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Processo trattativa Stato-Mafia

La trattativa, Siino e quegli esponenti delle istituzioni

de-donno-mori-cianciminoAudio
di Lorenzo Baldo - 17 ottobre 2014
Le sollecitazioni di Mori e De Donno nei confronti di Vito Ciancimino per far finire le stragi
Palermo. “Le sollecitazione che mi venivano fatte da Mori e De Donno non erano finalizzate solo alla collaborazione di Bernardo Brusca, loro mi dicevano: ‘guarda che tu puoi convincere a collaborare lui e altre persone’. Mori e De Donno mi dissero che dovevo convincerlo a collaborare per fare finire tutto quel bordello che c’era e cioè le stragi, ma io non li potevo aiutare...”. E’ la terza volta che il collaboratore di giustizia Angelo Siino viene sentito al processo sulla trattativa. Per ragioni di salute i suoi interrogatori durano solo un paio d’ore. Il pm Nino Di Matteo riprende in mano un verbale di interrogatorio del 1998 reso dallo stesso Siino ai giudici Gabriele Chelazzi (scomparso prematuramente nel 2003) e Piero Grasso.

In quel verbale l’ex boss era stato decisamente più tranciante nelle sue affermazioni. Siino aveva raccontato di aver ricevuto da “esponenti delle istituzioni” delle confidenze su una sorta di “trattativa” tra mafia e Stato. Agli inquirenti Siino aveva specificato che Mori e De Donno avevano il progetto di realizzare un vero e proprio “patto” con la mafia che “avrebbe evitato che le stragi continuassero”. Nel ’98 Chelazzi aveva chiesto al collaboratore quale sarebbe stata la contropartita che lo Stato avrebbe offerto in cambio. “Avvantaggiare Cosa Nostra – aveva replicato Siino –, benefici per tutta la categoria” (mafiosa, ndr), bisognava insomma far “finire questo stragismo” così da ottenere dallo Stato “una specie di salvacondotto, chiamiamola una specie di amnistia… perché si doveva chiudere la stagione della stragi… come dire: abbracciamoci, vogliamoci bene e chiudiamo questa situazione…”. A conferma di ciò Siino, collegato in videoconferenza, racconta inoltre di un dialogo con Vito Ciancimino avvenuto durante una comune detenzione nel carcere di Rebibbia alla fine del ’92. “Con Ciancimino abbiamo parlato di quegli argomenti – sottolinea il collaboratore –, in una occasione ho saputo da lui che c’era stato un pour parler ed era stato detto che c’era un’intesa su una situazione che avrebbe stabilito un accordo con i mafiosi per far salvaguardare i beni, l’integrità delle famiglie e il trattamento nelle carceri. Non mi disse tra chi era stata fatta questa intesa (che non era ancora intervenuta), ma me lo fece capire: da una parte c’erano i padroni di Cosa Nostra del tempo (Riina e Provenzano, ndr) e dall’altra i Carabinieri, così lui diceva… ma non so a chi si riferisse. Questo fatto lo aveva saputo da Mori e De Donno”.
L’esame di Angelo Siino proseguirà il prossimo 23 ottobre.

AUDIO
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