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Back Sei qui: Dossier Processo trattativa Stato-Mafia La morte di Borsellino in un’informativa a tre giorni dalla strage

Processo trattativa Stato-Mafia

La morte di Borsellino in un’informativa a tre giorni dalla strage

aula bunker ucciardone1di AMDuemila
L'udienza è terminata ed è stata rinviata a domani, ore 9:30, giorno in cui sarà concluso l'esame dei periti. L'udienza proseguirà con l'esame dell'ex capo della polizia Gianni De Gennaro.




Al processo trattativa il teste Alonzi e i periti per le intercettazioni di Riina in carcere

Un’informativa sul progetto di un attentato contro Borsellino e Di Pietro tre giorni prima della strage di via D’Amelio. Sarà Vincenzo Alonzi a ricostruire, davanti alla Corte d’Assise di Palermo che celebra il processo sulla trattativa Stato-mafia, le dinamiche che ruotano attorno alla segnalazione inviata alla Procura di Milano a così breve distanza dalla bomba scoppiata il 19 luglio ‘92. Alonzi, che al tempo ricopriva il ruolo di maggiore del Ros (attualmente è in servizio alla sezione anticrimine dei Carabinieri di Milano) indagò sulla segnalazione che il 16 luglio il Reparto operativo speciale inviò al procuratore Francesco Saverio Borrelli su un attentato ai giudici Paolo Borsellino e Antonio Di Pietro, che indagavano su mafia e appalti. Ricezione che portò poi ad un incontro tra lo stesso Borrelli e Di Pietro. In passato Alonzi fu chiamato a testimoniare sulle stesse circostanze anche al processo Borsellino ter.
Tra i testi da sentire all’udienza odierna figurano anche i periti che parleranno delle conversazioni intercettate in carcere tra Totò Riina e Alberto Lorusso, contenenti anche la condanna a morte pronunciata dal boss corleonese nei confronti del pm Nino Di Matteo. Alonzi, invece, dovrà spiegare in che modo il Ros venne a conoscenza della segnalazione riferita da una fonte, dichiarata al tempo intrinsecamente attendibile, che fu effettivamente profetica nel caso del giudice palermitano. L’informativa venne poi inviata per posta ordinaria a Palermo, ma non fece in tempo ad avvisare del progetto di morte in quanto arrivò a strage già avvenuta. In seguito, a Di Pietro e alla sua famiglia venne rafforzata la scorta, tanto che al pm di Milano non venne consentito nemmeno di dormire nella propria abitazione. La notizia divenne poi di dominio pubblico sulle colonne del “Secolo XIX” solo il 23 luglio ’92, ma insieme ad altre due notizie non veritiere. Il giornale parlò infatti di un fantomatico incontro tra Di Pietro e Falcone prima della bomba a Capaci, che venne poi smentito dal magistrato milanese e dal procuratore Borrelli, e di alcune indiscrezioni sulla possibile collaborazione del boss Tanino Fidanzati.

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