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Processo trattativa Stato-Mafia

Trattativa Stato-mafia: Mannino e Subranni nei (pochi) ricordi di Riccardo Guazzelli

subranni-antonio0di Lorenzo Baldo - 13 febbraio 2014
La lacunosa deposizione del figlio del maresciallo Giuliano Guazzelli

Palermo. “Non ho motivo per non confermare”. Intervallato da questo leit-motiv ripetuto un’infinità di volte Riccardo Guazzelli ha deposto questa mattina al processo sulla trattativa Stato-mafia. Ad ascoltarlo sugli spalti dell’aula bunker c’era anche una nutrita schiera della “Scorta civica” (alcuni esponenti provenivano da altre regioni d’Italia). In un balletto di “non so” e “non ricordo” il figlio del maresciallo dei carabinieri Giuliano Guazzelli (ucciso dalla mafia il 4 aprile 1992 a Porto Empedocle, ndr) ha risposto alle domande dei pm Del Bene, Teresi e Di Matteo sui rapporti tra il padre e l’ex ministro democristiano Calogero Mannino. A finire nuovamente sotto i riflettori sono stati quindi gli incontri tra Guazzelli e Mannino prima e dopo l’omicidio dell’eurodeputato Salvo Lima.

Antefatto
Nel mese di febbraio del ’92, dopo la sentenza della Cassazione sul Maxi processo, Mannino aveva ricevuto a casa una corona di crisantemi. Pur avendo capito perfettamente quale messaggio di morte rappresentasse, non lo aveva minimamente denunciato. Qualche giorno dopo, però, aveva confidato al maresciallo Giuliano Guazzelli: “Ora uccidono me o Lima”. E così era accaduto. Il 12 marzo Salvo Lima veniva assassinato a Mondello. Tre settimane dopo veniva ferocemente ucciso anche Guazzelli.

I “segnali” di morte a Mannino
Per gli inquirenti l’eliminazione del maresciallo Guazzelli (su cui non si è mai riusciti a fare del tutto chiarezza) sarebbe stata realizzata per lanciare un ulteriore segnale di morte allo stesso Mannino all’interno di una strategia stragista legata alla trattativa. Dal canto suo il sottoufficiale dei carabinieri manteneva effettivamente un filo diretto con l’ex deputato democristiano ed era diventato una sorta di anello di congiunzione tra lo stesso Calogero Mannino e l’ex capo del Ros Antonio Subranni. All’incontro successivo, avvenuto dopo l’assassinio dell’esponente democristiano, il terrore di Mannino si era alzato di livello, parlando con il maresciallo Guazzelli gli aveva confidato: “Hanno ammazzato Lima, ora mannino-calogero-web2potrebbero ammazzare anche me”. Ma anche questa volta l’ex ministro democristiano si era ben guardato di denunciare i suoi timori alle forze dell’ordine o all’autorità giudiziaria. In merito agli incontri di quei mesi Mannino era stato lapidario: “Frequentavo solo rappresentanti dello Stato, tra cui il maresciallo Guazzelli”.

Il ruolo di Subranni
Toscano di Lucca, Giuliano Guazzelli era arrivato in Sicilia nel ’54. In seguito aveva operato nella squadra del colonnello Giuseppe Russo, il cui vice era proprio Antonio Subranni. Nei primi anni ’90 Giuliano Guazzelli era diventato un investigatore di punta ad Agrigento, ma soprattutto era alquanto stimato da Antonio Subranni che lo considerava un effettivo collaboratore del Ros. In quello stesso periodo Subranni aveva un rapporto diretto con Mannino. In un’audizione alla Commissione parlamentare antimafia lo stesso Subranni aveva parlato di quei contatti con l’ex ministro democristiano: “Per Mannino fui interessato dal generale Giuseppe Tavormina, che mi disse che l’ex ministro aveva ricevuto minacce gravi e che vi erano stati degli incendi. Mi chiese: vuoi interessartene? Io presi contatti con Mannino ho chiesto informazioni e ho concluso che (quelle minacce gravi, ndr) non erano di mafia, la mafia non dà alcun avviso, non si mette a sporcare lo studio a Palermo o a incendiare”. Allo stesso modo nelle annotazioni del 13 febbraio 1996 dell’ex colonnello del Ros, Michele Riccio, l’allora ufficiale dei carabinieri aveva scritto testualmente: “Sinico, confermato Subranni aveva paura della morte di Guazzelli (maresciallo) vicino a Mannino, De Donno fu fatto rientrare di corsa dalla Sicilia - Guazzelli fu avvertimento per Mannino e soci?”. Eloquenti riflessioni di un investigatore di razza che confermavano il clima pesantissimo che si era creato a seguito di quell’omicidio. Lo stesso Mannino, all’indomani dell’assassinio del sottoufficiale dei carabinieri, aveva incontrato più volte a Roma il generale Subranni. E in uno di questi incontri c’era anche l’ex numero 3 del Sisde Bruno Contrada. Di fatto lo stesso Guazzelli jr ha ribadito oggi in aula che tra il padre e Subranni c’erano rapporti “sia professionali che di amicizia” in quanto “erano rapporti continui”.

