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Processo trattativa Stato-Mafia

Processo Trattativa: l'assenza (colpevole) dello Stato

di-matteo-scorta-eff-jean2di Lorenzo Baldo - 19 giugno 2014
Per un “disguido” salta temporaneamente la vigilanza davanti all’Aula Bunker dell’Ucciardone
Palermo. L’immagine di uno Stato colpevolmente assente si manifesta in tutta la sua tracotanza all’Aula bunker del carcere dell’Ucciardone. Questa mattina era prevista l’udienza del processo trattativa nella quale dovevano deporre gli on. Ciriaco De Mita e Giuseppe Gargani. Ma davanti all’edificio che dovrebbe essere il più sorvegliato d’Italia non c’è nemmeno un poliziotto: il cancello è aperto. Nel piazzale antistante l’ingresso staziona qualche giornalista in ordine sparso, poco più in là si intravedono i giudici popolari. Tutti in attesa. Senza alcuna vigilanza. C’è solamente un agente della polizia penitenziaria che non si spiega le ragioni di quell’assenza. Dalla Questura fanno sapere che effettivamente c’è stato un “disguido” e che avrebbero risolto al più presto. Nel frattempo arriva Nino Di Matteo, il pm condannato a morte da Totò Riina. Il magistrato che – in teoria – dovrebbe essere il più protetto d’Italia scende dalla sua auto di scorta nel cortile del bunker ed entra in aula. Attorno a lui solo i suoi agenti di scorta. Ancora nessun segno della presenza delle forze dell’ordine preposte alla sicurezza del bunker dell’Ucciardone.

Passano altri minuti e finalmente arrivano i primi due poliziotti: un primo, timido, accenno di “normalità”. Subito dopo avvocati e giornalisti possono accedere all’aula. Ma che segnale si è lanciato all’esterno? Quello di uno Stato che per un “disguido” lascia scoperto uno degli obiettivi più sensibili del nostro Paese. Al di là delle giustificazioni ufficiali sono i fatti quelli che contano: chiunque questa mattina avrebbe potuto avvicinarsi all’Aula Bunker e realizzare i peggiori propositi. Alla luce di tutto ciò cosa importa sapere che nessuno dei due testi citati si è presentato oggi, facendo rinviare l’udienza al prossimo 26 giugno, adducendo motivazioni tecnico-giuridiche, se non addirittura legate a impedimenti “professionali”? Che interesse c’è a sapere che l’imputato Dell’Utri ha deciso di rinunciare a presenziare alle prossime udienze? Qui il problema è un altro, ed è rappresentato da queste “falle” degne di un Paese del terzo mondo. Tutto il resto sono chiacchiere.

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