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Back Sei qui: Dossier Processo trattativa Stato-Mafia Ciancimino jr: ''Io tra i primi a denunciare gestione Saguto''

Processo trattativa Stato-Mafia

Ciancimino jr: ''Io tra i primi a denunciare gestione Saguto''

ciancimino massimo web16Terminato l’esame del testimone chiave del processo trattativa Stato-mafia
di Francesca Mondin
“Io e la Sidoti avevamo già denunciato l’atteggiamento dell’avvocato Cappellano Seminara sulla gestione un po’ personalizzata di Cappellano e la Saguto”. L’imputato-teste Massimo Ciancimino, al processo Trattativa Stato-mafia, si avvicina alla conclusione del suo esame raccontando di essere stato tra i primi a sollevare la questione sulla gestione dell’istituto misure di prevenzione: “Nel 2011 ho scritto una lettera pubblica al Giornale di Sicilia rivolta ad Ingroia in cui invitavo a rivedere la gestione dell’istituto”. Risultava anomalo che “un tesoro come il mio del valore ipotizzato di 53 milioni di euro costava all’erario solo di consulenze 700 mila euro l’anno”. Di queste gestioni “personalizzate” il figlio di Don Vito ne parlò telefonicamente con la Sidoti. conversazioni che poi intercettate furono trasmesse al tribunale delle misure di prevenzione dal Noe al comando di De Caprio, alias “Ultimo”.
In seguito alla trasmissione di queste conversazioni ed altri atti riguardanti Cappellana Seminara “La Saguto applicò una misura di prevenzione provvisoria di tre anni e mezzo” ha detto Ciancimino jr, nel rispondere alle domande della sua difesa. Inoltre “ci fu una perquisizione e mi notificarono l’obbligo di soggiorno temporaneo”.   
“Mi sono stati fatti 1700 controlli, una media di cinque, sei controlli a notte” addirittura “sono stato denunciato per evasione per non aver risposto al citofono per un minuto e qualche secondo - ha affermato l’imputato-teste raccontando le ripercussioni che questo ebbe nel contesto famigliare. -  E' evidente che minava l’equilibrio famigliare, sicuramente assieme ad altre è stata una delle cause per cui mia moglie ha deciso di continuare la sua vita altrove”.
Il figlio di Don Vito, ex sindaco mafioso di Palermo, è tornato sul documento contraffatto contenente il nome di De Gennaro precisando che “non ho mai contraffatto nessun documento”. Il teste imputato ha detto: “Rosseli non mi disse che il documento era contraffatto, anche perché sono stato fregato dal fatto che la prima parte era stata scritta da me, lui mi disse che mi sarebbe servito per la calunnia De Gennarro  e di depositarlo alla procura…non ricordo se mi disse qualcosa riguardo la cerchiatura forse che l’aveva fatta mio padre”.

“Messina Denaro voleva dei soldi e mio padre mi disse che se si fosse presentato altre volte dovevo chiamare i carabinieri e che non dovevo accettare da lui soldi - ha raccontato Ciancimino jr - in seguito per evitare di versare somme ho chiuso un negozio  della Chateau d'Ax a Trapani”. Il figlio di Don Vito ha voluto evidenziare a conclusione del suo esame, iniziato ben 5 mesi fa, di non aver mai avuto atteggiamenti compiacenti nei confronti di mafiosi: “Ricordo che se oggi mi trovo qui è solo per frutto di mie dichiarazioni, io non ho mai agevolato nessuna organizzazione criminale, ho agito solo per ubbidienza a mio padre, ho buttato fuori Messina Denaro ed ogni volta che mi è stato chiesto di mettere mio padre in occasioni di collaborazione con le autorità l’ho sempre fatto”.
Terminato l’esame Di Massimo Ciancimino si sospendono per la pausa estiva le udienze del processo che riprenderanno ogni giovedì e venerdì a partire dall’8 settembre. L’udienza di domani infatti è saltata in seguito alla presentazione, da parte della testimone Fernanda Conti, del certificato medico che attesta l’impossibilità a partecipare all’udienza.

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