecuzione dell'esame di Giraudo.

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