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Processo 'Ndrangheta stragista

'Ndrangheta stragista, l'ispettore Zannino e i riscontri dei pentiti

aula tribunale c imagoeconomica 23di Aaron Pettinari e Francesca Panfili
E' la deposizione dell'ispettore Annalisa Zannino ad aver tenuto banco oggi al processo 'Ndrangheta stragista in corso davanti alla Corte d'Assise di Reggio Calabria. L'ispettore operante presso la Squadra mobile è stata chiamata a deporre sulle indagini svolte a riscontro delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia sentiti nel corso dell'istruttoria dibattimentale.
In particolare è stata accertata la dichiarazione del pentito Antonino Russo sulla detenzione comune tra il boss calabrese Giuseppe Piromalli e Stefano Fidanzati, nella casa circondariale di San Vittore. Uno dei temi approfonditi riguarda la figura di Angelo Maria Sorrenti, che il pentito aveva indicato come "vicino ai Piromalli". "Questo imprenditore edile - ha detto oggi il teste - si era specializzato nella gestione di ripetitori tv, iniziando con la costruzione dei plinti, le basi dei tralicci. Dopo aver conosciuto Mario Vincenzo Riefolo iniziò anche la gestione della parte delle telecomunicazioni e manutenzioni degli impianti per conto di Mediaset, all'epoca Fininvest. Si costituirono delle società per la parte strutturale e delle telecomunicazioni. Il Sorrenti, originario della zona di Gioia Tauro, avendo paura di intralci e disturbi legati ai cartelli locali della mafia calabrese, cercò di aggraziarsi la criminalità facendo favori alla famiglia Piromalli con cui era entrato in confidenza". Tra gli episodi ricostruiti dal teste anche la vicenda della spartizione dei lavori sulla gestione degli impianti: "Sorrenti avrebbe gestito gli impianti da Lamezia a sud mentre un'altra società, facente capo a Biafore e Boemi avrebbe gestito lo spazio da Lamezia verso nord. Il Sorrenti si rende conto che Biafore e Boemi stavano tentando di togliere a lui la priorità su questi lavori, iniziando anche la manutenzione su certi impianti vicino a Vibo Valentia non appoggiandosi a lui. Sorrenti cerca di capire come mai e si rende conto che i due soggetti avevano chiesto aiuto al suocero di Domenico Molé. In sostanza avevano chiesto autorizzazione alla cosca Molé-Piromalli". L'ispettore, che ha ricostruito la vicenda, ha confermato l'esistenza anche di rapporti pregressi, raccontando gli elementi emersi durante il processo "Tirreno". "Sorrenti effettuò anche una serie di registrazioni. Mise un registratore nell'ufficio registrando le conversazioni con Biafore e Boemi. Registrò anche Piromalli Giuseppe, classe '45, e Molé. Così si trovò un accordo". "A dicembre del ’93 Sorrenti iniziò a subire i primi attentati agli impianti per essere venuto meno a dei pagamenti. Cosi andò al nord e negli inizi di gennaio del ’94 ricominciò le trattative per la gestione degli impianti in Calabria. L’estorsione prevedeva il pagamento a due emissari di una certa cifra ma grazie all’attività investigativa, nel corso della consegna delle mazzette, i protagonisti vennero arrestati in flagranza di reato. Da lì partì un processo che si occupò di indagare anche sull’attività di Sorrenti che risultava essere un uomo legato ai Piromalli e molto vicino ai vertici di Fininvest".
L'altra informativa di cui si è parlato in udienza ha riguardato i rapporti tra la mafia calabrese e quella siciliana. Gli incontri tra gli esponenti delle cosche avvenivano a Palermo, come riferito da Malvagna, in una concessionaria.
"Il Malvagna - ha ricordato il teste - ha riferito anche dell'attentato che avrebbero voluto consumare a danno di Maurizio Costanzo. Un attentato che si sarebbe dovuto verificare quando questi si recava a Catania dal Cavaliere Condorelli, noto imprenditore, attraverso l’aiuto di una spia che lavorava all’interno dell’azienda a Belpasso. Questo soggetto che avrebbe dovuto riferire era tale Antonino Ensabella, che fu arrestato per associazione a delinquere come appartenente a Cosa nostra". Altre indagini sono state effettuate, su quanto dichiarato dai pentiti Pietro Carra, Pietro Romeo e Salvatore Grigoli sui rapporti con i calabresi. "Loro dichiarano che Cosimo Lo Nigro era il soggetto che teneva questi rapporti e che questi fu arrestato in un'operazione antidroga. Ed effettivamente fu arrestato con soggetti calabresi e tra questi soggetti fu arrestato anche Gaspare Spatuzza - ha confermato il teste - Cosimo Lo Nigro intratteneva rapporti non isolati con i calabresi ma anche di amicizia".
Per quanto riguarda le dichiarazioni sulla presenza di Luigi Giacalone, membro del gruppo di fuoco di Brancaccio, a Milano, su indicazione di Graviano quando era latitante ma anche su indicazione di Nino Mangano, per consegnare della corrispondenza in un bar di Milano. "Il periodo di interesse - ha detto il teste - è quello in cui c'erano gli omicidi a Milano per la guerra tra i Patti e Coco Trovato. C'erano state delle operazioni che avevano cristallizzato questi omicidi che avevano chiarito le vicende. Abbiamo fatto uno screening sul periodo in cui Giacalone era socio di Grigoli di un negozio di abbigliamento sportivo. Con le verifiche è emerso che il bar a cui si riferisce è "Il Giardino". La data dell'omicidio è quella del 26 dicembre del 1993, e quel bar è inserito nella zona di influenza del clan di Franco Coco Trovato". La nuova udienza del processo è stata fissata per il prossimo 25 gennaio.

Foto © Imagoeconomica

Dossier Processo 'Ndrangheta stragista

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