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Processo 'Ndrangheta stragista

Gelli, le leghe meridionali e le stragi. Il pentito Modeo sentito a '''Ndrangheta stragista''

aula tribunale c imagoeconomica 3Ieri l'audizione del collaboratore di giustizia pugliese
di Aaron Pettinari e Davide de Bari
I rapporti con Cosa nostra e la 'Ndrangheta, i progetti stragisti negli anni '80 e '90, il progetto di attentato per colpire Ilda Boccassini, la ricerca di nuovi referenti politici, e quel canale aperto con il "venerabile" Licio Gelli con la nascita delle leghe meridionali. E' questa la lunga serie di elementi riferiti in aula al processo 'Ndrangheta stragista da Gianfranco Modeo, ex affiliato della mafia pugliese e assieme al fratello Riccardo ("che era un gradino più in alto") ai vertici delle famiglie di Taranto e provincia. “Eravamo collegati con gente della Calabria e della Sicilia - ha raccontato al pubblico ministero Giuseppe Lombardo - C'erano contatti con i Belloccio ed i Morabito e altre famiglie negli anni’80. Io ero a Bari (in carcere, ndr) e lì avevo conosciuto Umberto Bellocco. A quel tempo Bellocco era già un capo famiglia, mentre Modeo era soltanto “un ragazzetto”. E' in quel periodo che il gruppo criminale dei Modeo iniziò ad attivarsi, non solo sul proprio territorio, ma anche collaborando con le cosche siciliane dei Vernengo, dei Fidanzati in Lombardia e nelle carceri con i Pullarà, che erano collegati ai corleonesi.
Il pentito ha parlato anche dei rapporti con le cosche catanesi, in particolare dei Miano: “Abbiamo avuto modo di favorirli, quando c’è stato un processo a Milano, ci chiesero un favore e noi l’abbiamo fatto”. E su questa onda, il pm Lombardo ha chiesto al teste di raccontare del progetto dei catanesi circa un progetto di attentati sui regimi carcerari negli anni’80. “Eravamo detenuti nella casa circondariale di Lecce … con me c’era Umberto Bellocco e ragazzi della zona di Brindisi, altri calabresi e un paio di siciliani - ha raccontato Modeo - Arrivò una lettera a Bellocco dove con frasi criptate, gli avevano scritto dalla struttura di Novara, che era ora di reagire”. Per dare una “smossa”, il pentito ha riferito in merito al progetto di “organizzare degli attentati sul territorio italiano. Ognuno nella propria città e regione poteva utilizzare questo sistema: preparare alcuni attentati sul territorio per poter creare scompiglio”. Un progetto che poi non fu attuato perché "i palermitani misero il veto perché non erano d’accordo … Loro all’epoca non avevano nessuno in quelle strutture e quindi non c’era bisogno di questo putiferio”.

Il progetto stragista negli anni ’90
Imputati del processo sono Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone con l’accusa di essere i mandanti dell’omicidio dei carabinieri Fava e Garofalo inseriti all'interno di una serie di agguati agli uomini dell’Arma dei carabinieri fra il 1993 ed il 1994. Una strategia stragista differente che si inserirebbe, secondo l'accusa, nel piano di attacco di Cosa nostra contro lo Stato.
“Noi eravamo tutti detenuti - ha raccontato il collaboratore di giustizia pugliese - ma ricordo che mio fratello più piccolo, Claudio, era detenuto nella casa circondariale di Bari. Lì trovò un personaggio, tale Aldo Anghessa che iniziò a proporre alle altre famiglie un piano di distruzione".
Quando fu sentito al processo trattativa Stato-mafia Modeo raccontò anche le parole dette da questo strano soggetto ("Guarda che la situazione sta diventando preoccupante, stanno riaprendo di nuovo le isole, Pianosa, Asinara stanno per inserire regime carcere duro e non c'è più l'appoggio dei vecchi politici che fino ad oggi vi hanno potuto agevolare") ed è per questo motivo che c'era questa necessità di compiere nuovi attentati: "Si stavano preparando per far cadere tutti i vecchi partiti: dalla Democrazia Cristiana alle famiglie malavitose del territorio che davano fastidio … Si diceva che bisognava preparare questi tipi di attentati con bombe e autobombe" e quella proposta delle stragi "doveva coinvolgere varie organizzazioni criminali: siciliani, pugliesi e calabresi". Modeo ha raccontato di aver ricevuto da Milano delle richieste di conferma sulla proposta di Anghessa: “In quel periodo mi arrivò un’ambasciata da Milano dove cercavano conferma se fosse vero e fossimo stati contattati da questo Anghessa”. Una richiesta di informazioni che proveniva da Franco Coco Trovato, ovvero il riferimento del clan De Stefano a Milano. Ma i pugliesi non erano convinti della proposta e lo stesso Modeo rifiutò decisamente un possibile coinvolgimento.
Di quel progetto di attentati il pentito parlò anche con Bernardo Brusca, capo mandamento di San Giuseppe Jato, con cui aveva anche condiviso un periodo di detenzione a Pianosa, dall'ottobre 1992. “Lui mi disse che si erano messi in quella situazione e che non potevano tornare indietro e che lo dovevano fare … disse che non si sarebbero fermati … si parlava di creare il caos” ha detto rispondendo alle domande del pm Lombardo.

