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Back Sei qui: Dossier Processo trattativa Stato-Mafia Siino: Vedemmo Provenzano latitante l’ufficiale dei carabinieri s’impappinò

Processo trattativa Stato-Mafia

Siino: Vedemmo Provenzano latitante l’ufficiale dei carabinieri s’impappinò

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di Lorenzo Baldo - 13 novembre 2014

Salta l'udienza della prossima settimana per la rogatoria internazionale di Maletti in Sudafrica. I pm vanno ad interrogare l'ex 007
Un incontro casuale per le strade di Bagheria, di sera alle otto mezza. Angelo Siino, il ministro dei lavori pubblici di Cosa Nostra è a bordo di un’auto con il colonnello dei carabinieri Gian Carlo Meli e insieme sono a caccia di Provenzano, nonostante Siino sia formalmente agli arresti domiciliari. Improvvisamente incrociano una Mercedes blindata guidata da Carlo Guttadauro, fratello di Giuseppe, il medico boss di Brancaccio; accanto, nel sedile del passeggero, c’è Bernardo Provenzano. Siino non ha dubbi: “E’ lui, lo riconobbi dal fasciacollo bianco che aveva addosso anche al momento dell’arresto”. L’ufficiale tenta una manovra per seguire la Mercedes, ma “s’impappina” e i due si dileguano nel buio. Nell’aula bunker gremita di studenti e di esponenti di Scorta Civica venuti a portare la propria solidarietà a Nino Di Matteo, sempre più nel mirino,  il pentito Angelo Siino racconta un nuovo capitolo delle mancate catture del boss corleonese, avvenuto proprio a Bagheria, quartier generale del boss. Nella Aula Bunker dell’Ucciardone di Palermo si e’ svolta la quinta deposizione del pentito Angelo Siino al processo sulla trattativa Stato-mafia. Negli spazi riservati al pubblico ci sono alcuni esponenti di “Scorta civica” e diversi studenti delle scuole superiori di Palermo. E’ la prima uscita pubblica del pm Nino Di Matteo dopo le notizie sul progetto di attentato nei suoi confronti che si sarebbe dovuto fare a Palermo con il tritolo, o a Roma con i bazooka. La presenza della società civile è un primo attestato di vicinanza in attesa del corteo di sabato mattina da Piazza Croci al Tribunale. Accanto a Di Matteo ci sono i colleghi Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia.

Ecco il testo dell’interrogatorio condotto dal pm Nino Di Matteo:

”Eravamo ad Aspra – dice Siino – insieme al colonnello Meli che con un escamotage mi aveva portato fuori dai domiciliari per indicare Provenzano, siamo nel 1994-95. Quando mi venne notificato da parte della questura di Palermo un foglio dove mi dissero che io potevo ricevere anche personaggi che non facevano parte del mio nucleo familiare e quindi uscìi con Meli, mi venne a prendere una mattina presto e dovevo portarlo in giro nella provincia di Enna, di Caltanissetta e in altri posti dove avevo visto Provenzano.

C’era un provvedimento giudiziario che la faceva uscire?

A me non risulta. Non ho potuto vedere se c’era un provvedimento o no. Dopo Meli era molto preoccupato, mi diceva di non dire niente, io mi sentivo tra l’incudine e il martello. Ad Aspra c’era un personaggio, Carlo Guttadauro, il fratello di Giuseppe, che era il rappresentante pro tempore di Roccella, che aveva sostituito Pinuzzo Abbate, lo incontrai in una Mercedes blindata e ci siamo quasi scontrati con Provenzano. Il Meli si impappinò nel fare la manovra per seguirlo, non fu svelto e il Provenzano insieme con Carlo Guttadauro si allontanò.

Lei aveva quindi riconosciuto Provenzano come il soggetto che stava a bordo con Guttadauro
Si perché aveva al collo un fasciacollo bianco lungo che aveva anche quando fu catturato.

Il colonnello Meli (del comando di Corleone) si attivò per chiamare qualcuno?
No fece la manovra per seguire Provenzano, ma non c’era riuscito. Non venne mai chiesto l’aiuto di nessuno.
Siamo rimasti insieme a Meli un paio d’ore e siamo andati a vedere un altro posto a Bagheria, siamo andati anche nell’ufficio di Gino Scianna.

In queste ore lei ebbe modo di notare se il Meli contattò altri carabinieri per dire che era stato visto Provenzano a bordo di una Mercedes?
Assolutamente no.

Che ora era quando avete incontrato Provenzano?
8 e mezza di sera.

Lei ha avuto modo di sentire parlare di un tale Di Salvo?
Si mi disse di seguirlo per arrivare a Provenzano, una volta Mori e De Donno mi dissero che addirittura Ultimo stava morendo assiderato per individuare il Di Salvo, e mi venne ripetuta da De Donno una volta. Il capitano Ultimo mi telefonò mentre ero ai domiciliari mi disse guarda che Ultimo ci stava rimettendo la vita.

Di Matteo specifica: lei quando aveva indicato il Di Salvo come soggetto che era in contatto con Provenzano?
Mi era stato indicato come personaggio di grande fiducia che aveva Provenzano che gli faceva avere pizzini.
Ma a quali carabinieri lei disse di questo Di Salvo per arrivare a Provenzano, Mori e De Donno. Mori diceva a De Donno ‘fermati un minuto’ perché il De Donno voleva altre notizie ed era impaziente. Su Di Salvo gliene parlai in uno dei primi contatti avuti con Mori e De Donno.

Ma i carabinieri erano riusciti a individuare il Di Salvo?
Questo episodio mi venne raccontato in carcere quando io gli dissi; ma perché non prendete Di Salvo e loro mi dissero: perché lei è stato impreciso e questo Di Salvo non si riesce a prendere. Un esponente della squadra mobile mi fece vedere una foto del Di Salvo e poi fu arrestato. Questo Di Salvo aveva una macelleria a Bagheria per sviare le indagini su di lui e stava sempre lì davanti. Avevo fornito queste indicazioni a Mori e De Donno. Poi quando fornì questa indicazione al vice capo della squadra Mobile Sanfilippo, lui uscì una fotografia dalla tasca. Secondo me Mori e de Donno seguivano un’altra traccia. Mi dissero che io ero stato impreciso e non avevano capito bene chi fosse questo Di Salvo che aveva una macelleria a Bagheria, la prima volta che Riina mi aveva fatto sapere tramite Balduccio Di Maggio, ci ero andato insieme a Balduccio Di Maggio. Vi potrei portare pure ora.

L'udienza della prossima settimana salterà per la trasferta in Sudafrica del pool che andrà ad interrogare l'ex numero due del Sid Gianadelio Manetti ormai novantenne. Le autorità sudafricane hanno già autorizzato la rogatoria chiesta dalla Procura di Palermo. Condannato per favoreggiamento nell'ambito di un'inchiesta su depistaggi dell'indagine sulla strage di piazza Fontana, Maletti era scappato in Sudafrica, Paese che nel 1981 gli aveva concesso la cittadinanza. Il processo sulla trattativa, quindi, si ferma appositamente per questa trasferta e riprenderà giovedì 27 per la prosecuzione del controesame di Angelo Siino.

Tratto da: loraquotidiano.it

In foto: l'aula bunker dell'Ucciardone

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