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Processo trattativa Stato-Mafia

Trattativa Stato-mafia: Lapis sceglie il silenzio

aula bunker ucciardone1di Aaron Pettinari e Francesca Mondin
“Mi avvalgo della facoltà di non rispondere” con questa formula il tributista Gianni Lapis,  considerato in passato prestanome dell'ex sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino,  ha deciso di rimanere in silenzio al processo Trattativa Stato-mafia che si è svolto stamani a Palermo. Lapis era stato chiamato dalla Procura a testimoniare riguardo i rapporti tra Massimo Ciancimino  ed appartenenti alle forze dell’ordine o ai servizi di sicurezza, nonché sulla circostanza relativa al possesso di documentazione relativa alla trattativa Stato-mafia. A gennaio l’ex legale dell’azienda del Gas di cui Lapis era socio, l’avvocato Livreri Giovanna sentita in qualità di teste al processo, aveva raccontato che il tributista di Don Vito le aveva confidato che Ciancimino jr “godeva di una sorta d’impunità”. Il motivo, secondo quanto testimoniato dall’avv. Livreri sarebbe stato collegato al fatto che “aveva collaborato con lo Stato, con il padre Vito Ciancimino, nella cosiddetta trattativa per fermare le stragi del ’92” e che il figlio dell’ex sindaco di Palermo “aveva ottimi rapporti con le istituzioni, in quanto attraverso suo padre era stato arrestato Totò Riina”. Gianni Lapis inoltre in passato al telefono con la sua ex legale nominava il famoso “Papello” : “ma lui ha… ma lui ha il papello del padre  - diceva riferendosi a Ciancimino jr - se lo… porta veramente… qua succede che fa saltare tutti”.
La Corte, presieduta da Alfredo Montalto, dopo aver preso atto della decisione di Gianni Lapis, ha ammesso l’esame di Consolato Villani e Angelo Niceta richieste ieri dalla pubblica accusa.
L’udienza è stata rinviata al 12 maggio per continuare il controesame di Massimo Cinacimino e sentire il teste Messerotti.


Stato-mafia, Ciancimino jr: ''Mai incontrato De Gennaro''
Iniziato l’esame delle parte civili
di Aaron Pettinari e Francesca Mondin

E’ iniziato questa mattina l’esame della parte civile De Gennaro, rappresentata dall’avvocato Francesco Bertorotta, del teste-imputato Massimo Ciancimino al processo trattativa Stato-mafia. Il figlio di don Vito, rispondendo alle domande del legale, ha specificato di non aver mai avuto la certezza di aver parlato con l’ex Capo della Polizia Gianni De Gennaro. “Quando telefonavo al numero che mi avevano dato mio padre e il conte Vaselli io non sapevo chi c’era dall’altra parte. Loro mi avevano detto che per parlare con De Gennaro dovevo chiamare quel numero ma io non l’ho mai conosciuto di persona né posso essere certo che vi fosse lui dall’altra parte”. Il teste ha anche ricordato di essersi rivolto a quel numero per risolvere la questione del trasferimento di sede dell'Assistente di Polizia di Stato Angela Cuccio, ex moglie di un amico d'infanzia dello stesso Ciancimino, Massimo Pocorobba (all’epoca socio dell’ex moglie di Ciancimino jr, Carlotta Messerotti).
Ciancimino jr ha anche ricordato, dopo la contestazione dell’avvocato, che al telefono, quando aveva bisogno di un qualunque tipo di supporto, si presentava semplicemente come Massimo.

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