I verbali del ‘94
Durante la sua audizione Riccardo Guazzelli ha più volte ridimensionato i suoi ricordi, i pm hanno quindi dovuto fare ricorso alle sue stesse dichiarazioni rese negli anni ’90 per agevolare la sua memoria. Ecco allora che riprendendo un suo verbale del 1 febbraio 1994 è emerso ulteriormente il rapporto tra il sottoufficiale dei carabinieri e l’ex ministro democristiano. “Mio padre conosceva personalmente il Mannino – dichiarava Guazzelli jr nel ’94 – avendolo incontrato alcune volte dopo il mio ingresso in politica, avvenuto nel 1990 nelle fila della Dc, ed a causa di questo: ad esempio se qualche volta nel nostro territorio il Mannino teneva qualche comizio, io naturalmente andavo e mio padre veniva con me perché la cosa lo interessava e guazzelli-riccardodivertiva”. “In occasione del funerale del procuratore Messana (Rosario Messana, ex procuratore di Sciacca, ndr), il Mannino e mio padre che si trovava con me, si incontrarono e parlarono. Successivamente il politico invitò mio padre a seguirlo nella sede della sua segreteria politica di Sciacca, invito al quale mio padre aderì. Io andai con lui, ma non entrai nella stanza dove i due si fermarono a parlare. Non so, non avendolo mio padre riferito, di che cosa abbiano parlato”. In un ulteriore stralcio di quel verbale Guazzelli approfondiva proprio la questione dei timori di Mannino. “Tra la fine del 1991 e l’inizio del 1992 – specificava – il Mannino chiese un incontro a mio padre nella sua segreteria di Palermo. Io non andai, ma fu mio padre poi a riferirmi il contenuto dell’incontro, avvertendomi che si trattava di cosa molto riservata, della quale voleva che io non parlassi con nessuno. In particolare mio padre mi riferì che in quell’occasione il Mannino gli disse di aver ricevuto delle minacce di morte e che gli avevano fatto trovare una corona di fiori dinanzi alla sua abitazione di Palermo, insistente per quel che so vicino Villa Sperlinga. In quella occasione il Mannino disse a mio padre: ‘… o uccidono me o uccidono Lima’”.

L’ombra di Contrada
A fronte dei ricordi labili del teste i pm hanno ulteriormente ricostruito in aula le pregresse dichiarazioni dello stesso Guazzelli jr (in alcuni casi confluite nel processo Mori-Obinu per la mancata cattura di Provenzano, ndr). Riccardo Guazzelli aveva già raccontato che al funerale del padre il generale Subranni e Pietro Vetrano (ex consigliere comunale della Dc, nonché amico di famiglia) avevano parlato dell'inchiesta “mafia e appalti” e ugualmente di come il maresciallo Giuliano Guazzelli avesse allontanato con forza Angelo Siino un giorno che si era presentato in casa loro. Di fatto lo stesso Guazzelli jr aveva già riferito come nel ’94 fosse venuto a conoscenza tramite l’agente del Sisde Salvo Sghembri che Bruno Contrada aveva proposto al padre di entrare a far parte dei Servizi segreti civili e che lo stesso genitore avesse in animo di accettare la proposta.

La presenza di Scibilia
Il pm Del Bene ha quindi chiesto a Riccardo Guazzelli quando era stata l’ultima volta che aveva incontrato l’ex maresciallo dei carabinieri Giuseppe Scibilia. Quell’incontro si era effettivamente verificato in occasione della deposizione dello stesso Guazzelli jr al processo Mori-Obinu. Il 18 maggio del 2012 Giuseppe Scibilia era stato notato fuori dall’aula nonostante fosse in pensione e risiedesse nel messinese. Di quella visita il figlio del sottoufficiale ucciso dalla mafia non aveva saputo fornire alcuna spiegazione. Successivamente Mario Mori aveva specificato che il maresciallo Scibilia si trovava al palazzo di giustizia in quanto era venuto a trovare lui e il suo collega Obinu come segno di amicizia (frutto di una lunga collaborazione professionale). Quel giorno in aula c’era anche la figlia del giornalista ucciso dalla mafia Beppe Alfano, Sonia, europarlamentare, nonché presidente della Commissione antimafia europea. La presenza di Scibilia aveva allarmato anche lei, memore delle inchieste sulla mancata cattura di Nitto Santapaola nel barcellonese che avevano visto tra i protagonisti proprio il M.llo Scibilia, all’epoca dirigente del Ros di Messina. Un dettaglio decisamente non trascurabile.
La prossima udienza si celebrerà giovedì 27 febbraio per la prosecuzione dell’audizione del pentito Francesco Di Carlo. Per quanto riguarda invece le audizioni del collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza e dell’ex esponente di Avanguardia nazionale Paolo Bellini si svolgeranno nell’aula bunker del carcere romano di Rebibbia dall’11 al 14 marzo.

In foto dall'alto: l'ex capo del Ros Antonio Subranni, Calogero Mannino e Riccardo Guazzelli

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