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Processo 'Ndrangheta stragista

'Ndrangheta stragista, boss Giuseppe Graviano disposto ad essere sentito al processo

Prima però vuole riascoltare le intercettazioni in carcere con Adinolfi
Prosegue l'irreperibilità di Pennino e Messina. La Corte acquisisce verbali
di Aaron Pettinari

Il boss di Brancaccio Giuseppe Graviano è disposto a rendere esame al processo 'Ndrangheta stragista che lo vede imputato assieme a Rocco Santo Filippone come mandante degli attentati ai Carabinieri che si verificarono tra la fine del '93 e gli inizi del '94, in cui morirono gli appuntati Antonino Fava e Vincenzo Garofalo. Prima di sottoporsi alle eventuali domande delle parti, però, ha chiesto di poter precedentemente ascoltare le intercettazioni che lo hanno visto protagonista in carcere assieme alla "dama di compagnia", il camorrista Umberto Adinolfi, nel carcere di Ascoli Piceno. Un dettaglio che non è di poco conto.
In quelle conversazioni, infatti, il capomafia aveva parlato di vari argomenti. Dalla latitanza, alle stragi, passando per le rivelazioni sulle modalità di concepimento del figlio e il riferimento all'ex premier Silvio Berlusconi e "la cortesia" che avrebbe chiesto al tempo delle stragi (“Berlusca mi ha chiesto questa cortesia… per questo è stata l’urgenza…”. “Nel '92 già voleva scendere… voleva tutto, ed era disturbato, perché era… acchianavu … nei… con quello…”. “Lui voleva scendere, però in quel periodo c’erano i vecchi, lui mi ha detto: ci vorrebbe una bella cosa").
Parlerà anche di questi argomenti il prossimo 13 dicembre quando, salvo imprevisti, è previsto l'esame dell'imputato?
Difficile dirlo. Certo è che Giuseppe Graviano, quando sceglie di parlare in dibattimento, non lo fa mai per caso.
In una delle precedenti udienze era intervenuto affermando di essere in grado di poter rintracciare Gioacchino Pennino, massone ed esponente di spicco di Cosa Nostra a tutt'oggi irreperibile per essere ascoltato nel processo.
I verbali contenenti le dichiarazioni di Pennino sono stati acquisiti dalla Corte d'Assise di Reggio Calabria, così come quelle di Leonardo Messina, anche lui irrintracciabile. "Li stiamo cercando come fossero latitanti" ha detto il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo durante l'udienza. Entrambi da tempo sono fuoriusciti dal programma di protezione e per questo motivo dal servizio centrale non sono riusciti ad avere notizie. E a quanto pare neanche gli avvocati di Pennino e Messina hanno potuto fornire ulteriori elementi.

Disponibilità a rispondere
Tornando a Giuseppe Graviano ed alla sua possibile deposizione va ricordata l'udienza del 6 aprile 2018 quando, rilasciando dichiarazioni spontanee aveva chiesto alla Corte "di acquisire tutte le intercettazioni che ci sono state tra me e Adinolfi... nelle quali si parla anche di Piromalli e anche del signor Girolamo Molè... per vedere le conoscenze e come sono andati i fatti perché il signor Adinolfi è un carissimo amico mio e noi parlavamo chiarissimo”. E poi ancora aveva sottolineato di essere disponibile a rispondere a tutte le domande della Corte, della pubblica accusa, rappresentata da Giuseppe Lombardo e dalle parti civili, tra cui ricordiamo esserci l'ex pm Antonio Ingroia.
In quel lungo intervento arrivò anche a lamentarsi del regime di detenzione per poi lanciare un messaggio con un riferimento ai suicidi in carcere. “Se si facesse un po' di indagini sui cosiddetti suicidi che sono successi a Pianosa e in altri carceri - sottolineava Graviano - si scoprirà qual è la realtà, la verità di tutto ciò ma non solo”.
Un probabile riferimento alla vicenda della misteriosa morte di Antonino Gioè? Possibile. Magari potrebbe chiarire il riferimento in quell'udienza che a questo punto potrebbe davvero essere storica. Nel dicembre 2009, quando fu chiamato a confronto al processo a carico dell'ex senatore Marcello Dell'Utri, si avvalse della facoltà di non rispondere ma mandò comunque una lettera alla Corte in cui diceva: "Quando il mio stato di salute lo permetterà risponderò alle domande della Corte”.
Che il tempo sia finalmente arrivato?

In foto di copertina: Giuseppe Graviano dietro le sbarre in uno scatto d'archivio

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