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Processo trattativa Stato-Mafia

Processo trattativa, alla prossima udienza verrà ascoltato il colonnello Canale

aula-bunker-ucciardone1di Lorenzo Baldo e Aaron Pettinari - 20 marzo 2015
Si è conclusa l’audizione del collaboratore di giustizia Pasquale Di Filippo. Il processo è stato rinviato al prossimo 26 marzo con i pm Di Matteo e Del Bene che hanno annunciato la convocazione del Colonnello dei Carabinieri Carmelo Canale. Nello specifico questi è chiamato a rispondere sui suoi rapporti con Paolo Barsellino con particolare riferimento al periodo giugno-luglio 1992, all’interesse investigativo manifestato dallo stesso Borsellino sull’esposto anonimo denominato “corvo 2”. Inoltre dovrà anche rispondere in merito alle circostanze ed alle motivazioni che indussero lo stesso Borsellino a richiedere, per il tramite del Canale, un incontro riservato con il capitano De Donno ed il colonnello Mori negli ultimi giorni del giugno del 1992.
Canale sarà ascoltato nella veste di “indagato di reato connesso” in quanto inserito nel fascicolo degli indagati nell’ambito dell’inchiesta sui depistaggi per l’omicidio di Peppino Impastato.


Processo trattativa, Di Filippo: “Nel ’94 ci dissero di votare Forza Italia perché Berlusconi doveva aiutarci”
di Lorenzo Baldo e Aaron Pettinari - 20 marzo 2015
- Ore 11.57
“Dal 1982 fino al 1995 per conto dei capi di Cosa Nostra mi sono occupato anche di politica, per far portare avanti i politici che loro dicevano. Sono stato sempre al corrente chi si doveva votare e per quale motivo. Prima il partito radicale. I capi di cosa nostra mi dicono di mandare soldi al partito radicale, cosa che io ho fatto facendo vaglia postali, poi si disse di votare il partito socialista e poi nel ’94 forza italia perché in particolare Berlusconi doveva aiutarci”. Questo quanto riferito in aula dal pentito Di Filippo che sta deponendo in videoconferenza. Rispondendo alle domande del pm Francesco Del Bene ha anche ricordato un incontro avuto con Bagarella: “Gli chiesi come mai Berlusconi ancora non ci stava aiutando. E lui rispose: ‘lascialo stare per ora perché in questo momento lui non può fare nulla per noi perché ci sono altri soggetti che lo stanno guardando, quando potrà stai sicuro che lo farà’. L’indicazione di votare forza italia me l’ha detto mio suocero e altri, tutta la Sicilia sapeva che si doveva votare Berlusconi. In Sicilia fino al 1995 non c’è nessun partito politico che diceva che non serviva il consenso della mafia. Non c’era un politico che poteva comandare in Sicilia senza il consenso della mafia. Mio suocero non faceva una cosa se non gliela diceva Pippo Calò”. A quel punto Del Bene effettua una precisazione, tratta dalla sentenza della strage di Capaci, quando Di Filippo disse: “Pippo Calò aveva detto di informare tutta la Kalsa di votare Forza Italia, avevano preso contatti con grossi esponenti di Forza Italia che dovevano far chiudere Pianosa e l’Asinara, far togliere il 41 bis”.

Attentato a Martelli
“Per far votare il partito socialista non ricordo chi mi diede indicazioni - ha proseguito in aula il collaboratore di giustizia - noi lo abbiamo votato, poi come al solito nessuno ha mantenuto le promesse. Si parlava di Martelli che non le aveva mantenute. Nel ’95 Antonino Mangano mi disse di andare a Roma: vedi di capire quello che fa Martelli perché lo dobbiamo uccidere. Io nel ’95 sono stato arrestato e l’ho detto subito alla giustizia”. Alla domanda se Bagarella avesse dato lo stesso ordine di morte per Berlusconi Di Filippo ha risposto in maniera decisa: “No, come ho detto mi disse che quando avrebbe potuto fare qualcosa per noi l’avrebbe fatta”.

Stragi per indebolire l’Italia
Sempre ricordando il tempo delle stragi Di Filippo ha aggiunto: “Sia Graviano che Mangano erano comandati da Bagarella. Nel ’93 Graviano Giuseppe comandava Brancaccio, insieme a suo fratello Filippo. Giuseppe non l’ho mai incontrato, Filippo era venuto al mio distributore. Quando i Graviamo comandavano presumo che i loro rapporti con Bagarella fossero buoni. A proposito delle stragi del ’93 gli obiettivi sono stati chiese, monumenti per fare più risalto. Era un messaggio: ‘o fate come diciamo noi o noi continuiamo… per indebolire l’Italia anche a livello internazionale così da non far venire più turisti in Italia’”.


