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Back Sei qui: Dossier Processo Depistaggio via d'Amelio Pm Petralia vs Boccassini: ''Suo ruolo preminente in genesi collaborazione Scarantino''

Processo Depistaggio via d'Amelio

Pm Petralia vs Boccassini: ''Suo ruolo preminente in genesi collaborazione Scarantino''

di Aaron Pettinari
Il magistrato sentito nel processo su Depistaggio via d'Amelio
"In plico anonimo, inviato in Procura dopo la strage, identikit del picciotto della Guadagna"

Carmelo Petralia, uno dei magistrati indagati dalla Procura di Messina con l'accusa di concorso in calunnia aggravata dall'aver favorito Cosa nostra, non ci sta e, rispetto alla genesi della collaborazione di Vincenzo Scarantino, poi rivelatosi un falso pentito, tira in ballo un altro magistrato che indagò in quegli anni sulle stragi: Ilda Boccassini.
"Dalla sua applicazione, fino a qualche settimana prima delle note lettere (quelle in cui ravvisava una serie di criticità su Scarantino, ndr), la dottoressa Boccassini aveva un ruolo preminente nelle indagini su via d'Amelio" ha detto venerdì durante il controesame nel processo che vede imputati i poliziotti Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo.
Rispondendo ad una domanda dell'avvocato D'Acquì, l'attuale procuratore aggiunto di Catania ha spiegato con più particolari quanto già detto alla precedente udienza: "La Boccassini ha avuto un ruolo attivo sia per gli aspetti di valorizzazione degli elementi gravemente indiziari su Scarantino che per la genesi della sua collaborazione. Per quanto riguarda Andriotta ricordo che la collega commentò in maniera entusiasta la notizia che da Milano la dottoressa Zanetti aveva ricevuto delle dichiarazioni con elementi che portavano a Scarantino e alla strage di via d'Amelio. Fu proprio lei, mi sembra, ad effettuare i primi interrogatori ed acquisire le dichiarazioni di Andriotta sulla posizione di Scarantino".
Petralia ha anche riferito che l'ex pm milanese, oggi in pensione, "aveva con la Squadra mobile di Palermo e in particolare con La Barbera, un rapporto di familiarità molto più pregnante di quanto avessero altri magistrati della Procura. Di questa eccessiva primizia, anche frustrante, diedi atto anche in una relazione alla Direzione nazionale antimafia.
Io personalmente mi sentivo mortificato del mio ruolo a Caltanissetta e chiesi al Procuratore nazionale di interrompere la mia applicazione a Caltanissetta ma il Procuratore Siclari insistette e mi convinse a restare".
Nel corso del controesame Petralia è anche tornato a parlare di quelle telefonate con Scarantino, durante il periodo in cui quest'ultimo si trovava in Liguria, nella località protetta di San Bartolomeo a Mare. "In molti casi quella di fornire il proprio numero di telefono a un collaboratore di giustizia è una necessità che si presenta - ha ricordato spiegando la natura di quei colloqui -. Scarantino ritengo non sia stato l'unico. Lo hanno fatto anche altri magistrati quando si trovavano a gestire un collaboratore. Il rapporto che si instaura tra il collaboratore e i magistrati che lo interrogano è un rapporto fiduciario. Non un rapporto di familiarità o di amicizia, ma un rapporto in cui bisogna capire chi è il collaboratore. Se il collaboratore trova nel magistrato un punto di riferimento per alcune tematiche che riguardano per esempio la detenzione o i problemi familiari in questo caso senza nessuno scandalo è possibile che ci siano queste interlocuzioni. Del resto vi è anche l'intercettazione in un quadro di assoluta trasparenza anche se il primario obiettivo era quello di monitorare le reazioni dello Scarantino con l'aggregato familiare e se vi potessero essere individuati fattori idonei per incrinare la volontà di collaborare". Quando il difensore di Natale Gambino, costituitosi parte civile, ha chiesto a Petralia se avesse mai dato disposizione di interrompere le intercettazioni di Vincenzo Scarantino quando lui o qualcuno della procura doveva interloquire con lo stesso picciotto della Guadagna il magistrato ha risposto in maniera perentoria: "Assolutamente no e mi dispiace che lei abbia fatto questa domanda, anche se doverosa. Avrei commesso certamente una grave irregolarità, se non un reato".

Il plico anonimo con l'identikit
Secondo quanto emerso in questi anni di processi è certo che su Scarantino vi furono diverse indicazioni investigative. Alle già conosciute "note anomale" di agosto e ottobre 1992, inviate dal Sisde, in cui si accennava anche a Scarantino e alle sue parentele mafiose si aggiunge l'invio di un plico anonimo, immediatamente dopo la strage, dove vi sarebbe stato una sorta di identikit di Scarantino. "Nelle settimane successive alla strage, qualcuno inviò un plico anonimo alla Procura in cui vi era disegnato un soggetto che raffigurava Scarantino - ha raccontato l'ex pm rispondendo a Fabio Repici, legale di Salvatore Borsellino e dei figli della sorella Adele. - Nella lettera lo schizzo era accompagnato dalla frase 'se volete cercare chi ha a che fare con la strage di via d'Amelio cercate questa persona'. Il soggetto aveva al collo anche un medaglione che somigliava a quello della confraternita della Guadagna e che apparteneva a Scarantino. Ho delle mie idee su chi abbia inviato quel plico, ma non posso dirlo in questa sede. Non ne parlai con il dottor La Barbera, probabilmente con qualcuno della Squadra mobile".
Altri temi affrontati hanno riguardato i fatti del 26 luglio 1995, giorno della ritrattazione "televisiva" di Scarantino a Studio aperto. Petralia ancora una volta ha riferito di essersi recato in Liguria per interrogare Scarantino a seguito di un "segnale di allarme da ricondurre o alla polizia giudiziaria o ad altri organi di informazione sulla telefonata di Scarantino o comunque dell'intento di Scarantino di fare una ritrattazione con mezzo televisivo".
Per quanto concerne l'episodio della colluttazione avuta con Mario Bo il 26 luglio 1995, ha aggiunto: "Appresi che c'era stato un acceso diverbio sfociato in vie di fatto tra i due, ma sulle precise cause non ebbi precisazioni né da uno né dall'altro. Il fatto sembrava essere rientrato e quindi non ci interessava approfondirlo".
Ad inizio udienza il Presidente del Tribunale Francesco D'Arrigo ha dato atto di aver ricevuto una nota da un detenuto presso il carcere di Sulmona, tal Carlo Marchese, che "ha chiesto di essere sentito in questo processo come persona informata sui fatti e sull'agire illegale degli investigatori Bo, Mattei e Ribaudo". Una missiva che è stata messa a disposizione delle parti per eventuali determinazioni.
Il processo proseguirà sempre con l'audizione di Petralia il prossimo 31 gennaio per permettere il proseguimento del controesame dei difensori degli imputati.

Foto © Imagoeconomica

Dossier Processo Depistaggio via d'Amelio

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