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Processo trattativa Stato-Mafia

Processo trattativa, la corte ammette l'esame di Maroni

maroni roberto c ansaIeri era già stato annunciato il rinvio della deposizione di “Ultimo”
di Aaron Pettinari

“Motivi di servizio da tempo programmati ed imprescindibili”. Così Sergio De Caprio, noto anche come “capitano Ultimo”, ha giustificato per la seconda volta il proprio impedimento ad essere presente all’aula bunker dell’Ucciardone per testimoniare al processo trattativa Stato-mafia. Un’udienza che, in base alla citazione dei magistrati, si sarebbe dovuta tenere quest’oggi. Ieri il presidente della corte, Alfredo Montalto, ha comunicato di aver ricevuto una lettera che attestava l’impossibilità dello stesso e, alla richiesta del pm di visionare la documentazione, anche per verificare l’ente per il quale lavora “Ultimo”, ha aggiunto: “si tratta di un atto classificato e al momento non è possibile”. Indiscrezioni giornalistiche avevano riferito che De Caprio, da quando il generale Tullio Del Sette ha riorganizzato il Noe togliendogli le funzioni di polizia giudiziaria, sarebbe transitato presso l’Aise (il comparto intelligence, ovvero i servizi segreti). Quell’atto “classificato” dimostrerebbe la veridicità della notizia. Ultimo, citato come teste indagato di reato connesso (il giorno dell’assoluzione in appello per il generale Mori ed il colonnello Obinu furono trasmessi gli atti alla Procura per valutare eventuale “falsa testimonianza” da parte dello stesso e di altri militari). Il presidente Montalto, citandolo per il 7 ottobre, ha avvertito che in caso di nuovi impedimenti, non sufficientemente giustificati, per “Ultimo” scatterà l’accompagnamento coatto.
Prima di iniziare l’udienza odierna, dedicata al controesame del tenente colonnello Antonello Angeli e di Vittorio Angotti (l’uomo che il giorno della perquisizione della casa di Ciancimino aprì ai militari l’abitazione), il presidente Montalto ha ammesso, su richiesta dei pm, l’esame dell’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni, che in un’intervista al Tg3 del 16 luglio 1994 denunciò l'”imbroglio” con cui il Consiglio dei ministri aveva approvato il decreto Biondi inserendo sottobanco disposizioni che favorivano Cosa Nostra, e l’acquisizione agli atti del processo dell’audio della conferenza stampa, nel gennaio 1993, con le dichiarazioni del gen. di Brigata Giorgio Cancellieri in seguito alla cattura di Totò Riina. Un audio ritenuto importante dall’accusa in quanto si parla apertamente di “'baratto' volto alla 'liquidazione di una intera epoca di assassinii’”. Contestualmente l’avvocato di Mori e Subranni, Basilio Milio, ha richiesto che il generale Cancellieri sia sentito come teste. Una richiesta, su cui la Corte si è riservata di esprimersi, a cui non si sono opposti i pm. “Non ci opponiamo - ha detto Nino Di Matteo (presente in aula assieme a Roberto Tartaglia) - ma ci riserviamo di produrre anche il grezzo di quella conferenza, già richiesto alla Rai, in cui è evidente un’interruzione proprio nel momento in cui il generale parla di trattativa”. I magistrati si sono invece opposti alla richiesta dell’avvocato Romito di ascoltare anche i magistrati Caselli, Aliquò e Spallitta.

Dossier Processo trattativa Stato-Mafia

Foto © Ansa

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