Processo trattativa, Di Filippo: “Con le stragi Cosa nostra voleva far abolire 41 bis e togliere i pentiti”
di Lorenzo Baldo e Aaron Pettinari - 20 marzo 2015
- Ore 11.20
“ Cosa Nostra voleva far abolire il 41bis, cercare di far togliere la questione sui collaboratori di giustizia”. Questi gli obiettivi, secondo il pentito Pasquale Di Filippo, sentito oggi al processo trattativa Stato-mafia. “Nel ’92, durante le stragi di Capaci e Via D’Amelio mio suocero era detenuto al carcere di Spoleto - ha ricordato rispondendo alle domande del pm - dopo quelle stragi è stato trasferito al carcere di Pianosa, lui e Pippo Calò. Ogni mese io andavo a trovare mio suocero a Pianosa e lui mi diceva che le condizioni erano pessime. Mio suocero stava al 41bis. Nel ’93 so che sono state commesse altre stragi. Con queste stragi gli si diceva: o fate come diciamo noi o noi continuiamo a fare le stragi. Io lo dissi quando ho iniziato a collaborarte nel 1995. Ho fatto arrestare Bagarella e ho parlato di omicidi e ho riferito di un gruppo di fuoco che aveva fatto le stragi. Oltre a dire chi erano i componenti di quel gruppo di fuoco ho detto che le stragi del ’93 erano state fatte dal nostro gruppo e ho detto anche che quelle stragi erano state fatte per ricattare lo Stato”.

L’affiliazione riservata
Il collaboratore di giustizia è poi tornato sulla sua affiliazione in Cosa nostra: “Io avevo un fratello, Emanuele Di Filippo, che faceva parte di un gruppo di fuoco di Cosa nostra molto pericoloso. Era il più pericoloso di Palermo e Provincia dal 1982 fino al 1985, con Giuseppe Greco, Francesco Marino Mannoia e altri della famiglia di Ciaculli. Mio fratello è stato arrestato nel ’94 per associazione mafiosa. Dopo l’arresto di mio fratello entro in contatto con Leoluca Bagarella che mi voleva molto bene. Bagarella lo conoscevo già da prima, ero stato invitato al suo matrimonio. Dopo l’arresto di mio fratello mi comincio a incontrare con lui e altri soggetti mafiosi. Questi incontri erano riservati a poche persone: Antonino Mangano (braccio destro di Bagarella), Matteo Messina Denaro, Giorgio Pizzo, Tony Calvaruso che era l’autista di Bagarella. Queste erano le persone che potevano sapere la mia appartenenza a Cosa Nostra in maniera riservata. Non abbiamo parlato del perché la mia affiliazione era riservata. Antonino Mangano mi dice che da quel momento in poi facevo parte di un gruppo di fuoco riservato di cui facevano parte poche persone”.


Processo trattativa, Di Filippo: “Fui combinato in maniera riservata nel ’94”
di Lorenzo Baldo e Aaron Pettinari - 20 marzo 2015 - Ore 11.00

Ha iniziato a parlare del suo ingresso in Cosa nostra il collaboratore di giustizia Pasquale Di Filippo, intervenuto oggi in videoconferenza al processo trattativa Stato-mafia. “Entrai in Cosa nostra già nel 1982 quando accompagnavo mio suocero Tommaso Spadaro con faceva parte della mafia vincente. Nel 1982 il mandamento di Porta Nuova era diretto da Pippo Calò e quando lui andava a Roma le veci del mandamento le faceva mio suocero. Dall’85 fino al ’94 ho sempre obbedito a Pippo Calò. Io sono stato formalmente combinato nel ’94, in una forma riservata, ma il periodo antecedente sempre dentro Cosa Nostra ero”.
A combinarlo erano boss di primissimo piano come Leoluca Bagarella ed Antonino Mangano (che gestiva il mandamento di Brancaccio dopo l’arresto dei Graviano). Di Filippo ha quindi parlato dei tempi del maxi processo. “Allora molti capimafia sono stati trasferiti all’ospedale civico di Palermo nel reparto detenuti, io andavo a trovare mio suocero, non c’erano problemi. Dentro questo reparto c’erano diversi capimafia, loro in questa fase, soprattutto Pippo Calò e Giuseppe Gambino mi hanno detto che dovevo fare alcune cose per loro. Loro erano detenuti, dall’Ucciardone si facevano trasferire all’ospedale Civico, poi lì rimanevano 2 o 3 mesi e poi dovevano rifare la visita. Calò e Gambino mi dissero di andare a trovare il dottore Cinà per dirgli che Gambino lo voleva vedere al reparto. Sono andato, e gli ho detto di andare da Pippo Gambino. Gambino era il capo mandamento di San Lorenzo”. “Da Cinà - ha aggiunto rispondendo alle domande del pm Francesco Del Bene (rappresentante dell’accusa assieme a Nino Di Matteo) - ci sono andato per tutta la durata del Maxiprocesso, lui era quello che si occupava di corrompere gli altri dottori che andavano a fare le visite ai detenuti. Io andavo all’ospedale a trovarlo, era primario credo di chirurgia. Due o tre volte sono andato anche a casa sua. Se Pippo Gambino doveva andare all’Ucciardone o rimanere al Civico il dottore che doveva fargli la visita era corrotto dal dottor Cinà”.
Sulle stragi di Capaci e Via D’Amelio il pentito ha dichiarato di aver saputo che “Falcone e poi Borsellino erano stati uccisi per il Maxiprocesso, perché erano stati i magistrati che erano andati a fondo per combattere Cosa Nostra. Dopo che sono stati uccisi se ne parlava dentro C.N. io andai in carcere da mio suocero dopo Capaci e mi disse: finalmente ora ci possiamo fare il carcere più sereni e tranquilli”.