L’attentato a Ilda Boccassini
Altro episodio riferito riguarda alcune richieste del capomafia Pasquale Morabito, nel 1990: "Un giorno lui (Morabito, ndr) viene chiamato in sala colloqui da questo avvocato Mandalari e tornò dicendomi che c’è una situazione un po’ critica. C’e un magistrato che stava facendo delle indagini con i colleghi svizzeri e stava per arrivare a delle finanziare che facevano parte di Mediaset. E che se sarebbe venuto tutto a galla sarebbe successo un putiferio. Perché attraverso queste agenzie riuscivano a fare delle transazioni. In quell’occasione mi disse che anche uno dei vostri ragazzi che sta su a Milano utilizza questo canale, un certo De Meis Antonio”. “Che cosa si sarebbe scoperto attraverso queste finanziarie?” ha chiesto Lombardo. “Tutte le varie transazioni che si facevano dal Sud America, i vari pagamenti per pagare la merce … la droga, eroina e cocaina”. Secondo Modeo, Morabito avrebbe appreso tutto questo dall’avvocato Mandalari che “voleva bloccare la dott. Boccassini”. Morabito avrebbe voluto fermare le indagini sulle finanziarie e per quel motivo avrebbe chiesto a Modeo che quell’inchiesta “andava bloccata per forza” e quindi “mi chiese un killer se potesse operare su Milano”. Non solo, Morabito avrebbe rivelato a Modeo che dietro la finanziaria c’era Marcello Dell’Utri il quale “era uno dei proprietari”.

Licio Gelli e le leghe meridionali
Ma le richieste verso i pugliesi non si esaurirono solo nell'appoggio a progetti di attentato o stragi. Infatti Modeo ha riferito di una proposta che venne fatta a Marino Pulito, uno dei loro affiliati, direttamente dal maestro della P2 Licio Gelli. A suo dire Gelli avrebbe chiesto ai mafiosi un appoggio elettorale in merito alla nascita di una nuova “Lega meridionale”. E il "venerabile" in cambio avrebbe promesso di “aggiustare” il processo Marotta in cui Gianfranco Modeo e suo fratello, Riccardo, erano stati condannati a 22 anni di reclusione.
"Gelli - ha detto Modeo - si sarebbe recato direttamente a Palermo per poter avere colloqui con questi personaggi… aveva avvicinato uno dei nostri affiliati, Marino Pulito, tramite un certo Serraino garantendo che in cambio dell'appoggio (nella costituzione di una Lega meridionale, ndr) avrebbero revisionato il processo". E poi ancora: "Pulito mi disse che bisognava rivolgersi ad Andreotti. Io gli risposi che lo avevamo già fatto e che ci aveva detto che non era possibile intervenire. Come possiamo ora rivolgerci alla stessa persona? Pulito mi riferì che a Gelli non si poteva dire di no". A detta del collaboratore di giustizia, però, il progetto non andò in porto: "Di Pinto mi disse 'lasciate perdere, che ora questo (Gelli, ndr) è un cavallo perdente'. Dissi a Pulito di lasciar perdere anche perché non volevamo che queste persone entrassero nella nostra città".
“Le disse Pulito cosa c’entrava Gelli con questa lega meridionale?” ha domandato ulteriormente il procuratore aggiunto di Reggio Calabria. “Era un movimento così importante da proporsi lui, perché non siamo stati noi a cercare Gelli, ma è stato lui a trovare noi” ha risposto il teste. Quindi ha riferito anche di un incontro tra il presidente Andreotti e Gelli (“So che si sono recati a Roma, dove Pulito ha assistito all’incontro Gelli-Andreotti … in un albergo”) e quando Lombardo ha chiesto se quando si tornò a parlare di quel progetto, nel ’91, in cui bisognava sostituire i vecchi partiti politici, tra i soggetti vi fosse anche Andreotti, Modeo ha risposto in maniera perentoria: "Anche. Perché già tutti i gruppi malavitosi non facevano più campagna elettorale per loro. Tutti i voti, ognuno di noi, gli aveva già spostati. Si erano trovati altri referenti”. L’udienza è stata rinviata a lunedì 15 ottobre presso l’aula bunker di Reggio Calabria alle ore 9.30.

Foto © Imagoeconomica

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