Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

Back Sei qui: Dossier Processo 'Ndrangheta stragista 'Ndrangheta stragista, il pentito Costa parla della ''Cosa nuova''

Processo 'Ndrangheta stragista

'Ndrangheta stragista, il pentito Costa parla della ''Cosa nuova''

di Davide de Bari
“Una struttura che comprendeva tutte le mafie”

“Dopo le stragi di Falcone e Borsellino nacque una nuova organizzazione delle mafie, una ‘Cosa nuova’ per evitare che Cosa nostra e la ’Ndrangheta prendessero un batosta dallo Stato”. E’ il collaboratore di giustizia Gaetano Costa, ex ‘ndranghetista ma anche ex membro “riservato” di Cosa nostra, a raccontare la nascita della nuova struttura con al centro le due organizzazioni criminali, nella deposizione di ieri pomeriggio davanti alla Corte d’Assise di Reggio Calabria, presieduta da Ornella Pastore, in cui si celebra il processo ‘Ndrangheta stragista. "Ero nel carcere di Cuneo quando Momo Raso mi disse che si stava organizzando questa ‘Cosa nuova’ - ha aggiunto rispondendo alle domande del Procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo - Dopo le stragi del 1992 il trattamento in carcere non era buono e noi cercavamo di ribelli. Lui (Raso, ndr) disse che dovevamo stare tranquilli in modo da far finire i nostro guai in carcere e che finisse il 41 bis ed evitare che ci fossero nuovi collaboratori”. Secondo Costa di questa “Cosa nuova” ne avrebbero fatto parte sia famiglie apicali della ‘Ndrangheta che quelle di Cosa nostra. “Quando chiesi a Raso 'chi siamo sempre i soliti? - ha ricordato il teste - Lui mi disse di sì e questo quindi non esclude che ci fossero i Mancuso, Franco Muto e naturalmente i Piromalli-De Stefano e altri”. Inoltre, ne avrebbero fatto parte anche “i Barbaro, i Mammoliti di San Luca, Gli Alvaro, i Papalia, Pesce, gli Ursino, i Muto di Cetraro e gli Arena dell’Isola di Caporizzuto”. Mentre per i siciliani c’erano “i Pullarà e tante altre famiglie di palermitani corleonesi”. Secondo quanto riferito dal collaboratore questa “nuova super-struttura serviva a inserire in modo più organico, nel tessuto del crimine siciliano e calabrese, persone insospettabili, collegamenti con entità politiche, istituzionali e massoniche”.
Tra gli obiettivi la “necessità di evitare tutto ciò che lo Stato stava attuando contro di noi. Evitare il 41 bis, evitare il sequestro dei beni, e sostenere le persone in galera, fargli arrivare lo stipendio e non indurli alla collaborazione con la giustizia per necessità, evitare nuovi arresti e blitz”. Costa ha anche parlato dei rapporti che intercorrevano tra calabresi e siciliani: “Fino a un certo periodo erano di tacito rispetto, ma poi si iniziarono a prendere in maggiore considerazione. Se si aveva bisogno, non c’era nessun problema nel chiedere. Anche perché i palermitani iniziarono a frequentare le carceri, mentre prima si incontravano solo nella zona di Palermo”.
Parlando del territorio di Messina, Costa ha riferito che lo stesso era una sorta di terra di mezzo, negli anni Settanta controllata dalla ‘Ndrangheta e che successivamente ha visto un ritorno di Cosa nostra. E così nacquero le relazioni tra le due consorterie criminali.
Nel rispondere alle domande del pm Giuseppe Lombardo, Costa ha parlato di come Nitto Santapaola sarebbe stato legato, prima ancora di Cosa nostra, alla ‘Ndrangheta.Nitto Santapaola era ‘ndranghetista - ha detto - e poi dopo la morte di Calderone entrò in rapporti con i palermitani di Cosa nostra. Lui era il rappresentante e c’era il fratello quando si dovevano aprire i Casinò a Taormina”. Inoltre, il collaboratore ha raccontato che nel 1977, nel carcere di Reggio Calabria, Franco Romeo era un fedelissimo di Santapaola da Catania ebbe lo sgarro da Natale Iamonte e da me insieme a Nitto Santapaola che aveva dato in carico a Iamonte”. Anche se con qualche difficoltà, Costa ha confermato che tra le figure di spicco del mondo criminale vi era la figura dell’avvocato Giorgio De Stefano, considerato la "mente" della famiglia. Un soggetto “in rapporti stretti con Giuseppe Piromalli, i Papalia e i Barbaro di Platì e con Mariano Agate di Mazara del Vallo e con Leoluca Bagarella”.
Addirittura, in un verbale dell’undici ottobre del 1994 gli attribuì un "ruolo determinante nelle trattative per la pace (c’era la guerra di ‘Ndrangheta, ndr) e tuttora è uno dei componenti della struttura di vertice della cosa nuova”. “Non lo escludo - ha detto ieri - Qualche mio ricordo, allora, mi ha portato a dire questo. Oggi non sono in grado di ricordare”.
L’udienza del processo è stata rinviata a lunedì 6 giugno.

Foto © Imagoeconomica

ARTICOLI CORRELATI

'Ndrangheta stragista, sentito Bruno Tucci: scrisse della ''rivendicazione'' dell'omicidio Fava-Garofalo

'Ndrangheta stragista, parla Avola: ''Ho partecipato alle stragi fin dall’omicidio Scopellitti''

'Ndrangheta stragista, Lo Giudice: ''L'avvocato Giorgio De Stefano? E' lui il grande burattinaio della famiglia''

'Ndrangheta stragista, parla Lo Giudice: ''Faccia da mostro prese dalla Calabria l'esplosivo per le stragi''

Le recensioni di AntimafiaDuemila

CASAMONICA, LA STORIA SEGRETA

CASAMONICA, LA STORIA SEGRETA

by Floriana Bulfon

Un documento giornalistico straordinario e di estrema attualità,...

NUDDU

NUDDU

by Pietro Orsatti

Un’inchiesta giornalistica senza apparente via di uscita e...


IL PADRINO DELL'ANTIMAFIA

IL PADRINO DELL'ANTIMAFIA

by Attilio Bolzoni

Un siciliano che è “nel cuore” di un...

FIGLI DEI BOSS

FIGLI DEI BOSS

by Dario Cirrincione

Questo è un libro di storie e di...


IL CASO MOBY PRINCE

IL CASO MOBY PRINCE

by Gabriele Bardazza, Francesco Sanna

Per la prima volta in un libro, i...

AMEN

AMEN

by Antonio Ferrari

L’attentato a Giovanni Paolo II e i molti...


LA MAFIA HA VINTO

LA MAFIA HA VINTO

by Saverio Lodato

La mafia ha vinto, le rivelazioni di Buscetta...

HO UCCISO GIOVANNI FALCONE

HO UCCISO GIOVANNI FALCONE

by Saverio Lodato

La confessione di Giovanni Brusca Il pentito della trattativa...


Libri in primo piano

il patto sporcoNino Di Matteo e Saverio Lodato

IL PATTO SPORCO

Il processo Stato-Mafia nel racconto di un suo protagonista




avanti mafia
Saverio Lodato

AVANTI MAFIA!

Perché le Mafie hanno vinto





collusi homeNino Di Matteo e Salvo Palazzolo

COLLUSI
Perché politici, uomini delle istituzioni e manager continuano
a trattare con la mafia




quarantanni di mafia aggSaverio Lodato

QUARANT'ANNI DI MAFIA
Storia di una guerra infinitaa
Edizione aggiornata
Il processo per la Trattativa