Processo trattativa, saranno ascoltati i pentiti D’Amico e Galatolo
di Lorenzo Baldo e Aaron Pettinari - 20 marzo 2015 - Ore 10.40
Il presidente Montalto ha sciolto la riserva ammettendo le nuove prove chieste dai pm
Il collaboratore di giustizia di Barcellona Pozzo di Gotto Carmelo D'Amico, il pentito dell'Acquasanta Vito Galatolo, ed i funzionari del Dap Giuseppe Falcone (ex presidente del tribunale dei minorenni, tra i candidati a sostituire Amato alla direzione del Dap nel 1993 e poi superato nella “corsa” da Adalberto Capriotti), Giuseppe Miliano e Massimo Parisi saranno sentiti come teste al processo trattativa Stato-mafia. La corte, presieduta da Alfredo Montalto, ha sciolto le riserve dopo aver ascoltato entrambe le parti. Montalto ha disposto l’acquisizione dei verbali resi da Giuseppe La Greca il quale, a causa di gravi condizioni di salute, non potrà essere ascoltato in aula. Sono stati acquisite anche le trascrizioni dell’audizione dell’ex Dap alla Commissione parlamentare antimafia (del 15 dicembre 2010). Nell’ordinanza di Montalto non è mancato un richiamo alla difesa di Mancino che “incoerentemente si oppone all’acquisizione dopo che un analogo documento è stato acquisito lo scorso 26 febbraio per quanto riguarda Carlo Alberto Capriotti”. La Greca avrebbe dovuto riferire in merito alle funzioni svolte al D.A.P. ed al Gabinetto del Ministro della Giustizia tra il 1992 ed il 1994 ed in particolare sull’applicazione del 41 bis.

Sì a D’Amico e Galatolo
Nella sua ordinanza Montalto ha anche accolto la richiesta d’esame dei testi D’Amico, Galatolo, Falcone, Parisi e Miliano in quanto si tratta di prove sopraggiunte. “Per quanto riguarda Falcone si rende necessario solo a seguito di quanto emerso da alcuni fatti per la prima volta riferiti in dibattimento da altri testi come Fazioli, Fabbri e Calabria. Fatti che sono conosciuti direttamente dai primi e mai resi da quest’ultimo. Inoltre si specifica che ai sensi dell’art. 430 ccp. necessariamente l’attività integrativa non può che portare un numero di registro diverso rispetto a quello che si è riversato nell’attuale procedimento”. Inoltre per la corte “non appaiono irrilevanti” gli esami di Galatolo e D’Amico in quanto “le dichiarazioni sono pertinenti con fatti in oggetto del presente processo e all’istruttoria dibattimentale già svolta e già sviluppati come quelli sui temi delle stragi del 1992-1993 e sui rapporti tra Cosa nostra ed esponenti dei servizi sicurezza. Pertanto si dispone l’acquisizione dei verbali illustrativi di D’Amico e Galatolo, e gli estratti del registro secondo comma”.

Processo prosegue con l’esame del teste Di Filippo
Il processo prosegue con l’audizione in videoconferenza del collaboratore di giustizia Pasquale Di Filippo. Di Filippo diventa uomo d’onore “riservato” in maniera formale nel ‘94 e resta tale fino al ‘95, quando viene arrestato e comincia a collaborare con i magistrati. Di fatto solo il boss Leoluca Bagarella e pochissimi altri suoi sodali (Giorgio Pizzo, Matteo Messina Denaro, Antonino Mangano) erano a conoscenza della sua effettiva appartenenza a Cosa Nostra.

L'udienza è terminata ed è stata rinviata al 26 marzo, ore 9.30.

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Venerdì 20 marzo 2015
, dalle ore 9:30, si terrà la prossima udienza del processo trattativa Stato-mafia presso l'aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo.
Si procederà con l'audizione in qualità di teste del collaboratore di giustizia Pasquale Di Filippo.
Nel processo, di competenza della Procura di Palermo, i pubblici ministeri dovranno accertare le responsabilità di chi è accusato di aver aperto un dialogo con Cosa nostra, al fine di far cessare la strategia stragista messa in atto nei primi anni ’90. Tra gli imputati, oltre a boss mafiosi (Totò Riina, Leoluca Bagarella, Antonino Cinà) figurano anche collaboratori di giustizia (Giovanni Brusca), ex politici (Nicola Mancino, Marcello Dell’Utri), ex ufficiali del Ros (Mario Mori, Antonio Subranni, Giuseppe De Donno) e Massimo Ciancimino.

Del processo si occupano i pm Nino Di Matteo, Francesco Del Bene, Roberto Tartaglia e Vittorio Teresi.

E' possibile seguirlo in diretta audio streaming qui!

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