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Back Sei qui: Dossier Processo Depistaggio via d'Amelio Depistaggio via d'Amelio: Dia conferma incongruenze telefonate e brogliacci

Processo Depistaggio via d'Amelio

Depistaggio via d'Amelio: Dia conferma incongruenze telefonate e brogliacci

Il PM revoca richiesta di perizia sulle bobine
di AMDuemila
Continua a Caltanissetta il processo sul depistaggio di Via d’Amelio, che vede come imputati l’ex funzionario della squadra mobile di Palermo, il dottore Mario Bo, e i due sottufficiali Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo (ex appartenenti al gruppo Falcone-Borsellino, che indagò sull'attentato in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e i suoi agenti della scorta e che si occupava della gestione del pentito Vincenzo Scarantino), accusati di calunnia aggravata dall’aver favorito Cosa Nostra. I tre poliziotti avrebbero indotto il “picciotto della Guadagna” a dichiarare il falso. Lo scorso ottobre sono state depositate le 19 bobine che registravano conversazioni del falso pentito insieme a poliziotti e pm.
Scarantino, come era emerso dall’udienza dello scorso 18 novembre, effettuò telefonate nel periodo tra il 7 febbraio e il 27 giugno 1995, mentre si trovava nella località protetta di San Bartolomeo al Mare in Liguria, ad un numero in uso “verosimilmente” ai magistrati Annamaria Palma e Carmelo Petralia, indagati dalla procura di Messina per calunnia aggravata in concorso, in un’inchiesta parallela.
Proprio questa mattina il procuratore aggiunto Gabriele Paci ha depositato la relazione della Dia di Caltanissetta dalla quale emergerebbero discrepanze tra i nastri rilasciati dalla macchina che registrava le telefonate fatte da Scarantino e i brogliacci che riportano le trascrizioni delle stesse conversazioni.
La macchina ha registrato l’effettuazione di cinque telefonate in totale, una alla questura di Palermo e quattro ai due magistrati che indagavano sull’attentato. Mentre nei brogliacci si parla di impossibilità di registrare per guasti tecnici. La tesi dell'accusa è che nel corso delle cinque telefonate ad un certo punto la registrazione sia stata staccata volontariamente.
Come dichiarò l’ispettore di polizia Giampietro Valenti, durante il servizio in quella zona, con il collega Di Ganci ricevettero l'ordine di staccare il servizio di registrazione delle telefonate effettuate da Scarantino perché questi, a suo dire, avrebbe dovuto "parlare con i magistrati”.
E in effetti, come scrivevano i poliziotti delegati alle intercettazioni, era il 3 maggio 1995 quando "per motivi tecnici la conversazione non viene registrata”. E il numero era uno della Procura nissena. Oggi quel numero è inesistente. "L'utenza in questione, - dice la Dia - stando alle informazioni assunte presso il personale in servizio alla Procura, era in uso ai magistrati - Palma e Petralia - per le conversazioni ritenute riservate".
Sempre nell’udienza odierna, inoltre, il procuratore aggiunto Gabriele Paci ha revocato la richiesta, avanzata durante la scorsa udienza al tribunale di Caltanissetta, di effettuare una perizia sulle bobine riguardanti le intercettazioni. Per la Procura infine, la relazione della Dia depositata oggi sarebbe sufficiente e nella prossima udienza, fissata per il 20 gennaio, sarà sentito Carmelo Petralia, attualmente procuratore aggiunto di Catania.

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